“In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale.”
Questo è il principio di precauzione espresso dalla Conferenza di Rio del 1992 per indurre gli Stati non solo a spendere miliardi, ma ad imporre spesso assurde misure restrittive per la tutela ambientale sulla base di teorie pseudo-scientifiche non supportate da alcuna certezza, ma dal solo ipotetico rischio che una qualsiasi attività umana possa essere un potenziale pericolo per l’ambiente. È molto più restrittivo del principio di prevenzione, che consente vincoli legali solo in caso di rischio scientificamente dimostrabile.
È in base al principio di precauzione che ci rovinano l’esistenza con le limitazioni all’emissione di CO2, non ostante nessuno studio scientifico serio abbia dimostrato che ci sia una correlazione con i cambiamenti climatici, anzi è semmai dimostrato il contrario. È sempre in base a questo principio che impediamo le coltivazioni OGM, per il solo motivo che ancora non è stato dimostrato che non siano un pericolo per la salute, malgrado non vi siano prove scientifiche che facciano male.
Ecco, ora mi chiedo come sia possibile che gli stessi presunti progressisti politicamente corretti, in realtà assolutamente conservatori in tema ambientale, non si preoccupino minimamente di applicare il principio di precauzione alla salute psicofisica dei bambini.
Non vedo la benché minima cautela nello stravolgere un difficile equilibrio della razza umana che ci abbiamo messo solo un paio di milioni di anni a creare. D’altronde, se l’homo sapiens ha cominciato ad evolversi 200.000 anni fa e ci ha messo solo 195.000 anni per creare le prime civiltà per come oggi le conosciamo, volete che non bastino una trentina d’anni di teorie gender per stravolgere radicalmente l’evoluzione umana a colpi di leggi politicamente corrette?
Ora, va bene tutto, ma trovo davvero riduttivo parlare di diritti dei gay che vogliono adottare i bambini anziché di diritti dei bambini, gli unici che dovrebbero essere tutelati perché impossibilitati a farlo da soli.
E’ troppo comodo focalizzare l’attenzione sulla libertà degli adulti e sui loro indiscutibili gusti sessuali, perché è ovvio che ognuno sia libero di amare chi gli pare e piace, purché adulto e consenziente. Appunto: adulto e consenziente.
Lo Stato non serve affatto per dire agli adulti chi devono amare, ma se un’utilità può averla è proprio quella di tutelare gli indifesi, che non possono difendere da soli i propri diritti.
E, abbiate pazienza, ma io proprio non me la sento di fregarmene allegramente del principio di precauzione quando si tratta di bambini, né di usarli come cavie perché nessuno ha ancora dimostrato scientificamente che l’adozione di un bambino da parte di una coppia omossessuale non avrà ripercussioni sul suo equilibrio psicofisico e sul suo benessere.
Ma che ne sappiamo? Studiamo la psiche da meno di 150 anni e ancora ci capiamo poco o nulla del nostro cervello, le conoscenze sul DNA sono agli inizi, non abbiamo neppure cominciato a trovare le correlazioni tra geni e memi, e ci mettiamo allegramente a fare esperimenti sulla pelle dei bambini? Ma chi ci crediamo di essere, Dei?
E non c’entra nulla l’ipocrisia delle famiglie sfasciate di oggi, né la morale cattolica, né gli abusi che i bambini subiscono da genitori eterosessuali. Anzi, proprio i danni psichici evidenti che genitori sbagliati possono causare ad un bambino dovrebbero dimostrare che bisogna andarci con i piedi di piombo, perché l’unica cosa che sappiamo è che le turbe dell’infanzia trasformano e rovinano l’intera vita di una persona.
Andatelo a chiedere ai professori dei vostri figli, soprattutto alle medie quando cominciano a realizzare la loro triste esistenza, quanti e quali problemi hanno i ragazzini odierni, figli della distruzione della famiglia allegramente perpetrata negli ultimi decenni. E pensate che la soluzione sia annientare definitivamente la famiglia tradizionale per sostituirla con madri surrogate, uteri in affitto, adozioni incrociate?
Beati voi che avete tante certezze, che pensate di risolvere tutti i problemi dell’umanità appiccicando alle vostre teorie l’etichetta “politically correct”.
Io mi permetto solo di farvi osservare che se ci siamo evoluti così, se abbiamo raggiunto traguardi inimmaginabili per le altre specie, non lo abbiamo fatto in trent’anni forzando l’evoluzione con le leggi e le campagne di sensibilizzazione, ma ci abbiamo messo giusto un paio di milioni di anni. E se c’è una particolarità che ci distingue dagli altri animali, da che abbiamo notizia della civilizzazione negli ultimi 5.000 anni, è proprio la famiglia tradizionale composta da due genitori naturali ed i loro figli.
Il problema semmai è che la famiglia è la quintessenza dell’egoismo, e proprio per questo osteggiata da tutte quelle disgraziate teorie che vogliono far prevalere lo Stato sulla persona, sulla sua naturale predisposizione a ricercare liberamente da sé la propria felicità, grazie anche e soprattutto alla propria famiglia, che proprio per questo è la base fondamentale della nostra evoluzione e del nostro benessere.
“La famiglia, infatti, è stata il primo esempio di geniale suddivisione dei compiti indotta dalla vulnerabilità dei cuccioli, il risultato di un’evoluzione dovuta alla selezione naturale e mentale. Una combinazione di istinti naturali e cultura che ci ha indotti a preferire la stabilità di una coppia ai pericoli di una vita in solitudine. E così, mentre l’uomo usciva dalla grotta per procurare il cibo, la donna si prendeva cura dei cuccioli. Ora, senza che qualche femminista vada in crisi isterica, qui non si tratta di pari opportunità, ma di morfologia della specie e di banale allattamento. Se anche qualche popolo ci avrà provato a invertire i ruoli, non mi risulta che le amazzoni abbiano molti discendenti. Ovvio che oggi lo si possa fare, ma si tratta di un’evoluzione che non nega, anzi conferma come la famiglia resti, malgrado gli attacchi che subisce, la forma prediletta da miliardi di esseri umani per soddisfare l’egoismo esteriore. (…)
Non può essere un caso, d’altronde, che in qualsiasi parte del mondo, in ogni epoca e civiltà, primitiva o evoluta, anche tra genti che non avevano mai avuto contatti tra loro, la famiglia naturale sia la cellula base della società. Già me li immagino i benpensanti che inorridiscono di fronte a questa banale verità, quelli che considerano il matrimonio un mero formalismo imposto dalla religione. Ma quale? Se tutte, le più diverse tra loro, lo prevedono, vuol dire che la famiglia basata su di esso prescinde dalla religione.
Semmai profeti, santoni o sciamani hanno fatto proprio e cercato di regolamentare un fenomeno sociale che esisteva ben prima, inventando le più disparate liturgie per celebrarlo pubblicamente.
La religione arriva dopo, la cultura, l’etica sono una conseguenza, un modo per rafforzare e proteggere questa unione, ma il nucleo del matrimonio prescinde dai peccati o dai reati che sono stati inventati per difenderlo. Sono gli stessi esseri umani a rendersi conto, già nelle prime tribù, dell’importanza di tutelare questa unione, per una notevole dose di lungimiranza. Quando una società protegge, infatti, il matrimonio e la famiglia, protegge se stessa e la sua sopravvivenza. Da un lato, permette di far crescere i bambini nell’ambiente ideale affinché maturino, si evolvano, siano a loro volta in grado di procreare e di permettere a quella società di non estinguersi. Dall’altro lato, evita che i propri membri si massacrino tra di loro, con identici devastanti esiti.” (da “In difesa dell’egoismo, Rubettino)
E ora, come se nulla fosse, avete la presunzione di stravolgere tutto a colpi di commi di legge, senza preoccuparvi delle conseguenze?
E, tra l’altro, in una maniera estremamente subdola perché non avete neppure il coraggio di farlo in modo palese. Il disegno è chiaro: si comincia con la “stepchild adoption”, che fa figo usare l’inglese e nessuno capisce bene di che si tratta, ma in realtà è solo un malcelato trojan, già che vi piace usare parole anglosassoni.
I giudici e la Corte Costituzionale sono, infatti, già pronti con il grimaldello dell’art. 3 della Costituzione per estendere l’adozione a tutti gli altri casi equiparando le coppie etero a quelle gay, quell’articolo nato per trattare in modo uguale situazioni uguali e che ormai viene usato solo per trattare in modo uguale situazioni diverse.
A me dispiace che i gay non possano, o meglio non vogliano, soddisfare il loro egoismo esteriore procreando naturalmente, posso provare simpatia, empatia, comprensione per il loro desiderio di paternità, posso capire che vogliano crescere insieme, con pari diritti, un bambino che sentano figlio di entrambi e non discuto sull’amore che gli darebbero, ma non è questo il punto.
La differenza tra un bravo genitore ed uno pessimo non è data solo dall’amore, non basta affatto, né tanto meno dai diritti riconosciuti per legge. È un delicatissimo equilibrio tra sei diversi egoismi che ha, e deve avere, un solo valido risultato: lo sviluppo psicofisico ottimale del bambino. L’unico che abbia diritti da tutelare.
Assecondare solo alcuni egoismi dei genitori senza preoccuparsi di quali conseguenze ciò possa avere per il bambino, questo sì che è politicamente sbagliato.

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