Tutto scivola: dalle mani, dagli occhi e dal respiro. Il viscido che rimane sul tatto sono io o forse il poco che resta dei frammenti incomponibili della mia persistenza inefficace nel volerti per sempre al mio fianco, in qualunque istante del mio cammino claudicante.
Ogni generazione scopre cose bellissime scoperte da quelle prima, sventola stendardi in touch-screen adesso, coi filtri di instagram che vincono su quelli delle canne. Ho falciato come la morte prati di qualunquismo degradante, specialmente tra le ridicole comparse che mi hanno giudicato fin dall’inizio, ho fatto i compiti del bravo autolesionista che porta a casa quelle cicatrici così desuete, dato che non ho vissuto in Alabama nel 1815 coltivando come schiavo una piantagione di cotone, che non bastano le maniche lunghe a nasconderle. Ho percorso il miglio nero, quello dei morti viventi che hanno ancora un cuore che rovina la loro automazione. Perchè l’esistenza va avanti e ignora i destini che come i nostri si sono toccati nell’indulgente illusione di una persistenza duratura. La mia anima ha perso la pelle. Ed è per questo che scrivo canzoni, per ricostruirla e tatuarci che il vuoto che mi sai lasciare quando mi cancelli è solo tempo sprecato.
Quando a noi due basterebbe poco: due stelle magari liquide, due labbra, due respiri all’unisono.
Stanotte chissà dove sei, magari guardando altrove con quegli occhi neri che fanno dondolare la malinconia delle onde invernali quando il mare si riposa , mentre ti muovi dentro una città in asfissia che ti manovra dal basso dei condotti ferroviari col tuo futuro da spremere che vedi acerbo ma invece è più che maturo.
A volte vorrei essere la persona in grado di accompagnarti ovunque tu voglia , qualunque sia la rotta, qualunque pericolo la inquini di paure e difficoltà.
Ho aspettato una vita per incontrare una donna come te e avrei voluto esaurire la mia prima di perderti.
Adesso sto tornando da Perugia dopo aver suonato davanti ad un pubblico entusiasta, sono in un furgone freddo dove le nuvole del fumo e del fiato gelido si mescolano a pensieri solleticanti come ragni neri, che dal cervello si insinuano nelle mie arterie fino a decidere le sorti dei miei ventricoli.
I battiti del mio cuore oscillano come le luci sul Lago Trasimeno che sembra dormire un sonno antico ed eterno e penso che i cantanti come me una volta dipartiti dovrebbero essere sepolti in una terra sconsacrata, hanno fatto solo danni a loro stessi e agli altri, tronfi di appagamenti causati da autografi e foto concesse, che rappresentano il nulla invaso dal nulla.
Fossi stato un architetto, un economista o anche un igienista dentale, avrei sicuramente avuto un ruolo più dignitoso in questa società tiepida e cavernosa nella sua indifferenziata condizione di resa al fallimento.
Morrisey ha un cancro, io ingrasso e dimagrisco più o meno da quando ho dodici anni e non credo dipenda da ciò che mangio (perlomeno non dal cibo che mangio), dalle vostre parti vanno di moda alcolici e termini particolari, dalle mie il fiasco di vino e l’imprecazione.
Ed entrambe le due cose le porto nel mio cuore e nella mia anima con smisurato affetto.
Sia lodato Gesù Cristo.
La notte è quasi finita.
Proverò a non andare in guerra.

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