“Non c’è alcun rischio per i risparmi degli italiani, l’unico rischio è un’altra manovra alla Monti”. La preoccupazione sollevata da Matteo Salvini, in queste ore di tensioni con l’Unione europea, è duplice. Dipende, ovviamente, da cosa s’intende col termine “manovra”. Ci sono, infatti, pressioni esterne sul governo (soprattutto da Bruxelles) per una manovra economica “alla Monti”, cioè lacrime e sangue, ma ci sono anche movimenti interni al governo (soprattutto giocati di sponda col Quirinale) per una manovra di Palazzo “alla Monti”, cioè finalizzata alla formazione di un esecutivo tecnico. In entrambi i casi il Paese non sarebbe affatto in buone mani.

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Il primo a tirare in ballo il nome dell’ex premier è stato l’attuale presidente del Consiglio. In una intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Conte ha detto che in giro “ci sono veline” che lo raffigurano “come una sorta di novello Mario Monti: un tecnocrate che vuole uccidere il contratto perché non vuole approvare i minibot”. Sicuramente la proposta della Lega di emettere buoni del Tesoro per pagare i debiti contratti dalla pubblica amministrazione con le famiglie e le imprese ha smosso il partito di Bruxelles. Dalle cancellerie europee alla Bce, fino alle stanze del Quirinale, l’idea messa sul tavolo da Claudio Borghi è stata letta come l’anticamera dell’Italexit, il primo passo cioè per uscire dall’euro in un momento in cui sull’Italia pende la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo.

Nei giorni scorsi, in tempi non sospetti, Dagospia aveva tirato fuori il nome di Salvatore Rossi, ex direttore generale della Banca d’Italia, quale premier di un eventuale governo tecnico. Come rivela il Giornale, i leghisti sono convinti che l’azione di sabotaggio dei “poteri forti” sia già in corso e che a manovrare i fili sia proprio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui, oltre Conte, guardano anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi (già titolare degli Affari europei durante i governo Monti e Letta). Sono loro tre i baluardi del contenimento del debito nonché i massimi oppositori della flat tax e, più in generale, delle costose misure proposte da Lega e Cinque Stelle. Ma Salvini non vuole sentir ragioni (“È inutile tirarla per le lunghe se cresciamo dello zero virgola”) ma, qualora dovesse far saltare il banco, non è detto che l’opzione più certa siano le elezioni anticipate. Mattarella potrebbe, infatti, optare per una manovra di Palazzo “alla Monti” con un governo più filo europeista che approvi, appunto, una manovra economica “alla Monti”, come piace alla Commissione Ue, e traghetti (con estrema tranquillità) il Paese alle urne. Una stagione che abbiamo già vissuto e da cui non ci siamo ancora ripresi del tutto.

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