ART BONUS COMUNALE

Ve lo ricordate lo spettacolo della Fontana di Trevi? Una delle opere d’arte più famose al mondo tornata al suo splendore e tutto per merito del mancato intervento pubblico.
Ci hanno messo 17 mesi anziché i 20 previsti, il restauro è costato solo poco più di due milioni di euro ed è stato possibile solo perché per una volta lo Stato ed il Comune di Roma ne sono rimasti fuori e hanno lasciato fare ai privati il loro mestiere: investire, produrre ricchezza, farsi pubblicità.
Niente miliardi sprecati, lavori eterni, incompetenza, corruzione, ricorsi al TAR, blocco dei lavori, ma efficienza, velocità e risultato.
Per una volta Stato e Comune hanno fatto il loro unico dovere: hanno lasciato che se occupassero i privati, chi se ne intende e aveva tutto l’interesse a fare presto e bene.
Fendi si è fatta carico di tutto, ha predisposto il progetto affidandolo ai migliori esperti, ha affidato i lavori alle più competenti ditte specializzate in restauri, senza gare d’appalto e senza massimo ribasso, ma pagando il giusto, con il miglior rapporto prezzo-qualità.
La sovrintendenza si è limitata a controllare e lasciar fare a chi sapeva il fatto proprio.
Ed ecco quello che dovrebbe essere la normalità è diventato un miracolo in Italia.
E sapete perché lo ha fatto Fendi? Per quella meraviglia del mercato che è la sana e buona pubblicità.
Con una spesa di soli 2 milioni di euro è finita su tutti i media mondiali, il nome della casa di moda rimarrà per decenni a ricordo di questa meraviglia e sarà sempre associato ad un’opera d’arte unica.
È questo il modello liberale che deve diventare la regola e non l’eccezione.
Il Comune di Roma deve avvantaggiarsi di tutte le potenzialità offerte dal Codice dei beni culturali, che non ha sfruttato dal 2004, per valorizzare il suo immenso patrimonio artistico: sponsorizzazioni di restauri, mecenatismo, concessioni per far fruttare al meglio le opere d’arte, pubblicità sulle impalcature durante i lavori, gestione privata dei musei e tutto ciò che la fantasia degli imprenditori interessati può suggerire.
Il rapporto tra il Comune e le sue opere d’arte deve trasformarsi da spreco di denaro pubblico, degrado, incuria, corruzione a risorsa unica al mondo per la sua straordinaria bellezza e opportunità di rilancio dell’economia cittadina, a tutto vantaggio dei romani, dei turisti, delle imprese e così delle casse comunali.
Il Comune e la sovrintendenza ai beni culturali si devono occupare solo di fare il loro mestiere: vigilare che tutto sia fatto nel miglior modo possibile.
Per questo oltre a ridurre drasticamente la burocrazia ed i tempi di avvio di ogni progetto per valorizzare e preservare il patrimonio artistico, occorre incentivare il mecenatismo estendendo i benefici del c.d. Art bonus statale alle addizionali comunali sull’Irpef, riducendo così le tasse da un lato ed aumentando le entrate grazie all’enorme ritorno sull’economia della città che questi interventi avrebbero.
Oggi lo Stato riconosce una detrazione del 65% delle spese di chi investe in operazioni di valorizzazione del patrimonio artistico nonché delle donazioni che anche i privati cittadini possono effettuare per finanziare un determinato progetto, rendendo così possibile a chiunque partecipare anche con piccole somme.
Visto che tale detrazione non incide sulla base imponibile, però, l’addizionale che paghiamo al Comune di Roma resta invariata, oltre che la più alta d’Italia.
È importante e necessario, quindi, adottare un meccanismo di riduzione dell’addizionale comunale Irpef basato su quanto investito e donato per far tornare Roma all’antico splendore.
Queste e tante altre ancora sono le idee che intendo portare al consiglio comunale di Roma con la lista Rete Liberale per Marchini sindaco.
Se volete darmi la possibilità di metterle in pratica, non siate timidi e aiutatemi a diffonderle.
Barbara Di Salvo

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