Matteo Salvini, il piccolo regalo è in arrivo”. Il primo a twittare, quando in Italia era da poco sorto il sole, è stato Eduardo, il figlio di Jair Bolsonaro. A questo post hanno fatto seguito altri messaggi, tutti scritti dal presidente brasiliano in persona. Uno su tutti: “Congratulazioni e conta sempre su di noi, ministro Salvini”. Domenica scorsa l’arresto di Cesare Battisti in Bolivia è stato reso possibile, oltre che dalla bravura e dalla competenza della nostra intelligence e delle nostre forze dell’ordine, dal nuovo asse che si è venuto a creare tra Roma e Brasilia dopo l’elezione di Bolsonaro.

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Certo, ora sono tutti bravi a riscrivere il passato. Persino Giorgio Napolitano si è messo a scaricare tutte le colpe su Lula. Eppure, quando era presidente del Brasile e negava l’estradizione a Battisti evitandogli così di scontare quattro ergastoli, anche Re Giorgio era tra i notabili del Pd che si prodigavano in lodi e abbracci. Salvo poi rimanere tutti di sasso quando il compagno brasiliano veniva condannato per corruzione. Da allora molto è cambiato. Non solo in Italia. Già in campagna elettorale, prima ancora che i brasiliani gli accordassero fiducia, Bolsonaro aveva promesso che avrebbe consegnato Battisti a Salvini. Sono bastati un paio di tweet di minaccia per spingere il terrorista rosso ad alzare i tacchi e tentare la fuga in Bolivia nella speranza che Evo Morales gli garantisse asilo politico. Così non è stato. A quel punto i nostri agenti, che non lo hanno mai perso di vista per un secondo, gli sono stati addosso e lo hanno riportato in Italia.

Dopo trentasette anni di latitanza si chiude il cerchio. Il “piccolo regalo” per Salvini è il pegno di una nuova alleanza che avvicina nuovamente il Brasile all’Italia. E non più sotto l’egida del pugno chiuso. È la stessa alleanza che sarebbe potuta nascere con la Francia se solo Marine Le Pen fosse riuscita a stoppare l’avanzata dell’ultrà europeista Emmanuel Macron. Con tutto quello che ne è conseguito: sgambetti sull’immigrazione, colpi bassi a Bruxelles e un continuo braccio di ferro sui dossier economici. “Non possiamo più permetterci di considerare la Francia come un rifugio per coloro che hanno ucciso degli innocenti”, ha dichiarato oggi all’Adnkronos la leader del Rassemblement National denunciando la “vergogna” della protezione assicurata per tanti anni dalla Francia a Battisti e a tanti altri assassini rossi. Il suo partito potrebbe ora capovolgere il risultato delle presidenziali e vincere l’appuntamento elettorale di maggio che gli elettori saranno chiamati a rinnovare l’Europarlamento.

Se il fronte sovranista dovesse incassare un risultato netto alle europee, il “metodo Salvini-Bolsonaro” che ci ha permesso di assicurare alla giustizia Battisti potrebbe essere applicato anche su moltissimi altri dossier: l’immigrazione, l’economia, le alleanze estere, le politiche sociali e così via. Ovviamente c’è il rischio che gli interessi nazionali, portati avanti da questi partiti ultra nazionalisti, possano entrare in conflitto tra loro e creare nuovi tensioni. Il risultato sarà sicuramente inedito. Proprio come lo è stato quando è saltata, una volta per tutte, la rete di protezione rossa che per decenni ha permesso a Battisti di fare la bella vita sulle spiagge brasiliane. Tanto più che vanterebbe un potente sponsor oltre Oceano: Donald Trump.

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