Quest’estate, mentre trascorrevo le vacanze a Palouettaz, un piccolo paesino abbarbicato sul comprensorio del Rosa, mi sono trovato tra le mani Lonesome Dove. Il libro del premio Pulitzer Larry McMurtry è, a mio avviso, un capolavoro che si fonda su tre capisaldi che hanno fatto grande l’America: la libertà, l’identità e la difesa del territorio. Il malloppo di quasi mille pagine è un’avventura epica che dal caldo Texas spinge due vecchi Ranger a portare 2.500 bovini nel Montana per colonizzarne i pascoli incontaminati. Al di là della storia, che mi teneva incollato al romanzo, mi è capitato più volte di pensare come, in questi mesi segnati da violenti scossoni politici, ingerenze continue da parte dell’Europa e da forze globaliste allergiche alla democrazia e pericolose crociate che rischiano di limitare fortemente la nostra libertà, questi valori siano continuamente messi in pericolo dopo che per anni i governi di sinistra hanno abdicato a difenderli.

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Il più emblematico è sicuramente il caso della Diciotti, la nave della Guardia Costiera che, disattendendo gli ordini del Viminale e del ministero dei Trasporti (a cui dovrebbe far riferimento), ha caricato un centinaio di clandestini in balìa del Mar Mediterraneo. Ne è, ovviamente, scoppiato un caos politico senza precedenti. Un pastrocchio all’italiana: il pugno duro di Matteo Salvini, il voltafaccia dell’Unione europea, i vescovi buonisti che si fanno carico degli immigrati scaricandoli sul territorio (e, poi, perdendoli per strada) e, dulcis in fundo, l’indagine per sequestro di persona da parte del solito pm di turno che sembra entrare a gamba tesa sul governo. Tutto questo perché, da quando Salvini si è seduto al Viminale, ha cercato di arginare un’emergenza che i governi italiani e l’Unione europea hanno sottovalutato troppo a lungo. Ed è così che, negli ultimi cinque anni, le nostre frontiere sono state “bucate” da 700mila persone senza permesso di soggiorno e i crimini compiuti dagli stranieri sono aumentati a dismisura. Chiudere i porti alle navi delle Ong è stata sicuramente la prima, concreta mossa a difesa del nostro territorio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il numero degli sbarchi è crollato. Eppure la sinistra, che non si stanca di predicare accoglienza perché con questa ha imparato a fatturare svariati milioni di euro ogni anno, ha subito linciato il leader della Lega accusandolo di razzismo, fascismo e sovranismo.

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In questo braccio di ferro si sono inseriti tutti gli attori di uno scontro che, in realtà, valica i confini nazionali. Dalle Ong, alcune delle quali sono finanziate dal magnate ungherese George Soros, ai personalismi di Angela Merkel e Emmanuel Macron; dai commissari europei, che hanno più a cuore i bilanci che la sicurezza dei propri cittadini, allo strapotere di una certa magistratura. La partita non è certo chiusa. Probabilmente si farà sempre più aspra con l’avvicinarsi delle elezioni europee che si terranno il prossimo maggio. Lo dimostra il fatto che in questi giorni Steve Bannon abbia messo le tende in Italia per lanciare The Movement, una sorta di organizzazione no-profit che, sostenendo i partiti “populisti” anche economicamente, mira a creare al Parlamento europeo un gruppo che contrasti “in maniera efficace l’arroganza delle élite e metterà fine ai compromessi parlamentari che hanno finora legittimato il primato della finanza sui popoli”. Una partita che sicuramente ha molto a che fare con quell’identità delle Nazioni che per troppi anni la sinistra ha deliberatamente schiacciato.

Ora, non credo che la partita sia così lineare. All’orizzonte non mancano certamente di addensarsi pericolose ombre che potrebbero anche mettere a rischio la nostra libertà. Penso sicuramente a certe trovate grilline che potrebbero aumentare lo strapotere di uno Stato malato nelle nostre vite. Spaventano, poi, le scelte ottocentesche in materia economica (come la chiusura domenicale dei negozi e i vincoli al mercato del lavoro) e la deriva “manettara” e giustizialista. In un contesto così fluido, gli schieramenti sono al tempo stesso netti e divergenti tra loro. Per questo sarà interessante osservare e commentare insieme quello che sta succedendo e che succederà.

Quindi, benvenuti nel Loft.

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