All’interno della Lega la chiamano “l’ala sinistra del Movimento 5 Stelle”. È quella che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico che, alla festa di Mdp di ieri sera, ha sfoggiato tutto l’armamentario da leader rosso: slogan pro-immigrazione, anti berlusconismo e, ovviamente, giustizialismo. Che qualcosa si stia muovendo all’interno della compagine grillina è sotto gli occhi di tutti. I decreti immigrazione e sicurezza, che lunedì prossimo Matteo Salvini dovrebbe portare in Consiglio dei ministri, hanno aumentato i mal di pancia di quella frangia ostile all’accordo sottoscritto da Luigi Di Maio con il Carroccio. Gli anti salviniani non hanno, infatti, ancora digerito il vertice tra il leader leghista, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni che ha sancito la tenuta della coalizione del centrodestra.

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I segnali sono continui e minano seriamente la tenuta della maggioranza gialloverde. L’ala sinistra vorrebbe che Di Maio rompesse con Salvini. E, in questo senso, va letto un incontro, che sarebbe dovuto rimanere segreto, tra gli uomini di Fico e una delegazione del Partito democratico. Come riferisce il Corriere della Sera è stato tenuto – non a caso – nelle stesse ore in cui Berlusconi, Salvini e la Meloni si vedevano a Palazzo Grazioli. E poi è stata fatta trapelare la notizia affinché arrivasse alle orecchie dell'”ala governista” che, al di là degli annunci, è più propensa a mantenere in vita l’alleanza piuttosto che passare attraverso le forche caudine delle elezioni. Per due motivi molto semplici. Il primo: con la Lega al 31,6% non solo Salvini avrebbe in mano il primo partito del Paese, ma porterebbe anche a vittoria sicura la coalizione di centrodestra. Secondo: avendo ormai esaurito i due mandati, Di Maio non potrebbe più ricandidarsi e, quindi, vedrebbe sfumare la possibilità di assumere nuovi incarichi di governo.

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Cosa si siano detti piddini e grillini a quell'”incontro segreto” non è dato saperlo. All'”ala sinistra” è bastato mandare un segnale ai due vice premier. Per ipotizzare i contenuti, tuttavia, a Di Maio basterebbe ascoltare l’intervento tenuto da Fico alla festa di Leu. È il presidente della Camera, insieme al giramondo Alessandro Di Battista, la vera spina nel fianco del capo politico del M5S. Lo contraddice su tutto, non solo sui temi cari a Salvini. E così, se da una parte difende le ong e la politica dell’accoglienza (“Le navi devono entrare nei porti e le persone sbarcare”) e attacca il blocco di Visegrad (“Non fa l’interesse dell’Italia”), dall’altra attacca a testa bassa il Cavaliere (“Quello che bisogna fare è la legge sul conflitto di interessi e la legge sui tetti pubblicitari”). Un dna sinistro che nulla ha a che fare con Salvini e con la storia della Lega. Tanto che Roberto Speranza, sbalordito perché certe posizioni di Fico “superano a sinistra i militanti” di Mdp, ha tenuto da parte una tessera nel caso in cui il presidente della Camera dovesse lasciare i Cinque Stelle.

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