Durante le vacanze di Natale ho giocato a Bandersnatch, l’ultimo, eclatante episodio di Black Mirror prodotto da Netflix. Più che una banale puntata di una serie tv, è un vero e proprio gioco. Perché a decidere le mosse e le sorti del protagonista alle prese (nel 1984!) con la programmazione di un nuovo, futuristico videogioco (che visto nel 2019 non può che far sorridere), è il telespettatore con un semplice click sul telecomando.

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Quando agli inizi degli anni Novanta (era il 1992) uscì Il Tagliaerbe, un film sulla realtà virtuale nato dalla brillante mente di Stephen King, internet non era ancora entrato nelle case della gente comune e i videogiochi giravano ancora con una lentezza estrema. Così l’idea della realtà virtuale veniva elaborata come una sorta di cyberspazio a cui l’utente accedeva tramite un casco sensoriale. Oltre ad una smisurata conoscenza, questa realtà virtuale portava alla connessione con un mondo tanto intangibile quanto reale. Negli ultimi venticinque anni le nostre esistenze sono state letteralmente rivoluzionate e il futuro ha portato internet, una realtà virtuale (appunto!) che produce conoscenza e connessione.

Ora Black Mirror, una serie tv distopica che critica i mali e le disfunzioni di in mondo esageratamente tecnologizzato, prova a fare un salto in avanti. E mette sul tavolo il tema del controllo. In Bandersnatch, infatti, il protagonista si accorge che c’è qualcuno o qualcosa che lo controlla da remoto e che tutte le azioni che fa o le decisioni che prende sono, in un certo qual modo, pilotate. E, quando sul monitor del computer su cui sta programmando, gli spunta fuori la verità – e cioè che la sua vita è nelle mani di Netflix, “una piattaforma virtuale come la tv ma online” – ecco che dà di matto perché è tutto così reale da far paure. Più si sta incollati al telecomando e al monitor più appare evidente come il protagonista di Bandersnatch non sia l’unico a non poter decidere liberamente. Anche il telespettatore finisce nei gangli di questa “piattaforma virtuale”. A tal punto da essere messo davanti a scelte meramente commerciali (tipo quale marca di cereali preferisce) o, ancor peggio, ad essere riportato indietro nella trama della storia quando le sue scelte finiscono per far sbandare la narrazione. Questo perché – è sempre bene ricordarlo anche se è ovvio – la libertà di scelta è costantemente messa in discussione quando si entra a contatto con qualsiasi prodotto che punta a venderti qualcosa. Accade da sempre con i palinsesti televisivi. Oggi internet ha esploso questo contrasto all’ennesima potenza. La differenza è che il web ha contributo sempre più a creare connessione azzerando le distanze e aumentando la conoscenza. Ovviamente, essendo un mezzo, come tutti i mezzi può essere usato per far bene o far male. Fa parte delle regole del gioco.

Ne La scopa del sistema, David Foster Wallace provocava il lettore chiedendo quale fosse la parte più importante della scopa: il bastone o la saggina? La risposta è semplice: dipende tutto l’utilizzo che ne fa chi la impugna. Se deve pulire, gli servirà primariamente la saggina. Ma se deve dare una lezione a qualcuno, forse gli converrà usare il manico. Ovvio, no? E così è internet. In politica, come nel commercio, ha generato vero e propri mostri. Ma ha anche aiutato a connettere mondi che prima non parlavano tra loro. Non solo. Ha creato spazi e opportunità (ovviamente azzerandone altri), ha semplificato la vita alla stragrande maggioranza delle persone, ha esploso l’informazione, ha edificato librerie (anche musicali) virtuali e ha aperto non-luoghi che, senza affitti né bollette della luce, possono vedere qualsiasi prodotti, in qualsiasi ora del giorno e della notte e a qualsiasi prezzo. Ma ha anche partorito fake news che sono state cavalcate per scatenare guerre, aizzare rivolte e far guadagnare/perdere voti e ha favorito contagi che hanno fatto bruciare miliardi e messo in ginocchio economie consolidate. Luci e ombre, appunto.

Tutto passa, come si racconta bene l’ultima puntata di Black Mirror, dalla consapevolezza del controllo. Consci del fatto che, con il progredire della tecnologia, il controllo si è via via sbriciolato, dobbiamo fare un salto di qualità e decidere come utilizzare questo potente mezzo. Netflix sceglie per noi film e serie tv esattamente come lo fanno le emittenti programmando i propri palinsesti. Amazon sceglie per noi prodotti esattamente come lo fanno i supermercati o le grandi catene mettendo in evidenza o nascondendo, sulla base di ben precisi accordi commerciali, determinati prodotti. E i motori di ricerca mettono in risalto o fanno sparire, con precisi algoritmi, notizie scomode, esattamente come ha sempre fatto una certa stampa. Il punto, a mio avviso, sta appunto nell’accettare che il futuro è arrivato e, quindi, nel scegliere – una volta per tutte – come affrontarlo. Per provare ad (ri)appropriarci del controllo.

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