C’è una data, il 16 luglio, che va tenuta bene a mente per capire la crisi di governo che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Certo, a rompere è stato Matteo Salvini facendo presentare dai suoi uomini una mozione di sfiducia contro il presidente del Consiglio, ma il ministro dell’Interno si è di fatto trovato “stritolato” tra congiuranti che stavano già preparando l’inciucio giallorosso. Non stupisce, infatti, che Romano Prodi, massimo supporter italiano di un’Europa anti sovranista, si sia speso in prima persona per un’intesa tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico. Il tutto per arginare l’avanzata della Lega che, a fine luglio, era data dai sondaggisti a un passo dal 40%.

Merkel meets with Prodi

Ma proviamo a mettere in fila alcune date. E partiamo dal 16 luglio, quando Ursula von der Leyen viene eletta presidente della Commissione europea con 383 voti a favore, 327 voti contrari e 22 astensioni. Non si tratta di un nome qualunque, ma di una vera e propria propagazione di Angela Merkel. Iscritta alla Cdu dal 1990, è stata ministro per vari portafogli in tutti i governi presieduti dalla cancelliera tedesca. La sua elezione è lo scacco matto di Berlino al termine di una partita giocata al fianco di Emmanuel Macron per spaccare il blocco sovranista in Europa. Ovviamente, in quell’occasione, la Lega vota contro. Inaspettatamente, però, il Movimento 5 Stelle si schiera a sostegno della von der Leyen vantandosi addirittura di essere “ago della bilancia” per la sua elezione.

Quell’appoggio viene letto da alcuni leghisti come un “complotto”. O meglio: una congiura per frenare l’avanzata sovranista in Italia. Col senno del poi, ci vedono giusto. Il Russiagate all’italiana risale, infatti, a una manciata di giorni prima. Il 10 luglio Buzzfeed, un sito americano già criticato per aver dato voce a fake news sui rapporti tra Donald Trump e Vladimir Putin, rilancia un audio “rubato” all’hotel Metropol di Mosca in cui si mercanteggiano forniture energetiche in cambio di un sostegno (economico) alla Lega. Già in quell’occasione gli uomini di Nicola Zingaretti in Parlamento trovano nel presidente della Camera, Roberto Fico, il sostegno necessario per accelerare l’informativa di Salvini in Aula su questi presunti (e finora mai dimostrati) finanziamenti russi al Carroccio. E ancora: giocando di sponda con Bruxelles, il ministro dell’Economia Giovanni Tria osteggia ferocemente la riforma fiscale auspicata da Salvini. Un periodaccio per la tenuta dell’alleanza gialloverde. Che, infatti, non regge più. Il casus belli è la mozione contro la Tav votata dai Cinque Stelle il 7 agosto.

Non appena Salvini fa saltare il banco, Prodi si fa portavoce del partito del non voto auspicando per il nuovo governo una coalizione “Ursula”, formata cioè da quelle forze politiche che hanno contribuito a far eleggere la von der Leyen. In un editoriale pubblicato ieri sul Messaggero ammette candidamente che le cancellerie europee “hanno espresso l’auspicio che si possa creare una nuova alleanza in grado di aprire un dialogo costruttivo con l’Unione europea“. Quello che chiedono a Bruxelles è, insomma, un esecutivo europeista che pieghi la testa ai diktat di Francia e Germania. Proprio come è stato fatto da Mario Monti in poi. In cambio, come rivela oggi il Financial Times, i funzionari europei stanno già lavorando a una riforma delle regole sul debito pubblico. Per il momento si tratta solo di un “brainstorming tecnico”, ma la coincidenza è piuttosto preoccupante. Tanto che molti analisti intravedono in questa mossa “un assist alla formazione di un governo M5s-Pd”.

Dietro alle pressioni delle lobby europeiste, le segreterie dei singoli partiti stanno cercando di fare i conti con i sondaggi. Sanno tutti che un esecutivo giallorosso è una scommessa a perdere. Prima o poi gli italiani dovranno tornare a votare e allora il conto verrà presentato.

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