C’è sempre un momento in cui nulla tiene più. È nelle cose. Era già scritto un anno fa quando Lega e Cinque Stelle hanno giurato insieme davanti a Sergio Mattarella. Al tempo non c’era altra soluzione al matrimonio gialloverde: una pessima legge elettorale (partorita dal Pd) aveva diviso il parlamento in tre grandi blocchi, nessun partito aveva ottenuto la maggioranza assoluta, le vecchie alleanze non erano riuscite a trovare i voti sufficienti a farsi sostenere e tornare alle urne avrebbe replicato la stessa instabilità. Si era quindi tentata un’alchimia impossibile.

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Oggi quell’alleanza (litigiosa e irascibile sin dalla stesura del contratto di governo) è volta al termine, non tanto perché le litigiosità dei due contraenti si sono fatte più violente (lo sono sempre state) ma perché il Paese si è politicamente polarizzato. Il voto alle europee lo ha dimostrato. Steve Bannon ha avuto il coraggio di dirlo in chiaro prima di altri. Proprio lui che aveva benedetto questo matrimonio quando tutti scommettevano contro. Ora deve prenderne atto il Quirinale, conscio del fatto che, in caso di elezioni anticipate, non si tornerebbe alla fase di stallo che si era creata un anno fa.

I sondaggisti si aspettano un voto netto. E, sulla scorta di queste analisi, Matteo Salvini ha detto chiaramente che non vuole più “palle al piede” e ha chiesto agli italiani “pieni poteri per poter fare quello che abbiamo promesso”. La flat tax, per esempio. Per colpa delle insistenze grilline sul reddito di cittadinanza il governo Conte ha partorito una prima, ridotta versione della tassa piatta. In caso di un governo solo leghista o con gli alleati storici, tutte le istanze dell’elettorato di centrodestra non troverebbero più le resistenze di Di Maio & Co. Dalle sue prime dichiarazioni il leader del Carroccio sembrerebbe pronto a correre in solitaria. Niente alleanze, niente federazioni, niente coalizione. Una scommessa azzardata che gli darebbe mano libera solo in caso di vittoria piena.

La strada per le elezioni anticipate è accidentata. Sebbene il voto dei Cinque Stelle contro la Tav possa già essere considerata come una sfiducia di fatto a Giuseppe Conte, la Lega ha presentato una mozione che il Senato voterà probabilmente a fine agosto. Gli italiani potrebbero, quindi, essere chiamati alle urne a ottobre. Le incognite, però, sono molteplici. Tanto dipende da come voteranno i parlamentari che rischiano di perdere la poltrona in parlamento. Il Paese, però, non merita altre maggioranze di fortuna (vedi grillini e dem insieme) né tanto meno l’ennesimo esecutivo tecnico che si faccia dettare la prossima manovra economica da Bruxelles.

Si vada, dunque, a votare. Al più presto. E senza inciuci.

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