Diciotto contro uno. Il governo italiano è avvisato. Nei prossimi giorni l’Unione europea si armerà per fare a pezzi la manovra economica che, come ribadito nella lettera di risposta consegnata da Giuseppe Conte alla Commissione Ue, conferma il rapporto deficit/Pil al 2,4% e le previsioni di crescita all’1,5%. Si parte con l’apertura delle procedura di infrazione e si arriverà (più in là) alle sanzioni economiche. Una morsa a tenaglia che vede i Paesi del Nord Europa addosso al Belpaese per obbligarlo a rispettare le regole imposte da Bruxelles. E, mentre l’Italia si trova sempre più sola, si fa strada il sospetto che qualcuno voglia indebolirci per portarsi a casa i gioielli di Stato a prezzi di saldo.

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L’assalto al governo gialloverde sarà compatto. “Non sono solo, non sono il ‘cattivo contro Salvini’, come alcuni amano pensare – annuncia il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici – sono il commissario europeo in carica, sostenuto dalla totalità dei ministri delle Finanze, dai diciotto Paesi della zona euro, eccezione fatta per l’Italia”. Diciotto contro uno, appunto. Il prossimo 21 novembre questi diciotto metteranno bene in chiaro che Conte e soci non potranno sforare nuovamente il debito come già fatto nel 2017 dal governo Gentiloni. Questa volta, però, non lo faranno solo a parole. Ma passeranno ai fatti aprendo, appunto, la procedura di infrazione. Che, se dovesse essere per deficit, ci costerà interventi correttivi da 9 ai 12 miliardi di euro; se, invece, dovesse essere per debito, richiederanno misure che peseranno sui nostri conti dai 40 ai 60 miliardi di euro. Una batosta pesantissima, insomma.

Tra i diciotto, pronti a scendere in campo al fianco di Moscovici, ci sono sicuramente i Paesi del Nord Europa che, come hanno fatto sapere fonti governative al Messaggero, “hanno costituito un gruppo di ultrà del rispetto dei vincoli di bilancio”. Ovviamente, in prima linea ci sono anche Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Quest’ultimo, in modo particolare, è “il più intransigente” contro l’esecutivo italiano. Oltre a ritenere qualsiasi concessione all’Italia “un favore a Salvini e, di riflesso, alla Le Pen”, il capo dell’Eliseo avrebbe mire sui nostri gioielli di famiglia, come Eni, Enel e Fincantieri. “Gioielli che – assicurano le stesse fonti – se scattasse la procedura per debito, potremmo essere costretti a vendere. E i francesi sono lì, pronti, a fare shopping”. Proprio come hanno fatto i tedeschi con la Grecia quando ricevette gli aiuti di Stato dalla Troika.

I commissari continuano ad assicurare che le sanzioni economiche saranno l’extrema ratio. Eppure chiunque salga sul ring europeo, sferra ganci pesantissimi contro l’Italia. Lo ha rifatto oggi l’Austria e lo rifaranno altri Paesi, sempre con più violenza, mano a mano che si avvicina il prossimo 21 novembre, quando la Commissione Ue darà la propria opinione sulle manovre di bilancio di tutti gli stati membri. Una bocciatura (ormai scontata) porterà a un’ingerenza sempre più massiccia fatta di deadline da rispettare, obiettivi di deficit da raggiungere e misure da mettere in cantiere. Bruxelles potrebbe anche arrivare a chiedere l’accantonamento di 3,6 miliardi di euro. “Sono dei pazzi se davvero aprono contro il nostro Paese la procedura d’infrazione – ha sbottato Matteo Salvini in un colloquio col Messaggero – insorgerebbero 60 milioni di italiani”. Secondo alcuni analisti, però, Bruxelles non arriverà mai allo scontro totale. Ma, in vista delle elezioni europee, è piuttosto probabile che l’Italia possa essere trasformata in una sorta di agnello sacrificale sull’altare dell’auterity per dimostrare cosa succede a chi osa sfidare le regole europee.

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