Ormai tutto diventa un DIRITTO, in una confusione che non è solo giuridica, ma prima di tutto mentale e con effetti deleteri sulla gestione politica ed economica.
E la responsabilità non è solo dei gruppi di opinione, dei media o dei politici che comprano consenso inventando DIRITTI inesistenti, ma di giudici, giuristi e legislatori che mischiano concetti distinti e sembrano aver perso di vista l’essenza stessa della libertà e del rapporto tra lo Stato e i cittadini. Quando, infatti, si inverte questo rapporto, è lo Stato l’unico che può elargire DIRITTI, ma in realtà maschera così restrizioni delle libertà dei cittadini.
Ripartiamo dalle fondamenta da un punto di vista egoistico per chiarirci.
Ogni essere umano nasce con la libertà di fare quel che gli pare e piace per soddisfare i propri egoismi. Queste sono le FACOLTÀ: sono libera di fare o non fare, nessuno mi può obbligare né me lo può impedire.
Non sono affatto DIRITTI perché questi presuppongono un OBBLIGO di qualcuno di fare o di subire ciò a cui un altro ha DIRITTO.
Quindi, per fare un esempio pratico, Lucia ha la FACOLTÀ di innamorarsi di Renzo, ma non ha il DIRITTO di stare con lui perché Renzo ha la FACOLTÀ di non volerla e nessun bravo lo può obbligare a starci.
Non essendo, quindi, soli al mondo e dovendo convivere in modo pacifico in una società, perché è nel nostro stesso interesse farlo grazie all’egoismo sociale, queste FACOLTÀ trovano un limite nelle pari FACOLTÀ altrui, ossia nella Regola Aurea: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
Ma chi decide cosa può dar fastidio agli altri? Magari sono particolarmente intolleranti e nervosetti, per cui si rischia l’immobilismo e va fatta una scelta che sia condivisa da più persone possibile.
Ecco che interviene lo Stato e crea i DIVIETI. Poco conta che sia democratico o meno, purché sia chiaro il concetto che ogni DIVIETO è una limitazione delle nostre FACOLTÀ e quindi della nostra libertà. Possiamo accettare o meno i DIVIETI, se ne condividiamo la necessità per una convivenza civile, decidere di cambiare Stato, combatterli, cercare di modificarli, ma siamo comunque costretti a rispettarli dall’autorità dello Stato.
Lo Stato, quindi, ha il POTERE di vietare a Renzo e Lucia di stare insieme perché sono fratelli, al fine di evitare che nascano figli deformi dall’incesto. Può vietare la poligamia per tutelare il coniuge debole costretto a subirla. Può vietare il matrimonio di bambini e persone incapaci di intendere e di volere per tutelare la loro FACOLTÀ di scegliere consapevolmente con chi stare. E fin qui nulla quaestio, quanto meno nella società occidentale, perché alcuni popoli barbari non hanno questi DIVIETI.
Ma lo Stato, o meglio i politici o i sacerdoti di turno hanno anche il POTERE di vietarci di stare insieme se apparteniamo a caste o religioni diverse, abbiamo diversi colori di pelle, siamo dello stesso sesso. Qui è evidente che si tratti di DIVIETI che non hanno alcun collegamento con la Regola Aurea, ma al contrario la violano, perché nessuno vorrebbe subire una simile arbitraria ed inutile limitazione delle proprie FACOLTÀ. Non si sta, infatti, tutelando nessuno se non i gusti e le ideologie di chi ha il POTERE di legiferare tali DIVIETI.
Ed ecco che ti inventano i DIRITTI CIVILI, che non sono affatto DIRITTI nel vero senso della parola, ma rafforzamento delle FACOLTÀ creando DIVIETI per i legislatori. Ossia, vengono codificate alcune FACOLTÀ, chiamate per convenzione DIRITTI CIVILI, considerate essenziali per ogni essere umano e si vieta agli Stati di impedire ai propri cittadini di esercitarle. Non è lo Stato, quindi, a creare i DIRITTI CIVILI, ma al contrario è costretto a subirli. Forse se all’epoca avessero avuto più fantasia ed avessero usato un altro termine tanta confusione non si sarebbe creata, ma tant’è.
I DIRITTI veri e propri, invece, prevedono come detto un DOVERE per determinate persone di fare o non fare qualcosa. In questo caso è lo Stato con le proprie leggi a tutelare chi ha un DIRITTO, imponendo con la forza della sua Autorità, se serve, che chi ha un DOVERE lo rispetti facendo o non facendo qualcosa.
Se, quindi, Renzo e Lucia decidono di sposarsi, tramite un impegno formale liberamente accettano di assumere dei DOVERI reciproci con i corrispondenti DIRITTI. Lo Stato potrebbe disinteressarsi a loro, lasciare che siano le loro FACOLTÀ ad esprimersi liberamente. Per tradizione millenaria e per la consapevolezza dell’importanza della famiglia per lo sviluppo e la coesione di una società, invece decide che è importante rafforzare i loro impegni con il suo POTERE di farli rispettare, un po’ per tutelare il coniuge più debole, ma soprattutto per garantire ai figli una sana crescita, che non dimentichiamo non appartengono ai genitori, ma necessitano della tutela rafforzata delle proprie FACOLTÀ da parte dello Stato anche nei confronti dei genitori stessi.
Dato che i figli non scelgono di nascere né sono in grado di prendere impegni, lo Stato interviene per imporre ai genitori dei DOVERI nei loro confronti, creando così dei DIRITTI da una situazione di fatto. Renzo e Lucia subiscono, quindi, una limitazione delle loro FACOLTÀ, per cui non saranno per esempio più liberi di disporre del loro patrimonio in vita o dopo la morte, perché dovranno riservarne una quota al mantenimento dei figli e dell’altro coniuge se ha redditi inferiori.
Si può essere o meno d’accordo su questa limitazione della libertà dei genitori e dei coniugi, tant’è che non tutti gli Stati hanno le stesse regole, ma è bene capire che si tratta di una scelta politica fatta per perseguire determinati interessi considerati più importanti per la società rispetto alla FACOLTÀ dei singoli di usare il proprio patrimonio come gli pare.
Lo Stato può, invece, decidere che altre situazioni sentimentali di fatto restino FACOLTÀ dei singoli, non vietarle, ma disinteressarsene lasciando che siano gestite dalle persone libere e consenzienti. Se non decido di sposarmi, lo Stato non mi toglie e non mi dà niente, mi lascia libera. E per fortuna, aggiungo io, perché se dovesse intervenire a legiferare ogni relazione sentimentale non mi sentirei affatto con più DIRITTI, ma con più DOVERI e meno FACOLTÀ.
Passiamo, quindi, ai PRIVILEGI. Quando lo Stato decide di tutelare alcune persone, per incentivarle a far qualcosa reputato importante per la collettività o per aiutarle se sono in difficoltà, crea dei PRIVILEGI, ossia pone a carico di tutti i cittadini un DOVERE di pagare attraverso le tasse delle donazioni fatte a determinate persone che si vogliono privilegiare.
Anche in questo caso è una scelta politica con cui ogni Stato, attraverso il suo POTERE, impone a tutti i cittadini una beneficenza forzata, limitando la loro FACOLTÀ di usare i propri guadagni come meglio credono. Può, quindi, decidere di tutelare un coniuge che si occupa dei figli e della gestione della casa, anziché lavorare, perché ritiene che la cura della famiglia sia un’attività importante per il benessere della collettività, e concedere così il PRIVILEGIO di ottenere una pensione di reversibilità in caso di morte del coniuge che lavorando si occupava del mantenimento economico.
A differenza degli altri cittadini che in caso di incapacità a lavorare devono mantenersi con i propri risparmi o con una pensione pagata con i contributi versati, lo Stato quindi PRIVILEGIA alcuni cittadini elargendo dei soldi che sono pagati da tutti i lavoratori produttivi attraverso tasse e contributi, a cui viene imposto il DOVERE di fare delle donazioni ai PRIVILEGIATI.
Lo so, mi rendo conto che con il nostro sistema pensionistico i PRIVILEGIATI siano la maggior parte, e non a caso sta collassando, ma questa è un’altra storia.
Quel che mi premeva qui era chiarire solo i concetti base perché poi ognuno sia libero di farsi l’opinione che preferisce avendo un minimo di cognizione di causa.
Uno può essere o meno d’accordo sull’estendere i PRIVILEGI, ma è bene chiarire che tali restano anche se li chiamano a torto DIRITTI. Perché sia chiaro che ad ogni PRIVILEGIO corrisponde un DOVERE a carico di tutti i cittadini, ad ogni DIRITTO corrisponde un DOVERE di un altro.
E quando lo Stato elargisce PRIVILEGI e DIRITTI, una sola cosa è certa: la limitazione delle FACOLTÀ e della LIBERTÀ dei cittadini che li subiscono.

Tag: , , , , , , , , , , , ,