Arezzo, giovedì 19 febbraio 2015
Ore 1:32

I RAPIDI MOVIMENTI DEI NOSTRI OCCHI

Tutto questo vuoto che ci unisce
L’hanno versato le lacrime sprecate
Durante i rapidi movimenti dei nostri occhi
Nei notturni disperati suonati da pianisti falliti
Dai piani alti di questo mondo dalle finestre resilienti
La sete di luce di ogni città
Scarnifica i miei pensieri
Una volta sapevo
Mediare
Meditare
Pazientare
Adesso o sei con me o muori
Sempre dopo di me
Perché il galateo
È importante anche all’inferno

Tra due giorni suono a Bologna, una città che spesso si trova nei testi delle mie canzoni, credo che più che emozionato io senta il bisogno di colmare la nostalgia che mi lega a quel posto, portandoci la mia anima e le mie melodie almeno per una sera, un’emozione destinata a non dissolversi mai più.
Un cerchio che forse finalmente riesco a chiudere.
Del periodo Bolognese ricordo che mi svegliavo ogni mattina, ed ero convinto di avere un futuro vergine davanti, una tela bianca che avrei potuto dipingere, incidere o tagliare come meglio avrei voluto. Ci sto riuscendo da due anni, in un certo senso, anche se mai avrei immaginato che sarebbe stato così gratificante ma a tratti davvero difficile, urticante e  talvolta matto e disperatissimo.
Ci sono notti come questa in cui cerco di capire cosa cazzo abbia fatto della mia vita dal 2002 ad oggi, ci sono momenti spazio temporali che risultano talmente nebbiosi ed appannati che mi domando cosa abbia vissuto realmente, durante quei giorni fatti di ore, minuti e secondi.
A volte credo che vivere sia come cavalcare un tornado la cui velocità dipende dalle nostre scelte, le nostre alterazioni e i nostri eccessi.
Ci sono notti come questa in cui vorrei che il soffitto si aprisse , la corrente  nella città improvvisamente venisse a mancare  e io riuscissi a vedere la luce dell’infinito che filtra da quei fori nel cielo nero ed immenso che noi chiamiamo stelle, per sentirmi meno solo e capire che c’è qualcosa più sensato dei social network, i likes e  l’andamento di crescita dei followers.
Ci sono notti come questa che le farfalle nello stomaco diventano pipistrelli, e i pensieri sono caverne che nascondono meandri abbandonati, in cui puoi percepire l’odore dei rimorsi, delle ferite e di crudeltà varie, perpetrate con la leggerezza di chi ha smesso di dare valore a tutto e per primo a sé stesso.
Proprio come ho fatto io.
Ci sono notti come questa che quando il sonno arriverà sarà comunque troppo tardi e quando mi sveglierò sarà sempre troppo presto.
Ho speso i miei giorni più belli a rincorrere chimere fatte di pezzi di sentimenti usurati e abusati, rese canzoni dopo interventi senza anestesia alla mia immaginazione, ho sbagliato e ho pagato, a volte ho pagato anche senza sbagliare, ma se c’è una cosa che non si è mai spenta dentro di me, è la speranza di diventare migliore, almeno per gli altri.
Rivoltare i miei aculei verso me stesso come monito per ricordarmi che vivendo farsi del male è fin troppo facile.

Locomotiv , Bologna, sabato 21 febbraio.
Vi aspetto.
Vi voglio bene .

Lorenzo