Oggi Emmanuel Macron e Angela Merkel si sono trovati ad Aquisgrana per celebrare un funerale. Il trattato che hanno sottoscritto non solo rafforza le relazioni bilaterali tra la Germania e la Francia ma certifica anche il superamento dell’Unione europea. Non che fino a oggi non fossero francesi e tedeschi a fare il bello e il cattivo tempo a Bruxelles. Ma ora le due super potenze intendono portare questo asse di ferro “a un nuovo livello” che, di fatto, fa fuori il resto degli Stati membri.

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I due predatori dell’Unione europea sono usciti allo scoperto. E lo hanno fatto in una delle città simbolo dell’Europa. Ad Aquisgrana, dove milleduecento anni fa Carlo Magno comandava l’intero continente. Qui hanno firmato un documento di 16 pagine che, aggiornando il Trattato dell’Eliseo sottoscritto il 22 gennaio 1963 dall’allora cancelliere Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle, punta a rafforzare i rapporti tra Berlino e Parigi per prepararsi “alle sfide che stanno dinnanzi ai due Paesi e all’Europa nel ventunesimo secolo”. Non è dunque un caso che, a pochi mesi da una tornata elettorale che preannuncia profondi cambiamenti nel parlamento di Strasburgo, la Merkel e Macron (entrambi ai minimi storici nei sondaggi) abbiano taglio fuori il resto degli Stati membri per creare un nuovo “ordine internazionale fondato sulle regole e sul multilateralismo”.

Il nuovo “ordine internazionale” che i due intendono creare poggia proprio sull’alleanza rinnovata e rafforzata tra la Germania e la Francia. Un’alleanza che spazia dalla politica estera alla difesa delle frontiere, dagli accordi economici al rafforzamento della moneta unica. Non si tratta di promesse fumose, come siamo solitamente abituati a sentire al termine dei bilaterali europei, ma di impegni concreti per rafforzare la potenza dei due Paesi. In tema di difesa, per esempio, Francia e Germania vogliono mani libere per potersi muovere “con tutti i mezzi, ivi compresa la forza, in caso di aggressione armata contro i lori territori”. In questo ambito si impegnano, quindi, a creare una “cultura comune” tra le loro forze armate e superare gli accordi europei nella gestione delle proprie frontiere. A livello internazionale, poi, Parigi si impegnerà a far avere ai tedeschi un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Questo garantirebbe anche alla Germania quel diritto di veto che ad oggi spetta solo ai vincitori della Seconda Guerra mondiale.

Nelle sedici pagine del Trattato di Aquisgrana viene anche rinnovata la “convergenza economica” tra i due Paesi. Non che ce ne fosse bisogno: negli anni passati Germania e Francia ha imposto al resto d’Europa leggi che hanno arricchito unicamente i loro cittadini. Adesso però, facendo sempre leva sulla moneta unica e sulle regole comunitarie, intendono adottare “un programma pluriennale di progetti” comuni volto a istituire “una zona economica franco-tedesca” attraverso la creazione di “un consiglio di esperti economici” che dovranno consigliare i due governi. Non solo. Una volta al trimestre un membro di uno dei due governi parteciperà al Consiglio dei ministri dell’altro Stato.

Dà da pensare che il rafforzamento tra Germania e Francia venga sottoscritto a pochi mesi da una tornata elettorale che minaccia di ridimensionare drasticamente le forze europeiste. Come dà da pensare che a firmarlo siano un cancelliere al tramonto della propria carriera politica e un presidente in forte difficoltà di consensi. È come se, in vista di un terremoto, i due si siano voluti barricare in un accordo che supera, una volta per tutte, il fantoccio dell’Unione europea e che mira a depotenziare le forze nazionaliste in campo. Ma basterà?

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