“Capita spesso che un ambasciatore di un Paese straniero voglia incontrare una personalità italiana e questo è valso anche per Grillo, perché scandalizza questo?”. La finta ingenuità ostentata oggi da Luigi Di Maio ci dice che, quando alziamo un forte sospetto sull’operazione condotta da Beppe Grillo con i cinesi, siamo sulla strada giusta. La scorsa settimana, infatti, il comico genovese, nonché fondatore del Movimento 5 Stelle, ha incontrato l’ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, ben due volte nel giro di meno di ventiquattr’ore. Non si sa se l’abbia fatto a titolo personale o in rappresentanza del partito che telecomanda a distanza e di cui, proprio nelle stesse ore, ha confermato la (debole) leadership. Quel che è certo è che non si è trattato di un visita di piacere: le mire dei grillini si intersecano da tempo con quelle del Dragone e rischiano di essere dannose per il nostro Paese.

Come spiega Federico Giuliani su Inside Over, il piano dei pentastellati per provare a rafforzarsi in Italia passa da Pechino. E non è un caso che Grillo si sia messo a giocare la partita in prima persona proprio all’indomani della strigliata che, di fatto, ha ridimensionato i poteri di Di Maio, riportandolo sulla via del patto con il Partito democratico. Non si sa quali siano gli obiettivi delle trame grilline con i cinesi, ma sono facilmente ipotizzabili. In cima a tutti c’è sicuramente il memorandum sulla Nuova Via della Seta che, sul piano commerciale, potrebbe anche giovare all’Italia ma che al tempo stesso rischia di creare non poche difficoltà con i nostri storici alleati in Europa e, in particolar modo, con gli Stati Uniti di Donald Trump che con Pechino sono ai ferri corti da quando è iniziata la guerra dei dazi. E qui si inseriscono i dossier più scottanti, e cioè quelli che riguardano le il nostro tessuto industriale e la tecnologia.

Non è infatti un mistero che a Pechino non solo facciano gola le nostre imprese e i vuoti lasciati dai fallimenti degli ultimi anni ma mirino a mettere le mani sulla rete per il 5G. In questa partita prettamente economica c’è un giocatore che è pronto a tornare in campo: Romano Prodi. Il suo nome, in tempi non sospetti, era stato già avanzato dai Cinque Stelle come possibile presidente della Repubblica. Oggi, anche in vista del cambio della guardia al Quirinale nel 2022, la moneta di scambio può essere proprio quella poltrona in cambio degli agganci giusti a Pechino.

Recentemente l’ex premier, che ha sempre avuto un certo feeling con la Cina, è stato nominato dal governo di Xi Jinping nel board della Nuova Via della Seta e questa particolare posizione può aiutare Grillo a rendere più saldi i rapporti tra i due Stati. Un’operazione che, per essere portata avanti, ha necessariamente bisogno che non salti l’alleanza giallorossa.

Chi ci guadagnerà da questa operazione? Di certo non l’Italia che sta facendo irritare gli storici alleati. Anche la Farnesina ne esce con le ossa rotte. Messo all’angolo da Grillo, Di Maio finisce per contare sempre meno ai tavoli internazionali (le rare volte in cui decide di presentarsi) dove si discutono davvero le mosse chiave. E persino le nostre imprese adesso rischiano di subire le conseguenze di una politica estera ed economica scellerata. Tante sono le ombre sull’operato grillino con Pechino. Ombre cinesi, appunto.

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