L’intesa di lunedì 13 luglio ha, temporaneamente, relegato la vicenda greca nei fondi dei giornali. La crisi non e’ definitivamente risolta, ma c’è ottimismo su un possibile accordo a breve sul Memorandum del prossimo prestito e anche le elezioni anticipate ad Atene (forse a settembre, piu’ probabilmente ottobre) non fanno paura.

E’ ormai chiaro che il primo ministro greco Alexis Tsipras controlla il partito, nonostante le defezioni, e non c’e’ in Grecia nessun avversario che possa mettergli paura in una tornata elettorale. L’unico caveat e’ legato alla percezione degli effetti dello stallo economico di questi ultimi 6 mesi, che potrebbero rendere Tsipras  impopolare: a quel punto gli converrebbe un governo di unita’ nazionale, che pero’ gli costerebbe molto di piu’ in termini di concessioni politiche all’opposizione. Staremo a vedere.

Le conseguenze politiche di questo accordo, pero’, peseranno in modo netto anche sulle elezioni tedesche del 2017.

A differenza del sentire comune, il partito della Merkel, la CDU, e’ un partito a fortissima impronta europeista (e’ soprannominato in Germania “il partito dell’Europa”) e una parte della sua base ha mal digerito il documento del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble sulla Grexit temporanea. Ma e’ soprattutto l’SPD che ha sofferto di piu’ nel corso di queste negoziazioni.

Da tempo, ormai, la cancelliera ruba spazio ai suoi alleati di centro-sinistra, appropriandosi di una serie di iniziative social-democratiche come il salario minimo e la protezione dei lavoratori delle industrie automobilistiche. La base social-democratica e’ in rivolta contro il leader, Sigmar Gabriel, che – sembra – non arrivera’ “vivo” al congresso di dicembre.

Cio’ che i membri del partito rimproverano a Gabriel e’ di essersi appiattito sulle posizioni di Schaeuble nella trattativa con i greci: e l’SPD fa fatica al momento a conciliare la sua anima social-democratica con le politiche di “austerita’” imposte dal suo alleato di centro-destra al resto d’Europa.

E se la Merkel ha ottenuto nel corso di questo cancellierato una serie di interessanti successi diplomatici – le sanzioni alla Russia, per esempio, sono state una vicenda in cui la Germania ha mantenuto una leadership internazionale inusuale per la sua storia di timidezza diplomatica – la sua conduzione della crisi dell’euro e’ stata criticata internamente per una serie di motivi: tra i quali, oltre ad una percepita eccessiva durezza, soprattutto da parte dei votanti social-democratici, verso la Grecia, vi e’ anche il fatto di aver negato ai tedeschi la verita’ sul debito greco.

La verita’ – che voci autorevoli del panorama economico in Germania stanno cercando di costringere il governo a spiegare – e’ che la Grecia non paghera’ mai i debiti che ha verso l’Eurozona. Che quei soldi sono un trasferimento fiscale mascherato. E che, contrariamente al senso comune, l’estensione delle maturita’ e della moratoria sugli interessi diminuiscono il valore netto presente del debito stesso.

Secondo i termini dei due precedenti piani di salvataggio (modificati in corso d’opera), la Grecia fino al 2023 non paghera’ alcun interesse sul debito verso l’Eurozona; e, fino al 2041, non deve rimborsare il capitale. Certo, resta da vedere cosa succedera’ con questi ulteriori 84 miliardi, ma sembra improbabile che possano essere soggetti ad un regime radicalmente diverso.

Queste due scadenze saranno poi sicuramente ritoccate quando si ridiscutera’ della posizione debitoria greca per concedere un ulteriore sgravio. Senza contare che un taglio radicale del debito c’e’ gia’ stato nel 2010-2011 (il cosiddetto PSI) quando i creditori privati della Grecia – costretti ad accettare la redenzione dei titoli – si sobbarcarono perdite pari al 75% tra capitale e interessi.

Il peso del debito pubblico, enorme rispetto al prodotto interno lordo, e’ per questo motivo minimo se lo si misura in termini di incidenza annuale sul bilancio. Ed e’ destinato a rimanere tale molto probabilmente fino ad una data futura in cui la Merkel sara’ passata ad altra vita e Tsipras sara’ a giocare con i nipotini.

Nel brevissimo termine, la BCE dovrebbe, dal canto suo, aumentare la liquidita’ di emergenza non appena chiuse le negoziazioni, e infine riattivare – probabilmente entro meta’ settembre – l’eccezione che consentirebbe alle banche greche di rifornirsi di liquidita’ direttamente a Francoforte, utilizzando come collaterale i titoli di stato nazionali. La stessa eccezione che, se riattivata, consentirebbe alla BCE di acquistare i bond greci nell’ambito del programma di quantitative easing.

L’inclusione della Grecia nel QE da parte della BCE sarebbe piu’ simbolica che altro (non c’e’ una gran quantita’ di bond eleggibili per l’acquisto), ma importante anche dal punto di vista psicologico per il ritorno del paese alla normalita’ nell’ambito dell’Eurozona.

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