Gli occhi di quei 51 ragazzini sono gli occhi di tutta Italia. Sbarrati dal terrore, colmi di lacrime per il dramma che gli brucia davanti. Per la prima volta nella loro giovane vita hanno visto sbocciare il germe violento di una ideologia cieca e sanguinaria. E, attraverso i loro occhi impauriti, tutto il Paese ha potuto toccare con mano per la prima volta l’incubo che in passato aveva già sconvolto quasi tutti gli Stati occidentali.

bimbo

La procura di Milano ha contestato l’aggravante terrorismo. la ricostruzione dell‘attacco allo scuolabus ha subito spinto gli inquirenti in quella direzione. Non poteva assolutamente derubricare l’assalto al gesto di un folle né tantomeno a un momento di pazzia. Perché Ousseynou Sy, 47enne senegalese con la cittadinanza italiana e due figli a carico, ha premeditato ogni sua mossa esattamente come fanno i terroristi islamici prima di colpire. Aveva con sé un coltello, con cui ha minacciato gli insegnanti, le fascette da elettricista, con cui ha legato i polsi ai ragazzini, e una tanica di benzina con cui ha dato fuoco allo scuolabus. Il suo obiettivo primario, poi, non era far male a studenti e professori. Il pullman era “solo” un mezzo per andare a colpire l’aeroporto di Linate. Un obiettivo molto più sensibile, quindi. Probabilmente pensava a un attentato che avrebbe potuto far male a molte più persone. “Da qui – ha promesso ai presenti mentre percorreva la provinciale – non esce vivo nessuno”. Nessuno può sapere cosa avesse in mente. Si possono azzardare delle ipotesi. La più plausibile è che volesse accendere il bus come una torcia e lanciarlo contro lo scalo di Milano. Nelle prossime ore le indagini e l’interrogatorio potranno darci qualche dato in più.

Mentre è certa la pista terroristica, serve maggiore cautela sulla matrice. “Voglio vendicare i morti in mare”, ha detto ai ragazzini mentre sequestrava lo scuolabus. E ancora: “Le persone in Africa muoiono per colpa di Salvini e Di Maio”. Sono dichiarazioni che troppo spesso riecheggiano nelle piazze anti governative. Certo, Ousseynou Sy ha usato queste motivazioni per accendere la miccia dell’odio nei confronti del Paese che lo ha accolto. I bimbi, come probabilmente le persone contro cui si sarebbe scagliato a Linate, erano le vittime sacrificali per vincere la sua guerra.

Per quei 51 ragazzini l’incubo vissuto oggi ritornerà ogni qual volta dovranno salire su un autobus. Lo proveranno ancora e ancora fino a quando, sepolto nel subconscio, non sfocerà in un senso di insicurezza latente. La stessa che dopo l’11 settembre attanaglia gli occidentali che devono convivere col terrore. Fino ad oggi l’Italia non lo aveva provato sulla propria pelle e, grazie al coraggio dei carabinieri, non hanno vite spezzate da piangere. Tuttavia, ci obbliga a riaprire gli occhi sull’estrema difficoltà a prevenire gli attacchi terroristici. In questo caso, si sarebbe potuto fare molto di più. Come è possibile che uno come Ousseynou Sy, con precedenti penali per violenza sessuale e guida in stato di ebrezza, fosse al volante di uno scuolabus zeppo di ragazzini delle medie? Come già successo in passato, chi avrebbe dovuto controllare non lo ha fatto. Che questo possa, per lo meno, essere da lezione per chi a sinistra vuole abbattere le leggi anziché farle rispettare ed è sempre disposto a giustificare chi attacca a parole il nostro Paese. Perché dagli attacchi verbali a quelli armati, il passo è sempre breve.

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