“Altro che Italia più sicura! Il decreto anti-migranti aumenterà il numero di clandestini perché limita enormemente il diritto di asilo“. Nelle prossime ore, questa tiritera la sentirete ripetere in molte trasmissioni tivù. Ma è solo un’altra balla pro immigrazione che stanno portando in giro i progressisti per gettare fango sul decreto Sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

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I buonisti, che in questi anni hanno coccolato le ong e tifato per i porti sempre aperti, se la prendono con un passaggio cruciale del decreto, quello che fa tabula rasa della protezione umanitaria, un unicum tutto italiano che nel 1998 l’allora premier Romano Prodi aveva introdotto per trasformare schiere di clandestini in immigrati col permesso di soggiorno. Non si tratta di persone integrate nella società: non hanno un lavoro e nella maggior parte dei casi sbarcano il lunario illegalmente, tanto che li ritroviamo troppo spesso al centro di inchieste giudiziarie. Ebbene, una volta approvato il decreto Sicurezza, queste persone si troveranno senza il paracadute della protezione umanitaria. Da qui l’invenzione della sinistra secondo cui Matteo Salvini fabbrica nuovi clandestini.

La verità, però, è un’altra.

Non si può risolvere l’emergenza immigrazione trasformando, con una leggina, tutti gli irregolari in regolari. Chi non può restare in Italia deve, a mio avviso, tornare nel suo Paese. La strada intrapresa da Salvini è sicuramente più tortuosa, ma se applicata fino in fondo dovrebbe portare a maggiore sicurezza per tutti. L’abolizione del permesso umanitario e la stretta sulle richieste di asilo è, però, solo il primo passo. Il secondo al vaglio del Viminale è teso ad aumentare le espulsioni e i rimpatri. Per riuscire a farlo Salvini dovrà necessariamente stringere, quanto prima, accordi bilaterali con i governi africani.

La sinistra, che da ieri grida al ritorno delle leggi razziali, dovrebbe andarsi a leggere il programma di Redouane Ahrouch, fondatore di un piccolo partito islamico che a Bruxelles sta prendendo piede a poco a poco. “Nel 2030 – ha raccontato candidamente ai microfoni dell’Adnkronos – la capitale dell’Unione europea sarà a maggioranza musulmana”. Esagera? Mica tanto. Già oggi il 33% della popolazione è di religione islamica: su 1,2 milioni di abitanti, ci sono circa 400mila musulmani. Una volta al potere (conquistato democraticamente) il Parti Islam potrà tranquillamente imporre “una filosofia sociale basata sul Corano”. A sentirlo parlare torna in mente il romanzo di Michel Houellebecq, Sottomissione.

Il decreto Sicurezza, va detto con onestà, non servirà a invertire questa rotta. Per farlo ci vorranno ben altre politiche. Tuttavia, è il primo passo per evitare che chiunque decida di lasciare l’Africa o il Medio Oriente, lo faccia anche se sprovvisto dei requisiti necessari a ottenere lo status di rifugiato. Per troppi anni il Pd ha lasciato le porte aperte. E ha fallito.

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