riduzione enti locali

Vuoi il tuo sindaco, consigliere, ufficio anagrafe, capo dei vigili e tutti i dipendenti comunali annessi sotto casa? Te li paghi tu.
Vuoi la provincia, la regione, la comunità montana, il municipio sotto casa? Te li paghi tu.
Chiamala sussidiarietà, chiamalo federalismo fiscale, se vuoi. Io lo chiamo no representation without taxation, non perché ami gli inglesismi, ma perché adoro il correlativo principio no taxation without representation, ma uno senza l’altro portano alle voragini pubbliche causate dagli enti locali in Italia.
Per far capire agli italiani quanto costano questi ultronei apparati burocratici, a quanto pare, non sono bastate le addizionali comunali e regionali inventate dal duo Dracula-Frankenstein nel 1997. Sì, sempre loro: Visco-Prodi. Non è neppure bastato che il trio Piovra aumentasse il tetto massimo delle aliquote regionali dallo 0,9% al 3,3%. Sì, sempre loro: Monti-Letta-Renzi. Figuriamoci se bastava che il Tvaditove in pieno golpe UE aumentasse dallo 0,5% allo 0,8% il tetto per le comunali. Sì, sempre lui: Tvemonti.
Peraltro, fior di sedicenti costituzionalisti ci vorrebbero insegnare che la flat tax sarebbe incostituzionale perché non è progressiva, quando sono 20 anni che, salvo qualche eccezione, regioni e comuni applicano la stessa aliquota a tutti. D’altro canto sono sostenitori del bamboccio che si crede simpatico perché ha fatto la battuta che sarebbe la tassa dello sceriffo di Nottingham, dimenticandosi che era lui l’esattore delle tasse e che Robin Hood applicava la flat tax riprendendogli i soldi per restituirli ai poveri tartassati, ma tant’è.
È che è sempre troppo poco per capire che il primo punto del programma delle elezioni locali dovrebbe essere quanto ci tassano e come spendono questi soldi. Il problema è che in realtà ne spendono molti di più, queste sono inezie rispetto ai trasferimenti statali, per quanto ormai siano sempre più massacranti. Ma che ci vuoi fare se la truffa del sostituto d’imposta serve proprio a non far capire ai dipendenti quanto gli fregano in busta paga questi vampiri?
Comunque, riforma fiscale a parte, grazie al suggerimento di un contatto che proponeva di accorpare gli 8.000 comuni italiani in modo più razionale per ridurre spese, sprechi e burocrazia, è nata questa proposta.
Quei 5.500 campanili sotto i 5.000 abitanti, di propria sponte, non si accorperanno mai. Storia, antipatia, clientelismo remano contro. Per cui, l’obiettivo è dare una bella spinta alla fusione con gli opportuni disincentivi fiscali.
Più sei piccolo, più cresce il tetto massimo delle tasse locali, sia Irpef che Imu, più paghi. Salvo che ovviamente il sindaco del paesino di 10 anime sia così bravo, ma così bravo che ci sta dentro coi costi anche con le aliquote più basse. Il giorno in cui trovate questa mosca bianca avvisatemi che lo proponiamo Ministro dell’Economia. Perché ovviamente la regola deve valere anche per i trasferimenti dallo Stato, che peraltro abolirei, ma procediamo per gradi. Più sei piccolo, meno lo Stato ti passa i soldi in proporzione agli abitanti, perché li stai sprecando e non sei efficiente.
E non basta ancora, perché lo stesso principio dovrebbe valere per le famigerate municipalizzate che creano voragini di inefficienza e clientelismo, oltre che di bilancio.
Vuoi l’ATAC? Vuoi l’AMA? Vuoi l’ACEA per l’acqua pubbbblica? Aumenta il tetto delle addizionali e si riducono i trasferimenti di denaro pubblico dallo Stato. Anche perché se tu, sindaco, hai deciso di essere in grado di gestire questi servizi, non vedo perché li debba pagare il resto d’Italia che non li usa e già si paga i suoi. Se sei efficiente ci stai dentro coi costi, altrimenti privatizzi e liberalizzi e lasci che sia il mercato a fare il suo mestiere, che lo sa fare meglio e a costi minori.
Il sistema, ovviamente, può estendersi a regioni con meno abitanti di una via di Roma, province appiccicate come sardine, municipi buoni solo a scaricare le responsabilità dei sindaci sui sindachini.
Liberi tutti di fare i clientes, ma coi propri soldi.

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