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È la certezza della pena che previene i reati, non l’inasprimento sulla carta di una pena mai o male applicata. Lo sanno tutti, dai giuristi ai bambini, che la minaccia di una punizione non serve a nulla se sai già che la farai sempre franca, perché l’autorità perde qualsiasi autorevolezza.
Per questo continuare a minacciare ruspe e sfracelli in un Paese vittima di un pensiero politicamente corretto, con i media subito pronti a darti del razzista per difendere queste kulture da lacrimuccia facile, con magistrati che non aspettano altro che scarcerarli pur di non darla vinta ai politici che detestano, non solo è inutile, ma sta diventando pure ridicolo, perché fa solo il gioco dei rom passare per vittime di razzismo.
E, invece, trattiamoli da italiani, adottiamo lo stesso metodo che adottano loro quando pretendono l’elemosina con fastidiosa e arrogante insistenza, usiamo il “metodo monetina” come Equitalia, applichiamo le leggi alla lettera fino al limite della burocrazia esasperante, stressiamoli fino allo sfinimento.
Cominciamo dai bambini a scuola. Organizziamo ogni santo giorno una squadra di controllo formata da vigili, assistenti sociali e forze dell’ordine di appoggio e andiamo a fare l’appello tutte le mattine in ogni campo rom per farli salire tutti sullo scuolabus, non ne deve mancare uno. Lo sappiamo chi sono, lo sappiamo dove vivono, lo sappiamo chi sono i genitori, e se non lo sappiamo è grave perché vuol dire che per loro si applica un’anagrafe diversa rispetto agli italiani, ed è questo il vero razzismo. Anziché regalare 27 milioni di euro alle solite cooperative per mandare ogni tanto a scuola meno di 200 bambini in media all’anno, come ha fatto il comune di Roma dal 2002 ad oggi, pretendiamo che ci vadano davvero.
Ogni giorno, per ogni bambino che non si presenta a scuola, deve scattare la segnalazione immediata in procura ed al Tribunale dei minori, i genitori devono presentarsi e giustificare con un certificato medico perché il bambino non è andato a scuola. Non se ne deve saltare uno. E voglio vedere se dopo 200 segnalazioni un giudice ha ancora la faccia di non togliere la potestà a chi sta distruggendo il futuro di suo figlio.
Passiamo poi alle verifiche fiscali, senza nessun razzismo, ma esattamente come si fa con gli italiani, applichiamo alla lettera il redditometro e verifichiamo ogni benedetto giorno tutti i beni intestati agli abitanti del campo rom o lì presenti. Devono giustificare l’acquisto con regolare documento fiscale, devono dimostrare di avere un reddito regolare consono all’auto di lusso parcheggiata fuori dalla roulotte, e se non lo fanno ogni giorno va segnalata all’Agenzia delle Entrate l’anomalia perché scattino le stesse sanzioni che applica a tutti gli italiani.
Non solo, va fatta una verifica quotidiana di ogni oggetto di valore, a partire dai gioielli fino al rame o ai tombini di ghisa, di cui va giustificata la provenienza e che devono essere fotografati uno per uno per controllare, con una apposita banca dati, se si tratti di oggetti rubati. E voglio vedere se dopo tutte queste segnalazioni un giudice ha ancora la faccia di non sequestrare e confiscare i beni rubati o di non pignorare i beni di lusso per far pagare anche a loro le tasse e le bollette che pagano tutti gli italiani.
E questo metodo monetina va applicato per tutto, per ogni maledetta norma e per ogni adempimento burocratico come si fa in tutto il resto d’Italia, lo stesso metodo che ci fa impazzire quotidianamente tra scartoffie e uffici pubblici.
Qui non è questione di essere razzisti, qui si tratta di pretendere che si applichino davvero a tutti le stesse leggi che si applicano agli italiani non rom, con lo stesso metodo stressante e con la stessa insistenza.
I rom lo conoscono bene questo metodo, lo applicano quotidianamente quando ti accerchiano per pretendere una monetina. Adattiamoci davvero alla loro kultura e imitiamoli.
Non serviranno le ruspe, se ne andranno spontaneamente nel giro di pochi mesi, proprio come vorrebbero fare tanti italiani che subiscono ogni giorno dallo Stato questo trattamento.
Queste e tante altre ancora sono le idee che intendo portare al consiglio comunale di Roma con la lista Rete Liberale per Marchini sindaco.
Se volete darmi la possibilità di metterle in pratica, non siate timidi e aiutatemi a diffonderle.
Barbara Di Salvo

 

 

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