Ovvero dell’incapacità di fare squadra. Più li osservo e più mi fanno rabbia. Potrebbero governare il mondo e finiscono per farsi comandare pur di non unirsi e fare fronte comune.
E sono così simili nella loro grandezza e nei loro errori da farmi pensare che la loro più grande forza sia anche il loro più grande limite: la capacità produttiva che li porta ad un individualismo esasperato.
Osservo le persone libere, i produttori di ricchezza, quelli che lavorano, che non chiedono aiuti di Stato e li vedo contrapporsi ai parassiti che mantengono con il proprio lavoro, dal primo dei politici all’ultimo dei mantenuti, quelli che nello Stato ci campano e ci sguazzano, che dallo Stato pretendono sussidi, stipendi, posti fissi, finanziamenti a fondo perduto, appalti pubblici, agevolazioni.
Sarebbero anche la maggior parte, checché se ne dica, perché non è una contrapposizione tra impiego pubblico e privato, tra impresa privata o statale, ma uno stato mentale. Essere liberi produttivi vuol dire darsi da fare, far bene il proprio lavoro non solo per guadagnare denaro, ma anche la stima propria e altrui, avendo la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono e di utile per se stessi e per la società in cui si vive, per il suo progresso ed il suo benessere. Significa avere dignità.
I parassiti, invece, si annidano ovunque, dall’ultimo dei sottosegretari alla onlus che lucra sui disgraziati, dall’operaio sindacalizzato che non stringe un bullone dal ’68 al magistrato che non si studia un fascicolo dal ’92.
Ebbene, qual è una delle differenze principali tra liberi e produttivi e parassiti? L’individualismo.
I primi si arrabbiano, discutono, chiedono meno tasse, meno spesa pubblica, meno burocrazia, ossia di essere lasciati liberi di produrre ricchezza da soli. Ed è quello che li rende grandi, ma allo stesso tempo li frega. Sono talmente abituati a produrre da soli che non sono capaci a fare squadra, non capiscono l’importanza di unirsi, di collaborare per sconfiggere i nemici comuni, per riuscire ad ottenere dalla società molto più di quanto otterrebbero mai da soli, perché confondono le proprie capacità con la presunzione di onnipotenza, non capendo la straordinaria forza dell’egoismo sociale, nato proprio per permetterci di soddisfare al meglio i nostri egoismi personali grazie ad un’organizzata suddivisione dei compiti.
I secondi, invece, lo sanno di non essere in grado di combinare nulla da soli, non hanno né la competenza né soprattutto la voglia di lavorare, non sanno cosa sia la dignità della produttività. Per questo si uniscono per fare massa comune, o meglio sono i cacciatori di potere che li portano ad unirsi per comprare il loro consenso a suon di sussidi sfruttando i liberi produttivi a proprio vantaggio.
E non esiste forma peggiore di corruzione di quella inversa del voto di scambio, per cui è il politico che per ottenere consenso corrompe gli elettori parassiti con il denaro pubblico, facendosi così pagare l’elezione dai liberi produttivi tartassati e creando le voragini del debito pubblico, ossia altre tasse per le generazioni produttive a venire.
I liberi produttivi lo sanno e malgrado siano la maggioranza non riescono a contrapporsi ai parassiti, che come truppe cammellate corrono ai seggi per continuare a farsi mantenere.
Ora osservate le donne. Non sono forse individualiste allo stesso modo? Millenni di sfruttamento maschile, di umiliazioni, di sottomissione, ma provate a metterle insieme in una stanza e si comporteranno come liberi produttivi.
Anziché unirsi, essere solidali, fare squadra, organizzarsi, mettere da parte le differenze per fare fronte comune, passano il tempo a denigrarsi a vicenda, a discutere di chi è più liberale o libertario, di chi ha il seno gonfiato o la partita IVA rifatta, di chi usa troppo trucco o troppo Stato, di chi la dà, la fiducia, a troppi o se la tira come se la patente liberale ce l’avesse d’oro.
Sarà probabilmente una questione atavica, sarà forse quell’istinto animale inverso che hanno le donne, uniche tra le specie, che le porta a competere tra loro per farsi fecondare dal maschio migliore, mostrandosi come le più degne di riprodursi non solo migliorandosi, ma denigrando e scacciando le rivali per essere preferite.
Non particolarmente diverso dall’imprenditore che pur di vendere non cerca di creare il prodotto migliore, ma critica quelli concorrenti fino al limite della concorrenza sleale perché in fondo in fondo vorrebbe raggiungere il guadagno facile del monopolio.
Ma il monopolio forzato la distrugge l’economia, blocca l’evoluzione che solo la sana competitività ed il continuo desiderio di piacere può favorire, limita i guadagni ad un mercato ristretto e di breve periodo perché se resti ferma sulla tua rendita-matrimonio di posizione, prima o poi arriva una concorrente con un prodotto più attraente che te lo porta via il cliente-marito.
E la soluzione non è affatto criticare le altre donne o i liberali, denigrarli e combatterli perché non sono abbastanza antistatalisti o troppo moderati o non usano le ruspe o non ti danno ragione su tutto o non ti venerano come il più libertario del bigoncio.
Perché questo significa proprio fare il gioco degli uomini e dei parassiti. Uomo non mangia uomo, parassita non mangia parassita, perché loro sanno capire istintivamente quando essere lupi solitari e quando invece fare branco per difendersi meglio dagli attacchi esterni, e care donne voi lo sapete benissimo come anche l’ultimo degli sconosciuti coprirà sempre vostro marito per quella solidarietà maschile che noi ci sogniamo e che ci impedisce la reale parità di potere. Altro che ministre e sindachesse di facciata.
Ma niente da fare, piuttosto non vanno a votare, passano più tempo a litigare tra loro, discussioni infinite, scissioni, alleanze frantumate, tentativi di scalata alla leadership in piena campagna elettorale, suicidi politici e crisi isteriche da ormone impazzito peggio che in una sindrome premestruale.
Risultato? I parassiti osservano, se la ridono, si compattano, votano e fregano i liberi produttivi per l’ennesima volta, arrivano al potere, aumentano la spesa pubblica per ripagarsi i voti e i liberi produttivi, ma fessi individualisti, pagano come sempre.
Signore e signori, imparate ad essere davvero egoisti, i conti all’interno fateli dopo, i panni sporchi lavateli in famiglia al momento opportuno, fate valere le vostre ragioni dopo essere stati eletti, i vostri avversari sono esterni, non cercateli all’interno in una competizione per la supremazia autolesionista, fatevi valere nella squadra non contro i vostri alleati, cominciate ad unirvi ed a capire che solo l’egoismo sociale vi può portare i migliori risultati, ma non può esistere senza un investimento, senza una rinuncia ad una parte dei vostri egoismi per ottenerne vantaggi superiori in futuro, consorziatevi, fate fronte comune contro gli attacchi dei parassiti.
Tenete a freno il vostro individualismo ed i vostri ormoni e governerete il mondo.

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