Eee…ccì curano con il raffreddore!
L’ultima scoperta fatta all’università di Leeds, in Inghilterra e all’Istituto inglese per la ricerca sul cancro mostra che il virus del raffreddore è in grado di uccidere il tumore. Il virus, iniettato nel sangue, si comporta come un vaccino: innesca una risposta immunitaria.
Lo studio, condotto su 10 pazienti con cancro all’intestino avanzato, è stato pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine”. Aggrappato alle cellule del sangue, il reovirus (responsabile del raffreddore e di alcuni problemi di stomaco) è protetto dall’attacco degli anticorpi.
I 10 pazienti dovevano essere sottoposti a intervento chirurgico per un tumore diffuso anche al fegato. Ma, nelle settimane precedenti, sono state somministrate loro cinque dosi di trattamento sperimentale con reovirus e quando è stato rimosso loro il tumore, 4 settimane dopo, i ricercatori hanno osservato “fabbriche virali di virus attivo sul tumore” ma non sul tessuto sano del fegato, confermando così “che il reovirus era stato rilasciato proprio sulle cellule cancerose dopo essere stato iniettato nel sangue” ha spiegato Kevin Harrington, coautore dello studio.

Il sistema immunitario consolida e mantiene la nostra salute,ma questo tutti lo sanno e non occorre nessun trattato di medicina che ce lo faccia imparare…Si è altresì a conoscenza che la chemioterapia non faccia distinzione tra buono e cattivo,come non ne fanno le bombe quando vengono lanciate;colpiscono e basta…Ora l’aver scoperto le potenzialità “benefiche”di un raffreddore su un problema così grande mi pare solo uno spiraglio per alleggerire la coscenza di quegli stessi oncologi che non possono più ignorare certe evidenze alternative,o perlomeno non possono distruggere a tappeto.Questo non è più permesso perchè a differenza di una volta,le persone ora sono documentate e informate attraverso i canali più svariati….Bisogna insomma giustificare quello che l’oggi sarà purtroppo ancora un lungo domani….attraverso…uno starnuto
cari Ivano e Cikagiuro, il nostro concitato presente ci regala situazioni uguali e paradossali in ogni aspetto delle varie attività del vivere civile ed organizzato. Le regole stabilite per “essere europei” stanno per suicidarci, il caro petrolio ha fatto crollare i consumi di carburante e si profila una crisi per i lavoratori delle raffinerie, la pressione fiscale genera l’abbandono degli acquisti e di conseguenza minor gettito fiscale dal commercio e così via (crisi politiche, del mercato globale, del capitalismo …) L’unica cosa che sembra non essere scalfita sono le regole dell’ oncologia. Ancora è considerato “normale” sperimentare terapie biologiche con protocolli incentrati sulle misurazioni volumetriche di ammassi espansivi neoplastici. Lo stesso concetto di “efficacia della terapia” è abbarbicato al confronto della tac-pet-risonanza di poche settimane prima. Chi avrà il potere di mettere in discussione questi postulati medioevali? Quando ciò avverrà? Non è più tollerabile che molecole biologiche, che hanno l’esigenza di essere ospitate da un terreno “ancora” biologico, siano invece relegate e confinate su pazienti che hanno consumato per anni ogni sorta di farmaco sino a svilupparne resistenza. Come è tollerabile che chi conosce e riconosce perfettamente gli effetti dell’interazione di molecole tossiche taccia e non manifesti l’incongruenza, i limiti, e i depistaggi che gli attuali protocolli sperimentali oncologici provocano? Non è possibile mettere la fine azione di un anticorpo monoclonale che inibisce un fattore di crescita collocandola temporalmente alla fine di pesanti cicli di chemio: su che binari sgangherati poniamo una farmacocinetica avanzata? Dieci anni fa almeno Mustacchi si lasciava laconicamente scappar di bocca che molte molecole utili in oncologia correvano il rischio di essere troppo precipitosamente accantonate, ma oggi che si dice ? Nessuno più osa dire nulla? Le assurde regole del testing delle terapie oncologiche sono il tema centrale se si vuole che il biologico abbia la possibilità di manifestare le sue potenzialità.
Gentile Marco L., ancora una volta, sottoscrivo in toto il suo intervento scritto il 16 giugno 2012 alle 07:39. Più specificatamente sono due i punti sul quale, secondo me, bisogna soffermarsi: l’importanza della salvaguardia del nostro sistema immunitario che, viceversa, viene completamente annientato dall’attuale approccio terapeutico. Tutto questo spiega il perché le famose recidive nella maggior parte dei casi non lasciano scampo: il tumore avrà il sopravvento proprio perché il nostro sistema immunitario non esiste più, distrutto dalle famose terapie chemioterapiche che da sole, infatti, danno una percentuale di sopravvivenza a 5 anni del 2%. Inoltre, come anche da lei sottolineato, un altro aspetto sul quale mi vorrei soffermare è quello relativo all’accoppiamento dei famosi farmaci intelligenti o, in questo caso, virus con i farmaci chemioterapici che ci fa capire come l’attuale sistema che controlla il business del cancro vuole in tutti i modi continuare su questa strada che non risolverà il problema cancro ma che porterà, con il binomio farmaci intelligenti-farmaci chemioterapici, ancora di più, maggiori guadagni all’intero sistema così come è adesso strutturato per chissà quanti anni ancora.
Caro Marco L. che fiducia vuole che si possa nutrire nei confronti dell’attuale livello della ricerca medico-scientifica con personaggi come Pellicci, un impostore che meriterebbe il Nobel per appropriazione d’ingegno altrui? Dalla UK101 di Bartorelli fino a questa del P53, la sfilza di scoperte prodigiose regolarmente cadute nel nulla è impressionante. E quanto siano pelose tutte queste scoperte è dimostrato dalle immancabili e puntuali raccomandazioni in chiusura di annuncio: “…naturalmente questa molecola (o farmaco) non può sostituire le attuali cure oncologiche ufficiali a base di chemio e radio, ma solo integrarle..ecc..ecc.”
Fino a quando non riusciremo a fare sapere a quanta più gente possibile l’esistenza del MDB e del suo ideatore (il poeta della scienza) uno dei più grandi geni della medicina degli ultimi secoli, che, come nessuno mai, è arrivato a comprendere i più remoti meccanismi della cellula cancerosa (vista come un’altra intelligente forma di vita…) grazie alla sue sconfinate conoscenze della fisiologia umana, e con almeno cinquant’anni di anticipo sugli altri cinquanta e passa di ritardo, dei suoi contemporanei colleghi, la lotta contro il cancro sarà destinata al perdurante e sostanziale fallimento. Da qui il mio radicale convincimento: un intreccio perverso tra ignoranza scientifica e potere malavitoso. Tertium non datur.
caro Cikagiuro, il punto è che parecchi “scoprono” (o riscoprono?) e questo tiene alta l’attenzione di coloro ( malati o futuribili malati)che sono disposti a finanziare una soluzione al problema irrisolto del cancro.
Pelicci dell’IEO finisce nel 2009 su Cell per il P53
http://www.corriere.it/salute/09_settembre_18/pappagallo_gene_disattiva_tumore_3a1f721e-a432-11de-a9bb-00144f02aabc.shtml
ma nel 2000 Biava era già perfettamente concentrato sul meccanismo del P53 e metteva già a punto una terapia stimolante del gene traendola dallo zebrafish
http://www.prevenzionetumori.it/archivio/archivio_text.php?cat_id=107&pos=5
Identicamente Pianezza nelle dispense sulle staminali del cancro del suo canale you tube
http://www.youtube.com/user/mauriziopianezza
sembra avere le idee assai chiare sui fenomeni e da queste considerazioni realizza una terapia.
I tempi con cui Big-Pharma mette a segno risultati terapeutici sono biblici, e questo fa leggittimamente supporre che ci sia una forma di tutela nei riguardi dei farmaci già sul mercato. Il sospetto che non si voglia cannibalizzare troppo in fretta un fiorente mercato è sempre più condiviso e i Biava e i Pianezza reagiscono a questo stato di cose derivando forse maggior coraggio anche dalla “lezione” di Di Bella .
Mi sembra di cogliere un dualismo tipico dei nostri giorni anche in medicina: da una parte la ritualità di annunci roboanti di nuove scoperte che nuove non sono, dall’altra l’operosità di chi disinteressandosi a queste lotte di paternità si concentra per dare immediatamente spessore clinico e terapeutico a “ciò che si sa”.
A proposito di difese del sistema immunitario: una persona apre gli occhi e il noto luminare ridens manda sempre lo stesso disco rotto.
“Alessandro Venerdì, 15 Giugno 2012
Chiarimenti sulla chemioterapia
Gentile Professore,
la ringrazio dello spazio che concede per le domande e inizio dando per scontato il seguente assunto: ogni giorno il nostro sistema immunitario cerca, trova e distrugge cellule cancerose o potenzialmente tali. Almeno finché il nostro sistema immunitario funziona in modo efficace.
Da semplice lettore mi chiedo: non è che la famosa “guerra al cancro” inaugurata da Nixon negli anni 70 e che ha già prosciugato centinaia di miliardi/anno parte da un presupposto profondamente sbagliato? Se la chemioterapia (come sembra) funziona solo in modo temporaneo e in alcuni casi non funziona affatto,e tutto questo al prezzo di distruggere completamente il sistema immunitario, forse non sarebbe il caso di indirizzare i milioni di euro su ricerche profondamente diverse? Più ci penso e più mi chiedo come si possa pensare di guarire le persone devastando il loro sistema immunitario. E’ ovvio che la chemioterapia non funzioni: distrugge lo strumento più potente di cui l’uomo dispone per difendersi dagli attacchi (cancro compreso). Personalmente ho smesso di devolvere fondi all’AIRC o a fondazioni varie quando ho capito che i presupposti di ricerca non si spostavano di un millimetro dal paradigma che l’oncologia si trascina dietro dagli anni 60: distruggere quante più possibili cellule tumorali e sperare (invano, visto che è stato distrutto il sistema immunitario)che il cancro non si ripresenti.
Piuttosto invito chiunque conosca a donare a fondazioni che si propongono nuovi filoni di ricerca (ad esempio quelli del dottor Biava sulle staminali tumorali) e con metodiche completamente diverse dal classico trittico “avvelena, taglia, brucia” dell’oncologia ufficiale.
Quand’è che l’oncologia capirà di star sbagliando, visto che (tranne che per alcuni tumori) i morti sono in aumento e visto che in buona parte dei casi le terapie fanno forse più danni che non la malattia stessa?
Risposta Veronesi Venerdì, 15 Giugno 2012
Caro Alessandro, da anni tutto il mondo scientifico sta cercando un’alternativa alla chemioterapia (DI BELLA L’HA TROVATA 40 ANNI FA. VERONESI LA SMETTA DI FAR FINTA DI NON SAPERLO E GIUSTO, CON L’OCCASIONE, CI DICA SE NON LE E’ MAI CAPITATO DI AVERE INDIRIZZATO QUALCHE PAZIENTE IN EPOCHE NON SPOSPETTE DAL PROFESSORE A MODENA) e la ricerca oncologica, anche quella finanziata da Airc, si muove proprio in questa direzione. La coscienza che i farmaci tradizionali devono essere superati è consolidata e diffusa (MA VA? NON SI DIREBBE PROPRIO VISTO QUELLO CHE SI CONTINUA A SOMMINISTRARE NEI LAGER ONCOLOGICI!), tuttavia il problema è sempre quello della generalizzazione: per alcuni tumori e per alcuni pazienti la chemioterapia funziona almeno in parte. Ad esempio per alcuni tipi di leucemie e di linfomi la chemioterapia è la terapia salvavita, e per molti altri tumori è l’unica cura che permette, se non la guarigione, lunghi periodi liberi da malattia oppure la sua cronicizzazione. (GIA’, MA CON QUALE QUALITA’ DELLA VITA SI SCORDA SEMPRE DI DIRLO, VERO VERONESI?) Quindi la strada della chemioterapia non verrà abbandonata finché non disporremo di una cura indiscutibilmente migliore. (QUINDI TRANQUILLA BIG PHARMA, TANTO CI VORRANNO ANCORA ALCUNI DECENNI) La via migliore è stata trovata: i farmaci biologici, o cosiddetti “intelligenti”, che intervengono specificamente sui geni mutati con ridotta tossicità per l’organismo. Attualmente sono disponibili non più di una ventina di questi farmaci, ma ci aspettiamo nei prossimi 5-10 anni la messa a disposizione di molti di più. (NEI PROSSIMI 5-10 ANNI? SICCOME CE NE VORRANNO CENTINAIA NON BASTERANNO I PROSSIMI 50-100 ANNI E TUTTO IL PIL DELL’ITALIA! )
Per quanto riguarda specificamente il sistema immunitario, va detto che il problema sta proprio nel fatto che le difese non si attivano sufficientemente contro le cellule tumorali. Quindi il danno al sistema immunitario è da evitare in generale per la salvaguardia della salute, ma non come baluardo contro la malattia cancro. Certamente andranno potenziati gli strumenti per migliorare l?intervento delle difese immunitarie, e per renderle in grado di riconoscere la cellula tumorale. (BANALITA’ SIMILI LE PUO’ AFFERMARE SOLO PERCHE’ NON HA LA PIU VAGA IDEA DI COSA SIA LA FISIOLOGIA UMANA: SI METTA A STUDIARE DI BELLA SEMPRE CHE RIESCA ANCORA A CAPIRLO)
Infine, per quanto riguarda la ricerca sulle staminali tumorali, tutta l’oncologia mondiale concorda sul fatto che sono un’area di ricerca prioritaria, e che sono la promessa del futuro. Tuttavia ancora non abbiamo neppure degli studi clinici e dunque nel frattempo chemioterapia per alcuni tumori, farmaci biologici per altri e la combinazione di entrambi per altri ancora rimangono cure irrinunciabili”. (APPUNTO:ARIA FRITTA, VERONESI, ANCORA E SEMPRE SOLO ARIA FRITTA)
novità assoluta e scoperta … già scoperta addirittura oltre oceano !
http://www.news-medical.net/news/2009/04/08/48079.aspx
è interessante la doppia azione che sarebbe generata dal virus (azione diretta di invasione nella cellula neoplastica + attivazione sistema immunitario, macrofago etc…). Trovo contraddittorio solamente che dopo avere ignorato per anni l’immunità del paziente oncologico, sacrificandola sotto i colpi di chemio e radio ora ci si ricordi dell’importanza di mantenere “sveglio” il sistema immunitario del paziente. Non che l’ultima spiaggia del trapianto di midollo per leucemici e linfomatosi non sia altrettanto aberrante sotto questo punto di vista: il loro sistema immunitario è stato depauperato per anni dai trattamenti … ma in estrema ratio si finisce per proporre a costoro un sistema immunitario nuovo di zecca. Di Harrington in pubmed si trovano già diversi studi anche in vivo sull’uomo in cui si è usato il reovirus insieme a composti del platino e quant’altro. Dunque somministro contemporaneamente il diavolo e l’acqua santa, uccido l’immunità col platino e provo contemporaneamente a “vivificarla” con lo stimolo di un virus ….. Balza alla memoria la comunicazione al recente congresso MDB di Bologna del dott. Brivio del Bassini di Milano. Egli ha analizzato tutta una serie di eterogenee evoluzioni neoplastiche da un punto di vista semplice: ha messo in relazione l’attività del sistema immunitario di tutti questi pazienti portatori dei più disparati tipi di cancro con la sopravvivenza a distanza dei medesimi. Ebbene coloro i quali presentano alta espressione di capacità di risposta immunitaria prima e dopo l’intervento chirurgico, o che quanto meno la recuperano rapidamente, sono poi le stesse persone che a prescindere dal tipo neoplastico di cui sono portatori hanno le migliori percentuali di sopravvivenza al cancro. Mi sembra una constatazione talmente semplice e inequivocabile che da sola ridimensiona il ruolo di genetica, epigenetica e trattamenti terapeutici “mirati” . Alla fine sopravvivono i più “attrezzati” dal punto di vista immunitario e dunque sembra chiaro che la necessità prima è sostenere queste attività e abbandonare invece tutto ciò che le deprime.
Eureka! La lotta contro il tumore è vinta, basta attaccarsi il raffreddore. Mancava nell’elenco di tutte le più mirabolanti scoperte da Nobel in stupidità (tutte cadute regolarmente nel nulla) che a gettone periodicamente vengono ammannite per illudere il popolo bue. Penso solo al prof. Di Bella che non lo lasciano in pace nemmeno nella sua tomba costringendolo a rigirasi continuamente. Farabutti o ignoranti? Francamente, non so quali siano i peggiori.