Odiare le tasse è umano. Non sono un economista, ma diffido da chi, con aria compiaciuta, va in giro a pontificare sulla bellezza di imposte, gabelle e via discorrendo. Non c’è un solo tributo che, quando il postino infila nella casella delle lettere, il contribuente accoglie con tripudio. Non è nemmeno piacevole per il lavoratore aprire la busta paga e vedere buona parte dello stipendio lordo finire nelle tasche dello Stato.

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Una sacrosanta verità, il mio papà me l’ha insegnata sin da subito. Nella vita due cose sono certe: le tasse e la morte. E, diciamocelo, nessuna delle due è piacevole. Il peso della pressione fiscale sulla vita del singolo cittadino è, infatti, devastante. Ci sono imposte dappertutto e su tutto. Su certi beni le paghiamo addirittura più volte. E così non deve stupire se ogni partito, che si ripropone di governare, tra le tante promesse che fa agli elettori annovera giustamente il taglio delle tasse. Lo scorso marzo lo ha fatto anche la Lega che ha inserito nel contratto di governo la flat tax, un sistema fiscale non progressivo che si basa su una aliquota fissa.

Controintuitivamente, non lo hanno fatto i grillini che, però, si sono buttati su una misura super assistenzialista: il reddito di cittadinanza. In poche parole: i disoccupati vengono pagati (poco) per non fare nulla. Una misura deleteria sia per la società sia per lo spirito.

Gli occhi degli italiani (e, purtroppo, anche quelli dell’Unione europea) sono puntati sulla legge di Bilancio che vedrà la luce nelle prossime settimane. Salvini e Di Maio stanno provando a far convivere nella manovra sia la tassa piatta sia il reddito di cittadinanza. Dal momento che il ministro dell’Economia Giovanni Tria viaggia col freno a mano tirato, personalmente credo sia più salutare la prima: meglio lavorare duro e non farmi divorare il frutto del mio lavoro dallo Stato famelico, piuttosto che prendere l’elemosina per starmene sul divano a non far nulla. Meno tasse si traduce, banalmente, in portafogli più gonfi per fare la spesa, andare in vacanza, comprare i regali ai figli e così via. Un’iniezione di denaro (e, quindi, di fiducia) nell’economia reale del Paese che farebbe sicuramente bene a tutti quanti.

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