RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE

Sono tutti bravi in campagna elettorale a fare il giro delle periferie degradate di Roma e dire che la riqualificazione sarà il primo punto del loro programma.
E poi chissà perché le periferie non fanno che essere sempre più degradate dopo le elezioni.
Tutti fanno grandi proclami, promettono investimenti, soprattutto in “kultura”, perché loro lo sanno che cosa ci vuole, loro hanno capito che bisogna educarli come bravi scolaretti ed ecco che diventeranno magicamente felici.
Ovviamente bisogna spendere soldi pubblici che notoriamente funzionano per raggiungere gli obiettivi prefissi: finanziare gli amici per progetti tanto costosi quanto inutili, se non per raccogliere voti di scambio.
Ma lo hanno mai chiesto agli abitanti cosa vogliono loro? Ci vuole tanto a capire che vorrebbero semplicemente vivere una vita normale? Riacquistare la dignità di avere un lavoro onesto e produttivo, guadagnare abbastanza per soddisfare i propri desideri, avere la possibilità di svagarsi nel tempo libero, fare quel che gli pare senza essere costretti ad evitare di perdere una giornata intera nel traffico per attraversare la città, già sarebbe il minimo. Eppure non ci arrivano.
Ma hanno mai provato a capire cosa abbia funzionato davvero in questi anni per cambiare il volto delle periferie?
Guardatevi intorno, osservate senza pregiudizi, non fate gli snob come al solito, non ragionate in base ai vostri gusti, non è difficile, dai.
Siete mai stati in un centro commerciale? Sì, proprio quelli che odiate tanto perché non rientrano nella vostra mentalità radical chic. Avete visto che marea di gente li frequenta? Quante persone ci lavorano? Quante persone hanno contribuito a costruirli? Avete notato come crescono anche tutte le attività limitrofe? Non vi dice ancora nulla?
O magari credete ancora alla fesseria che i centri commerciali ammazzano i negozi del centro? Già vi ho scritto qui che sono altri i motivi e le soluzioni per i commercianti e gli esercenti? Chi lo dice è proprio lo snob che frequenta i negozi del centro e non metterebbe mai piede in un centro commerciale. Basta un po’ di logica e di esperienza per capire che non c’entra nulla. La concorrenza ha sempre fatto crescere l’economia, mentre il protezionismo l’ha sempre resa asfittica. I consumatori sono diversi, sono persone che in centro ci vanno poco e niente a fare shopping, perché non hanno un lavoro, perché hanno gusti diversi o perché non possono perdere ore nel traffico.
Anzi, fai crescere così l’economia delle periferie: dai lavoro all’edilizia, il primo volano dell’economia e totalmente ferma a Roma da anni, dai un salario a centinaia di operai, elettricisti, impiantisti, imbianchini per costruirli; dai la possibilità a nuovi imprenditori di gestire un negozio e guadagnare, dai uno stipendio a migliaia di commessi e personale di servizio dei centri commerciali, aumenta i consumi e l’economia delle periferie e vedi come finalmente si possono permettere anche gli abitanti di andare in centro a fare shopping.
Vuoi toglierli dal degrado? Dagli una possibilità di svago, dagli un cinema, un teatro, un palco per piccoli concerti o spettacoli, una pizzeria, un ristorante, un bar, una discoteca senza costringerli a “venire a Roma”, come dicono loro pur abitandoci, per occupare il tempo libero.
Quando la Regione si deciderà ad approvare il Testo unico del Commercio pronto dal 2014, Roma avrà finalmente il potere di gestire autonomamente le autorizzazioni e le modalità per aprire nuovi centri commerciali.
È un’opportunità straordinaria se sfruttata con intelligenza e buon senso.
Roma può vendere i suoi terreni inutilizzati a prezzi di mercato, può modificare il piano regolatore e la destinazione d’uso dei terreni privati adatti, può velocizzare la burocrazia, oggi decennale, per dare le autorizzazioni, può raggiungere anche i suoi obiettivi sociali indirizzando i progetti di chi può tornare così a investire in città, può dare davvero una svolta alle periferie.
Bastano pochi vincoli di destinazione d’uso di alcuni spazi limitati e può ottenere grazie all’imprenditoria privata tutti i risultati che non otterrà mai con i soldi pubblici e la conseguente corruzione.
Può vincolare uno spazio destinato ad asilo nido, privato di grazia che costa molto meno e funziona molto meglio, dando dei buoni asilo ai cittadini residenti in zona e dare così la possibilità anche alle madri di andare a lavorare nel centro e avere un posto vicino dove portare i figli.
Può imporre che ci sia almeno un cinema o un teatro e permettere così agli abitanti di avere un posto vicino dove svagarsi.
Può vincolare uno spazio ad una biblioteca multimediale e dare così a tutti gli abitanti la possibilità di studiare, di leggere, di socializzare e di abbeverarsi della cultura che più gli pare e piace, senza dover subire la kultura dominante.
Può imporre che all’esterno o sul tetto del centro sia creata e manutenuta un’area verde, attrezzata con un parco giochi per bimbi e adulti, e portare finalmente il decoro urbano in luoghi dormitorio dove non si riesce neppure a portare a spasso il cane.
E il Comune può fare tutto questo senza spendere un centesimo, senza sprechi di denaro pubblico, senza mazzette, perché saranno solo gli imprenditori veri e produttivi a investire davvero per far crescere l’economia della città utilizzando tutto il resto del centro commerciale nel modo più efficiente, come solo loro sanno fare, aumentando così le entrate del Comune, per far uscire finalmente dal degrado le periferie in cui le hanno costrette i progetti faraonici e fallimentari di chi ha solo chiesto voti agli abitanti senza chiedere loro cosa volessero davvero.
Queste e tante altre ancora sono le idee che intendo portare al consiglio comunale di Roma con la lista Rete Liberale per Marchini sindaco.
Se volete darmi la possibilità di metterle in pratica, non siate timidi e aiutatemi a diffonderle.
Barbara Di Salvo