Adesso Nicola Zingaretti, che fino a ieri si permetteva di dare dell’ubriacone a Matteo Salvini, dovrà ammettere che non solo il Pd ha perso una roccaforte rossa come l’Umbria ma che il suo posto al governo è abusivo. Adesso Luigi Di Maio, che pur di preservare la poltrona si è andato ad alleare col nemico storico che voleva portare in tribunale, dovrà fare i conti con quel misero 7,5% incassato dal M5s alle elezioni di ieri e riconoscere il fallimento politico della propria leadership. Adesso Giuseppe Conte, che dall’Umbria si è sempre tenuto alla larga e che ha furbescamente svincolato l’esito del voto dalla tenuta del governo giallorosso, si ritroverà ancor più debole e precario di quanto non lo fosse fino a qualche giorno fa e probabilmente capirà che non bastano le trame da 007 a tenere in piedi un esecutivo nato solo per sbarrare la strada a Salvini.

FC9819D5-CE06-4696-AFE8-70ECF15BE5B6

Il voto in Umbria dà il via a una serie di appuntamenti elettorali che potrebbero essere cruciali per la tenuta dell’esecutivo. Certo, si tratta di tornate amministrative che sulla carta hanno valore prettamente locale. Inevitabilmente, però, si rifletteranno sul patto anti Salvini stretto da Pd e Cinque Stelle per evitaredi tornare al voto dopo la crisi di governo dello scorso agosto e consegnare il Paese al leader della Lega. Le percentuali parlano chiaro. Donatella Tesei, la candidata del centrodestra, ha incassato oltre il 57% dei consensi staccando l’uomo della sinistra, Vincenzo Bianconi, di ben venti punti. Una sberla colossale che vede la Lega quasi al 37%, Fratelli d’Italia oltre il 10% e Forza Italia al 5,5%. Con le ossa rotte ne escono non solo i grillini, che non vanno oltre il 7,5%, ma anche i dem che relegati al 22% perdono un’altra roccaforte che storicamente è stata sempre governata dai suoi uomini.

A sinistra c’è, tuttavia, anche chi è riuscito a evitarsi la figuraccia. Almeno per ora. Matteo Renzi, che insieme a Beppe Grillo è stato l’artefice del patto anti Salvini, non si è misurato con quest’ultima tornata elettorale. Il suo partito, Italia Viva, è nato troppo a ridosso del voto. I sondaggi, ad ogni modo, lo danno empiricamente intorno al 5%. Se anche così fosse, non gli basterebbe a risollevare la coalizione in caso di elezioni politiche. La macchina da guerra del centrodestra è ormai in moto e, almeno fino a oggi, sembra non sbagliare un colpo.

Il destino del governo è, insomma, segnato. Ad appena due mesi dalla sua nascita le litigiosità sono all’ordine del giorno e il calvario della manovra economica non farà altro che acuirle. Tuttavia, non possiamo non tener conto delle sete di poltrone di grillini e piddini e soprattutto del loro timore di ritrovarsi Salvini premier. Questo potrebbe bastare a far restare Conte a Palazzo Chigi ancora per un bel po’. Nel frattempo, peró, ovunque si andrà a votare gli italiani potranno ribadire che la musica è cambiata e a chiedere con forza che anche a Roma non si può andare avanti a tenere in piedi un esecutivo figlio di un gioco di palazzo.