Nonostante Matteo Salvini abbia chiuso tutti i porti del Paese, ci sono ancora alcune organizzazioni non governative che provano a infrangere le leggi del mare andando a recuperare gli immigrati al largo della Libia per poi provare a scaricarli sulle nostre coste. Il salto di qualità è stato mettere in mare una nave battente bandiera italiana: la Mar Jonio della ong Mediterranea. A favorire quest’ultimo blitz sono state anche le continue ingerenze della magistratura nelle decisioni del Viminale.

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I soliti giudici buonisti si sono intromessi a più riprese cercando, anche forzando il diritto, di evitare la chiusura dei porti alle navi delle ong straniere. E hanno favorito, in questo modo, l’approdo di immigrati (clandestini) recuperati nel Mar Mediterraneo direttamente dai barconi guidati dai trafficanti di uomini. Non da ultimo, l’inchiesta sulla nave Diciotti, che quasi sicuramente finirà con un nulla di fatto, è il vero vulnus sul quale i buonisti fanno leva per cercare di bucare la legge e fare entrare nel nostro Paese quanti più disperati possibile. D’altra parte, come svelato nelle scorse ore dal Viminale (qui l’informativa integrale), il modus operandi è sempre lo stesso: il “soccorso, a opera di navi, di migranti irregolari in acque di responsabilità non italiane” e il “successivo trasferimento dei medesimi migranti, nonostante il Comando delle Capitanerie di Porto italiano non avesse coordinato l’evento e, quindi, in violazione delle leggi in materia di immigrazione”. A dare la forza (e la sfrontatezza) di violare queste leggi sono, purtroppo, alcuni giudici che dovrebbero far rispettare certe norme. Era successo in passato con navi come la Sea Watch e la Aquarius, si ripete oggi con la Mar Jonio che è arrivata addirittura a ignorare l’ordine della Guardia di Finanza, che le vietava l’ingresso nelle nostre acque territoriali, e a puntare dritta verso il porto di Lampedusa.

Il blitz della ong Mediterranea punta a mettere il Viminale sotto scacco ricreando lo stesso stallo che l’anno scorso, per dieci lunghi giorni, aveva tenuto in rada la nave Diciotti senza farla sbarcare. Da quel braccio di ferro è partita, poi, una crociata giudiziaria, portata avanti da giudici convinti che Salvini non possa vietare lo sbarco alle persone, anche se queste non hanno alcun diritto di sbarcare. Molto probabilmente, non è un caso fortuito che la Mar Jonio abbia deciso di sfidare il governo alla vigilia del voto in Aula sul caso Diciotti. Finché ci saranno magistrati accondiscendenti, le ong continueranno a proliferare nel Mar Mediterraneo. D’altra parte le organizzazioni non governative operano in un contesto – quello delle leggi del mare – molto ambiguo. Se il governo decide (legittimamente) di chiudere i porti ai clandestini, ma poi la magistratura (indagando i ministri) tenta di impedirlo, le ong si sentiranno sempre “autorizzate” a provarci e riprovarci, facendo leva su interpretazioni buoniste delle leggi nazionali e internazionali.

Il caso della Mar Jonio rischia di essere ancora più complicato dei precedenti. Se con la Sea Watch e con la Aquarius, Salvini ha fatto pressioni sull’Unione europea e su quei Paesi, la cui bandiera sventolava sulle imbarcazioni cariche di clandestini, per sbloccare la situazione, ora con la nave della Mediterranea, che batte bandiera italiana, c’è il rischio (drammatico) di imbattersi nel solito azzeccagarbugli capace di appigliarsi a un qualche cavillo per aggirare la chiusura dei porti. Per spazzarli via, il governo dovrà tirar dritto sulla propria strada, infischiandosene di chi vuole piegarlo a politiche buoniste. Anche a costo di imbattersi in altri odiosi processi.

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