Dopo avergli consegnato (deliberatamente) tutti i nostri segreti, anche quelli più inconfessabili che non avremmo il coraggio di far custodire nemmeno al nostro miglior amico, ci chiedono il “permesso” di gestire i nostri soldi. L’ultimo passo verso questo crescente dominio sulle nostre vite prende il nome dalla costellazione della Bilancia: Libra. È una moneta virtuale, una stablecoin interamente coperta da un fondo di riserva costituito da diverse valute. Se dovesse realmente prendere piede, potrebbe arrivare anche a mettere sotto scacco l’intero sistema bancario.

Spagna: Mobile World Congress 2016

“Al momento – spiega Mark Zuckerberg – ci sono circa un miliardo di persone che non ha un conto in banca ma possiede solo un cellulare. Vogliamo rendere l’invio di denaro facile come l’utilizzo delle nostre applicazioni e la condivisione di messaggi e fotografie”. Il progetto, affidato all’ex presidente di PayPal David Marcus, sarà realtà dall’anno prossimo. Per realizzarlo Mister Facebook ha riunito in una associazione no profit con sede in Svizzera i colossi delle telecomunicazioni Vodafone e Iliad, i portali Spotify, Bookung, Ebay e Uber e le società di pagamento Mastercard, Visa e PayPal. Tutti gruppi con un valore di mercato di almeno un miliardo di dollari o più di 20 milioni di clienti. “Con 2 miliardi di utenti – spiega il ceo di eToro, Yoni Assia – Facebook ha il potenziale di creare una delle maggiori piattaforme finanziarie al mondo. L’adozione di criptovalute è molto più di una faccenda monetaria – continua – riguarda la politica locale e globale e la separazione tra Stato e moneta”. Da qui l’idea di creare una no profit che veicoli appunto l’idea (di facciata) di un’operazione di inclusione finanziaria che permetta a tutti il libero accesso all’economia digitale.

Ma è veramente così? Ovviamente la cripto-rivoluzione di Zuckerberg è l’ennesima cessione di una parte della nostra libertà. Se sulla carta dovremmo avere a che fare con una moneta basata sulla tecnologia e non più sulla fiducia nei governi, in realtà Libra sarà gestita da uno dei tre colossi a cui, ogni giorno, permettiamo già di controllare parte della nostra vita. I dati che transitano su Facebook, le foto e i video che vengono pubblicati su Instagram e i messaggi che vengono scambiati su WhatsApp sono l’immagine che diamo al mondo e dietro cui vengono costruiti big data mirati sui nostri gusti, le nostre paure e i nostri desideri. Dargli anche i nostri risparmi significherebbe dargli ancora più potere.

Con il passare degli anni ci siamo consegnati sempre più nelle mani di questi colossi tecnologici. Un pezzo alla volta. E così, se Mister Facebook conosce perfettamente l’io che vogliamo mostrare al mondo esteriore, Mister Google scava nel nostro subconscio. Basta dare un’occhiata alla nostra cronologia sul motore di ricerca più consultato al mondo per capire che i dati, che gli forniamo sul nostro conto, spaziano in tutti i settori. Tra tutte le internet company, però, è a Jeff Bezos che stiamo concedendo di più, non solo in termini di conoscenza di noi stessi ma anche degli spazi che viviamo. I loro “postini”, che ci consegnano i prodotti che acquistiamo su Amazon, possono già arrivare fin dentro alle nostre case, anche quando noi non siamo lì ad aprir loro la porta. E non si limiteranno ai portarci pacchi. Walmart si prepara a lanciare InHome, un modello di delivery che riempirà direttamente i nostri frigoriferi.

Non è un caso se questa oligarchia digitale sia nelle mani di pochi colossi liberal che al mondo si presentano con progetti di inclusione. Il loro obiettivo è, infatti, quello di superare i confini nazionali creando consenso dal basso. Sebbene si dimostrino sempre impegnati a difendere la privacy, a lottare contro le fake news e a superare i muri e le barriere, la capillarità con cui stanno prendendo il predominio nelle nostre vite è quantomeno allarmante. Fino ad oggi ci hanno garantito servizi gratis o comunque a costi contenuti. Un domani, quando ogni singolo spazio della nostra vita sarà nei loro codici, forse sarà troppo tardi scoprire per cosa abbiamo barattato la nostra libertà. Con un click.