L’attacco ai nostri soldati in Iraq ha scoperchiato un’emergenza che non era mai stata risolta. Una volta che è stato sconfitto lo Stato islamico ed è stato ammazzato il suo califfo, Abu Bakr al Baghdadi, solo i più ingenui hanno potuto pensare che la partita con le frange più violente dell’islam fosse chiusa. Le cronache degli ultimi anni parlano chiaramente di una recrudescenza altalenante di questa guerra che continua a mietere vittime innocenti.

Eppure la retorica dei pacifisti nostrani continua a sminuire l’impegno che si deve mettere per combattere questo cancro sia nei quartieri delle nostre città sia nelle lontane terre desertiche del Medio Oriente. È questa l’estrema miopia di un Occidente incapace di difendere se stesso e di preservare la propria incolumità. Ci sono più piani su cui bisogna combattere. E sono tutti egualmente fondamentali.

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L’Europa, però, sembra cedere su tutti i fronti: cede su quello culturale, dimenticando le proprie radici cristiane per non turbare le altre culture; cede sulla difesa dei propri confini, in nome di una spasmodica accoglienza che a tendere devasterà il tessuto sociale dei Paesi che ne vengono travolti; cede sul piano militare, disimpegnando quegli avamposti che in questi anni hanno fermato l’avanzata delle milizie islamiste. Lo fa in continuazione. Salvo poi risvegliarsi, tutto d’un tratto, sempre nel solito incubo. Lo stiamo rivivendo in questi giorni dopo l’attacco ai soldati nella provincia di Kirkuk. Un’imboscata rivendicata dallo Stato islamico che, poche ore dopo, ha firmato anche la brutale esecuzione di due preti armeni a Qamishli.

Il jihad si sta riorganizzando, questo è un dato di fatto. Prima di tornare alle armate nere del Califfato, probabilmente, passeranno diversi anni, proprio come era stato per i jihadisti Al Qaeda dopo l’offensiva scatenata dagli Stati Uniti in seguito all’attacco alle Torri Gemelle. Questo non deve far dormire sonni tranquilli a chi tira i fili da Bruxelles. Anzi, dovrebbe aprire gli occhi su quanto accaduto negli anni: la destabilizzazione della Siria (sostenuta dall’Occidente stesso) ha aperto lo spazio vitale che ha dato vita al Califfato che, a sua volta, ha armato i jihadisti europei tornando a far scorrere sangue nelle città dell’occidente.

Forse, la lezione delle bombe messe da Al Qaeda a Londra e Madrid era ormai acqua passata. Come sarà acqua passata fra qualche anno, la mattanza sulla promenade di Nizza, il prete sgozzato nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray e la carneficina al mercato di Natale a Berlino. Per l’Occidente, ottenebrato dal buonismo, le priorità sono sempre altre. Le nostre radici vengono barattate e poco a poco sbriciolate in nome di un’immotivata fede nel politicamente corretto. Alla sicurezza nazionale viene, invece, anteposta l’accoglienza indiscriminata. E la difesa viene smontata, pezzo dopo pezzo, per non irritare i pacifisti rossi. In questo modo l’Europa e, più in generale, l’Occidente finirà per consegnarsi al nemico. La stampa progressista fa carta straccia di questi problemi. In cima ai suoi pensieri c’è, infatti, il fascismo di ritorno. Come un disco rotto sono anni che cavalca un’inesistente emergenza per contrastare l’affermarsi dei partiti sovranisti al potere. È un’operazione martellante che punta a spostare l’attenzione aprendo nuovi fronti di scontro politico per sviare l’attenzione sui veri problemi. Ne sanno qualcosa in Germania dove a Dresda la sinistra ha addirittura dichiarato lo stato di emergenza contro i neo nazisti.

In Italia il clima non è affatto diverso: mentre in Europa viene emessa una fatwa contro ilGiornale, i benpensanti si battono contro un non documentato futuro distopico in cui le destre hanno restaurato il regime fascista e qualsiasi “ismo” è non solo accettato ma ampiamente condiviso dalla stragrande maggioranza del Paese. La realtà è un’altra. Ed è qui che l’Occidente sta giocando la partita per riuscire a sopravvivere a questo duplice attacco. Jean Cau diceva che “ci sono mille modi di suicidarsi. Balzac scelse il caffè, Verlaine l’assenzio, Rimbaud l’Etiopia, l’Occidente la democrazia, e Guevara la giungla”, ma aveva ragione solo in parte. L’Occidente oggi si sta uccidendo a suon di indifferenza e buonismo. Figli legittimi di una democrazia impazzita.

 

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