Per il momento sono solo proposte. La linea, però, resta quella fissata da Repubblica tempo fa: “Cancellare Salvini”. La crociata è stata presa sul serio dal governo giallorosso che ieri, tra bisticci e divergenze, ha iniziato a buttar giù una prima bozza di riforma dei due decreti Sicurezza. L’intento delle misure volute dal Matteo Salvini quando sedeva al Viminale era combattere l’immigrazione clandestina, fermare gli assalti delle Ong alle nostre coste e dare un freno al business dell’accoglienza che per anni è stato la mangiatoia della sinistra nostrana. Ora Giuseppe Conte e Luciana Lamorgese stanno orchestrando il passo indietro che cancellerà i due decreti che portano il nome del leader leghista e renderà il Paese meno sicuro.

Matteo Salvini a Bologna per la campagna elettorale in vista delle regionali in Emilia Romagna

Non sappiamo ancora quanto ci costerà questa crociata ideologica imposta dal Partito democratico. Secondo l’ex magistrato Carlo Nordio la pagheremo cara, sia dal punto di vista sociale sia da quello economico. Al termine del vertice, che ieri sera ha visto battagliare per due ore la maggioranza, il quadro politico risulta ben delineato: da una parte i dem e i renziani hanno preteso discontinuità, andando ben oltre le modifiche segnalate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dall’altra i grillini non hanno voluto dare a vedere che sono disposti a rimangiarsi quei provvedimenti che loro stessi hanno votato solo qualche mese fa. Al di là dei capricci, che si inseriscono in un più ampio quadro di litigiosità tra alleati che mal si sopportano, a noi interessa capire dove ci faranno sbattere il grugno. E soprattutto quanto ci farà male. Per il momento i primi capisaldi della riforma, partoriti dopo due ore di faccia a faccia, ci fanno temere solo il peggio. Ma andiamo con ordine.

Per schematizzare: la maggioranza giallorossa è intervenuta sulle multe alle organizzazioni non governative (rendendole di gran lunga meno salate), ha tolto la confisca immediata della nave e l’arresto del comandante che la guida (scatteranno solo dal secondo sbarco in poi), ha di fatto reintrodotto i permessi umanitari allargando a dismisura la platea degli immigrati che hanno diritto ai permessi speciali e – ciliegina sulla torta – ha concesso ai richiedenti asilo la possibilità di iscriversi all’anagrafe comunale e, quindi, di ottenere assegni, prestazioni sanitarie, case popolari e così via. Non riuscendo, poi, a portare lo ius soli in parlamento, Conte & Co hanno messo mano al processo burocratico che impiega uno straniero a ottenere la cittadinanza italiana. Si passa dagli attuali quattro anni a ventiquattro mesi: la metà. Mica poco…

La linea, insomma, è stata tracciata. Con l’intento di eliminare (politicamente) Salvini, i giallorossi finiranno per cancellare il tessuto sociale del nostro Paese. Brindano i trafficanti, che hanno già ripreso a far partire i viaggi della speranza dalle coste libiche, le organizzazioni non governative, che proprio in questi giorni stanno facendo ripartire le raccolte fondi, e più in generale i talebani dell’immigrazione che con l’accoglienza hanno sempre fatto affari d’oro. D’altra parte la stagione degli sbarchi è alle porte e l’abbattimento dei decreti Sicurezza è lo spot più efficace per aprire le danze di una nuova ondata.

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