Avrebbe dovuto essere la manovra economica dei tagli alla pressione fiscale. Avrebbe, appunto. Non solo la platea che beneficerà della flat tax è irrisoria e sfavorevolmente sbilanciata da chi, invece, percepirà (senza dover far alcunché) l’assegno del reddito di cittadinanza, ma si rischiano di continuo le incursioni dei grillini assetati di tasse che pur di trovare le coperture economiche sono disposti a mettere le mani nei portafogli degli italiani inventandosi nuovi, odiosi balzelli. L’ultima, in termini di tempo, è l’ecotassa sulle automobili. Un blitz nocivo per il Paese che, come è stato per la tassa sulle bibite gassate o i rincari sulle sigarette, mira a far cassa con la scusa di moralizzare il Paese.

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Tutto nasce dal vacuo tentativo dei Cinque Stelle di rendere l’Italia più verde. In affanno con un buco da 8 miliardi di euro da colmare prima che il premier Giuseppe Conte veda il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles, hanno rispolverato la propria vena ecologista e hanno scodellato un diabolico sistema di incentivi e disincentivi che, al momento dell’acquisto di un’automobile, va a punire i veicoli con alti livelli di emissione di CO2. Chi acquista un’elettrica, un’ibrida o una vettura a metano, incassa un contributo economico fino a 6mila euro. Chi, invece, ne compra una alimentata con carburanti più inquinanti, paga un’imposta che, in alcuni casi, arriva a mille euro. Una una tantum, certo, ma pur sempre una mazzata su un settore già in difficoltà che avrebbe mandato in fumo fino a 50mila posti di lavoro.

Il blitz dell’allora premier Mario Monti, che con una leggina strozzò il mercato immobiliare e dissanguò le famiglie che si trovavano ad avere anche solo un piccolo appartamento di proprietà, avrebbe dovuto far scuola. E, invece, sembra che i grillini non abbiano imparato la lezione. Matteo Salvini ha subito puntato i piedi per non avere in manovra l’ennesima imposta che colpisce i risparmi degli italiani trasformando così il governo gialloverde nel più imponente sfasciacarrozze del Paese. Ne è scoppiato l’ennesimo psicodramma di governo. Con la frangia più violenta dei Cinque Stelle ben determinata a mettere le mani sui nostri soldi. A differenza di Monti, loro lo fanno ammantando tutto dell’aurea salutista. Ci avevano già provato, appunto, con le bibite zuccherate. Ci hanno stanno riprovando ora con i mezzi inquinanti. Ma l’ecologismo spinto è solo una trovata pubblicitaria. Perché poi non gli dispiace far cassa su quei carburanti (ovviamente inquinanti) che strapaghiamo con accise assurde che, messe decenni fa per coprire altre porcate, impediscono ai nostri imprenditori di essere competitivi rispetto ai concorrenti europei. Orrori da eco-grillini, insomma. Gli stessi che in una presunta difesa di alberi e monti ci azzoppano opponendosi ai trasporti su rotaia osteggiando la Tav, un’infrastruttura a dir poco cruciale per il rilancio della nostra economia.

Non esiste una sola tassa che possa incontrare il favore di un cittadino sano di mente. Lo sono ancor meno quelle su beni di prima necessità, come appunto l’automobile, che vengono spremuti di continuo. Stangate al momento dell’acquisto, stangate a ogni pieno di carburante, stangate a ogni casello attraversato. Che, poi, sarebbe anche interessante sapere: dove vanno a finire e come vengono spesi tutti questi soldi raggranellati dallo Stato?

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