Dalla stagione del coraggio si è immancabilmente tornati alla stagione delle menzogne e delle viltà. In questo triste passaggio alcuni attori sono rimasti gli stessi. Altri ne sono subentrati creando un mix esplosivo di incompetenza e imperizia. Il risultato (devastante) era chiaro sin dai primi giorni di settembre quando hanno improntato tutta la propria azione di governo sulla discontinuità con le misure fatte approvare dalla Lega.

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Il caso Gregoretti è sicuramente lo specchio della foga con cui il nuovo governo ha voluto improntare la propria azione. Giorno dopo giorno si è macchiato di una lunga sequela di bugie per coprire decisioni che, al fine di colpire il nemico leghista, stanno ferendo il Paese. Si è iniziato con le trame con i servizi segreti americani per ottenere la poltrona e si è finito con la fuga dalle proprie responsabilità nella decisione di non far sbarcare una nave carica di clandestini obbligando così l’Europa a fare la propria parte. “Ha deciso tutto Salvini”, è la strategia difensiva adottata dal premier Giuseppe Conte e dai grillini che ancora oggi siedono al governo. Come se nessuno di loro, in quei giorni di fine luglio, si fosse mai accorto che i siti e i tiggì non facevano altro che parlare della presenza di una nave (la Gregoretti, appunto) al largo delle coste siciliane con la bellezza di 131 immigrati clandestini in attesta di essere sbarcati nel nostro Paese. In realtà tutti sapevano, eccome. Anzi, secondo quando riferito dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a In Onda su La7, era addirittura in corso “un dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa”. “La posizione del governo è sempre la stessa” puntualizzava, poi, il grillino.

La fantasiosa ricostruzione di Conte e soci è stata già smentita dalle prove portate da Matteo Salvini in Giunta per l’autorizzazione a procedere. Ci sono tutti i contatti tra il Viminale e Palazzo Chigi. Ma tant’è. Da giorni si continua con le stesse balle che ci avevano sciorinato sul finire del 2019 per coprirsi dall’imbarazzo di un voto a favore del processo quando mesi fa gli stessi si sono espressi contro nel caso-fotocopia della nave Diciotti. “Se devo rispondere della specifica decisione riguardante lo sbarco di una nostra nave in un nostro porto – si è giustificato ieri il premier in una intervista al Corriere della Sera – non posso affermare di essere stato coinvolto se questo non è avvenuto”. A questo imbarazzante dietrofront si sono aggiunti i mezzucci politici per procrastinare la forca giudiziaria fin dopo il voto in Emilia Romagna e Calabria nel tentativo (disperato) di mettere in difficoltà il leader leghista. Eppure lo scorso dicembre erano stati tutti concordi nel fissare per il 20 di gennaio il voto in Giunta. Ieri un grillino, Matteo Crucioli, è saltato in piedi a chiedere un’altra istruttoria sulla situazione sanitaria a bordo della Gregoretti. E, quando il rinvio è stato bocciato, i giallorossi si sono messi a frignare e hanno abbandonato i lavori.

“Cosa cambia tra questa settimana e i primi di febbraio?”, ha chiesto provocatoriamente Salvini. “Se secondo il Pd il M5s sono un criminale, lo dicano subito…”. La verità è che, come ha spiegato molto bene l’ex pm Carlo Nordio, “se ha sbagliato Salvini, ha sbagliato il governo” intero. Ma, dal momento che l’ex numero uno del Viminale non ha fatto altro che difendere i confini del Paese obbligando l’Unione europea a prendersi le proprie responsabilità davanti alla scelta di accogliere o meno 131 clandestini, quello che una certa magistratura e i giallorossi vorrebbero mettere in piedi è un vero e proprio processo politico con l’obiettivo di imbrigliare il leader leghista in una condanna che gli impedirebbe la candidatura alle politiche. In caso di processo, con le accuse che gli sono state mosse dai magistrati, rischia quindici anni di carcere per quello che milioni di italiani riconoscono essere il grande merito di chi fino alla scorsa estate ha guidato il ministero dell’Interno.

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