Dai la cera, togli la cera, dai la cera, togli la cera…(dal film Karate Kid)

 Ho passato l’esame! Ma questo non c’entra con i controlli semestrali: ho conquistato la cintura turchese e ne vado molto fiera… eh sì mi riferisco al karate che da un annetto ormai è diventato il nostro sport di famiglia. Il sabato mattina,  principe e principesse, insomma tutti e quattro, infiliamo i karategi (che noi chiamiamo kimoni) nel borsone e via. Ci ritiriamo per due ore nel “dojo” (è il nome della palestra giapponese dove si insegna karate).

 Vado fiera del risultato, dicevo. Perché quelle due ore filate di katà (le mosse) mi sono sempre costate una gran fatica. Un po’ perché i maestri Okochi, lui, e Toshie, la moglie, fanno lezione solo in giapponese, un po’ perché questa disciplina richiede un livello concentrazione stellare (dalla coordinazione all’equilibrio)  e il mio, il sabato  a quell’ora, è piuttosto rasoterra. E poi perché marito e figlie hanno un altro vantaggio rispetto a me, fanno una lezione in più durante la settimana e hanno conquistato la cintura turchese sei mesi fa.

Le mie amiche si chiedono perché io insista a dispetto della fatica e soprattutto benchè non capisca un’acca delle spiegazioni (per fortuna accanto ai maestri ci sono i figli Aika e Kazuki perfettamente bilingui). In sintesi: cercavamo uno sport da imparare tutti e quattro assieme e soltanto questa scuola giapponese di via Arzaga – l’unica in  Milano –  “promuove” la presenza dei genitori accanto ai figli (senza far pagare  loro le lezioni).

 Ecco cosa mi piace… assistere ai progressi delle principesse, condividere uno sport con loro (e col principe), controllarmi (dai piedi ai polsi, dai pensieri alle emozioni… eccola la fatica), stancarmi, imparare. E  mi piace questa famiglia che arriva da lontano, ci insegna il karate di Okinawa (Shorinryu) e insieme un po’ di saggezza orientale.

Il karate inizia e finisce con il saluto, è un mezzo per guardare se stessi, correggersi, migliorarsi e superarsi. Cliccate qui. Nel film Karate Kid il maestro Miyagi ricorda che il karate si impara con la testa e con il cuore, non con la pancia.

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