La passerella a Villa Pamphili si è conclusa con lo spettacolo pirotecnico del premier Giuseppe Conte. Dopo una settimana di incontri ha calato l’asso della una riduzione dell’Iva per rilanciare i consumi. Ottimo (si fa per dire). E pensare che fino a qualche mese fa temevamo addirittura che ce la alzassero a causa delle clausole di salvaguardia che ogni anno riusciamo a evitare di un soffio. Ebbene, l’avvocato del popolo si è impegnato (a parole, ovviamente) a dare una limatina all’odiato balzello. Di quanto? Non lo ha detto. Se fosse anche solo di un punto percentuale arriverebbe a costargli circa 4 miliardi. Soldi, nelle casse dello Stato, ce ne sono pochi. Tanto che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha in mano i cordoni della borsa, gli ha già fatto presente che bisogna prima vedere i conti. Il ché ridimensiona la proposta del premier in quello che realmente è: una boutade. Anche perché, se volesse davvero tagliare le tasse, si metterebbe a lavorare ad una riforma seria del Fisco. Ma questo non è all’ordine del giorno, né oggi né domani.

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In qualche modo Conte doveva giustificare i nove giorni trascorsi ad ascoltare chiunque a Villa Pamphili. Di risultati non ne ha portato a casa manco mezzo. Anzi, è finito pure per bisticciare con la Confindustria e a rompere del tutto con il centrodestra. Così, per dare un senso alla kermesse, eccolo tirar fuori dal cappello magico la proposta che fa sempre titolo. Lo ha fatto nel giorno in cui vede attori, cantanti e archistar. “Stiamo discutendo in questi giorni un po’ sull’Iva – ha detto – potrebbe essere ritoccata, abbassarla un po’ potrebbe dare una spinta ai consumi“. Il tono è tipo: “Stiamo discutendo in questi giorni un po’ sulle vacanze. Potremmo anche andare al mare, farebbe bene cambiare un po’ aria dopo tre mesi di quarantena”. Nelle parole del premier non c’è nulla di concreto. Non si butta lì una proposta del genere senza delinearla con precisione. Almeno per il momento brilla come un fuoco d’artificio al termine dell’evento. I bagliori, però, rischiano di spegnersi nel giro di poco se il governo non darà un seguito concreto alla proposta.

Le idee di Conte non sono chiare. Il lockdown ha già avuto devastanti sulle casse dello Stato. Il Mef ha, infatti calcolato che dal gettito dell’Iva entreranno circa 5 miliardi in meno rispetto all’anno scorso. Ora, se l’esecutivo dovesse veramente sforbiciare il balzello sui consumi, si rischiano altri 4 miliardi di entrate in meno. Possiamo permettercelo? Gualtieri ha già frenato: “Occorre una valutazione precisa di costi e benefici”. E ha spostato l’attenzione su un’eventuale “decontribuzione del costo del lavoro”. In Europa la cancelliera Angela Merkel lo ha già fatto: ha tagliato l’Iva dal 19% al 16% e dal 7% al 5%. Un’operazione da 20 miliardi che durerà solo un semestre. Anche l’intervento di Conte potrebbe essere temporaneo? Fortunatamente, a fronte della crisi economica scatenata dall’epidemia, sono state disattivate le clausole di salvaguardia. In futuro non si sa cosa succederà. Prima o poi, infatti, Bruxelles tornerà a chiederci conto dei nostri buchi di bilancio. L’importante è che poi non ci tocchi un doppio rialzo delle aliquote.

Messo da parte il forte scetticismo, speriamo che il governo possa farcela davvero. Che sia un taglio (si spera consistente) dell’Iva o una riduzione (anche qui si spera consistente) del cuneo fiscale, va tutto bene. L’importante è iniziare a a tagliarle, queste tasse. Per farlo seriamente, però, è necessaria una riforma complessiva e coraggiosa del Fisco e non misure spot per conquistare qualche titolo sui tiggì. È troppo facile promettere e poi lasciare cadere le proposte nel vuoto o, ancora peggio, proporre misure antitetiche al principio (sacrosanto) della diminuzione della pressione fiscale, come la rimodulazione dell’Irpef che hanno in cantiere.

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