Let’s get physical

Nel novembre del 1981 la MCA records aveva molto da festeggiare, un po’ perché nascevo io che 33 anni dopo l’avrei celebrata con questo post spumeggiante e zuzzurellone, un po’ perché una delle sue artiste dal nome Olivia Newton John capeggiava la classifica del “billboard hot 100″ con un singolo dal titolo “physical” che in seguito si sarebbe rivelato il brano più venduto negli States in quella decade. La canzone l’avrete sentita più o meno tutti, in qualche contenitore televisivo, in qualche festa stile anni 80 in discoteca, alla radio in qualche nostalgica trasmissione; ma ciò che trovo terribilmente affascinate […]

  

Anedonia

Tra i denti dell’anima resta quel sapore malinconico delle cose perse, fino a cariarli, ad avere voglia di estrarli per farne monili angoscianti, da sfoggiare nei giorni più bui della propria vita. Un tempo conoscevo i trucchi per non pensare alla facilità con cui il destino si ferma nei momenti più difficoltosi, ci intrappola in ragnatele polverose di dubbi e pensieri nefasti, ci tramortisce lasciandoci in un limbo dove il giorno, la notte e le stagioni perdono la loro essenza e resta solo un infinito spazio neutro dove sbattere il nostro cuore come un pazzo una volta sbatteva la testa sulle pareti […]

  

Alabama 1815

Tutto scivola: dalle mani, dagli occhi e dal respiro. Il viscido che rimane sul tatto sono io o forse il poco che resta dei frammenti incomponibili della mia persistenza inefficace nel volerti per sempre al mio fianco, in qualunque istante del mio cammino claudicante. Ogni generazione scopre cose bellissime scoperte da quelle prima, sventola stendardi in touch-screen adesso, coi filtri di instagram che vincono su quelli delle canne. Ho falciato come la morte prati di qualunquismo degradante, specialmente tra le ridicole comparse che mi hanno giudicato fin dall’inizio, ho fatto i compiti del bravo autolesionista che porta a casa quelle […]

  

Ferite da hula hoop

Come ferite da hula hoop, provocate per diletto narcisistico intrattenitivo. Roteare il bacino per tenere impegnato il cervello. Ieri ho suonato a Bruxelles e adesso un treno mi sta portando a Parigi mentre penso a noi due. Reminiscenze di vario tipo infittiscono un teatro di posa, dove gli scenari dei nostri dialoghi si sono adagiati, come plastica bruciata e filante, a sentimenti accorciati e allungati come le ore di sole. Ho riflettuto molto sul perché certe persone non si perdono nemmeno dopo un incidente potenzialmente mortale, ma si ritrovano tra lamiere, sangue e carne bruciata. La risposta è che non […]

  

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