Con il “no” dipenderebbe tutto dalla scelta di Tsipras: trattare ad oltranza, rovesciando la colpa sulla BCE che inevitabilmente ad un certo punto staccherà la spina, o cominciare a stampare “IOUs” – dei “pagherò” che sarebbero il prodromo del passaggio alla dracma.” (4/7/2015).

I Greci hanno votato in massa per chiedere ai creditori termini che ritengono più giusti. Ora diventa fondamentale la tempistica, perché, con una liquidità bancaria agli sgoccioli e un’economia al collasso, il governo dovrà cercherà di imbastire – e chiudere – una nuova trattativa nel minor tempo possibile.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras andrà a Bruxelles probabilmente domani per cominciare a negoziare partendo dalla proposta dello scorso mercoledì, un piano di aiuti da 29.2 miliardi di Euro su due anni, una riduzione del debito del 30% e, in cambio, riforme strutturali per quasi nove miliardi. Ci sono due problemi: il primo è che il voto ha esacerbato gli animi di altre democrazie europee, che se oggi votassero con un loro referendum direbbero no al piano di aiuti. Si fa spesso l’esempio della Germania ma sono i piccoli stati – Slovacchia, Lituania, Lettonia – e quelli che hanno attuato il programma – Spagna, Portogallo e Irlanda – che sono più critici. Il secondo è che ci sono pochi giorni utili per trovare un accordo, perché’ il 20 luglio è previsto un pagamento di 3.6 miliardi alla BCE. Se la trattativa dovesse progredire in modo spedito, ad ogni modo, potrebbero essere utilizzati a questo proposito i profitti del Securities Market Programme (si tratta di 3.1 miliardi di euro che sarebbero partita di giro) o innalzata la soglia di emissione di titoli a breve termine.

Essenzialmente, con la nuova proposta Tsipras chiede il doppio dei soldi in cambio delle stesse riforme, e questo sarà un ostacolo difficile da superare. La cancelliera tedesca Angela Merkel vorrebbe un accordo, ma potrebbe scontrarsi con una maggioranza parlamentare riottosa (Grecia e Germania in questo gioco sono lo specchio l’una dell’altra: entrambe devono passare il documento per vie parlamentari, uniche nell’eurozona insieme con Estonia, Finlandia e Slovacchia).

Le dimissioni del ministro delle finanze Yanis Varoufakis, annunciate stamattina, però, possono aiutare: anche se ormai da qualche tempo le trattative con l’Eurogruppo non le conduceva più lui ma il vice-ministro Euclid Tsakalotos. Varoufakis sembrava poter essere sacrificato con un “sì”, e il fatto che sia stato fatto fuori anche con il “no” rende chiare le intenzioni di Tsipras.

Da Atene al momento traspare davvero poco: l’unica cosa chiara – se non altro perché’ l’ha detta il ministro degli interni ieri sera – è che il mandato degli elettori non è per uscire dall’Euro, ma per trattare condizioni migliori.

Il governo Tsipras ha circa dieci giorni, e saranno giorni infernali. La BCE non ritirerà, come paventato da alcuni falchi, la liquidità di emergenza, ma non l’aumenterà nemmeno. E i cittadini greci potrebbero trovarsi con la sgradita sorpresa di dover rimpiangere perfino i sessanta euro della settimana scorsa.

Tag: , , , , , , ,