Ma quale credibilità può mai avere un presidente del Consiglio che fino all’altro giorno ha difeso certi decreti e che ora si prepara a formare un nuovo esecutivo che punta a smontarli? E quale credibilità possono mai avere due leader che fino a ieri si sono urlati in faccia insulti violentissimi e che ora sono pronti a andare a braccetto? E quale credibilità può mai avere una maggioranza formata da due partiti pronti a rinnegare loro stessi pur di mettere le mani sulle poltrone? Io credo nessuna. E credo anche che tutto questo ci dica molto sulla coerenza di certi individui.

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A sentirli cianciare in giro non fanno altro che usare termini come “discontinuità”, “coraggio” e “determinazione”. Giuseppe Conte, subito dopo aver accettato l’incarico dal capo dello Stato Sergio Mattarella, ha addirittura spiegato di aver facilmente passato le proprie perplessità nell'”avviare una nuova esperienza di governo con una maggioranza diversa dalla precedente” garantendo che “non sarà un governo contro” ma “per il bene dei cittadini, nel segno della novità”. Possiamo credergli? È pressoché impossibile farlo. Se si va a guardare nella sostanza, il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico si sono messi insieme unicamente per scampare a un flop elettorale già scritto e per arginare quanto fatto sin qui dalla Lega e quanto potrebbe fare qualora riuscisse a strappare la maggioranza piena dalle urne. Basta leggere il contenuto dello striminzito accordo raggiunto dalla nuova maggioranza giallorossa per capirlo. In cima all’agenda c’è, infatti, l’abolizione delle politiche volute da Matteo Salvini. Sebbene i grillini li abbiano digeriti in Consiglio dei ministri e votati in Parlamento, adesso hanno assicurato che aiuteranno i dem a modificare i due decreti Sicurezza (come chiesto dal Quirinale) e a partorire una nuova legge sull’immigrazione. La linea buonista, che caratterizzerà il Conte bis, si rifletterà inevitabilmente sulla riapertura dei porti italiani alle Ong. Ingenti flussi di denaro pubblico torneranno dunque a scorrere nelle casse di cooperative e associazioni rosse e il business dell’accoglienza riprenderà a fiorire in tutta Italia vanificando così i risultati raggiunti dal Viminale nell’ultimo anno.

Di Maio & Co. sono pronti a questa incredibile piroetta senza farsi troppi problemi. Fino a qualche giorno fa erano convinti che solo la linea dura di Salvini può arginare il dilagare dell’immigrazione clandestina. Ora è tutto diverso: vincono i pugni chiusi di Roberto Fico e dell’ala rossa del Movimento 5 Stelle. Anche sui dossier economici. La flat tax, per esempio, scompare dal programma di governo. Ci sono sì le promesse del taglio del cuneo fiscale e dell’abolizione dell’aumento dell’Iva, ma in cima ai pensieri del nuovo esecutivo troviamo il salario minimo, la statalizzazione dell’acqua e una pioggia di investimenti pubblici. Un programma che ovviamente piace anche chi sta a sinistra del Pd, come Liberi e Uguali che ieri si sono accomodati per entrare in maggioranza. In contropartita i dem sono pronti a digerire il taglio del numero dei parlamentari che, fino a ieri, avevano osteggiato in parlamento e la riforma della giustizia elaborata dai Cinque Stelle.

Che molti grillini mal sopportassero le istanze “di destra” della Lega non era affatto un mistero. Il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto due anime profondamente diverse tra loro. Tuttavia, è impressionante come certi personaggi del calibro di Conte e Di Maio abbiano difeso per mesi una certa linea e ora si trovino a cavalcarne una diametralmente opposta. Quello che nasce non è, infatti, un esecutivo guidato da Fico o Di Battista, ma dalle stesse persone che fino a ieri mettevano la faccia (e la firma) su quei decreti che oggi fingono di disprezzare.

I dem non sono certo da meno. Il 3 febbraio 2019, alla convenzione nazionale del Pd riunita a Roma, Nicola Zingaretti urlava: “Lo dico davanti a tutti e lo dirò per sempre… mi sono perfino stancato di dire che non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con i Cinque Stelle. Li ho sconfitti due volte e non governo con loro”. A proposito di credibilità e coerenza, appunto.

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