“Gli antiossidanti favoriscono il cancro”
Mettere al bando la vitamina E e gli altri antiossidanti: è la proposta per combattere il cancro suggerita dall’ottantaquattrenne premio Nobel James Watson, padre della scoperta del Dna con Francis Crick.
L’idea, pubblicata sulla rivista Open Biology, mette sotto accusa il ruolo degli
antiossidanti presenti nell’alimentazione, considerati da sempre alleati delle
cellule e nemici dell’invecchiamento, ma è stata accolta con un certo
scetticismo da buona parte della comunità scientifica.
L’articolo che ha destato contrastanti commenti fa il punto sui meccanismi
molecolari che stanno alla base dei tumori, soprattutto quelli a rapida crescita
e molto resistenti alle terapie. L’analisi si concentra su alcune molecole, i Ros,
molecole dette ossidanti, che mediano tutte le funzioni vitali ma che allo
stesso tempo sono talmente reattive da poter produrre danni al Dna.
Se quindi da un lato gli ossidanti, come i Ros, sono fondamentali per il
funzionamento delle cellule è necessario però contrastarne gli “eccessi”
attraverso gli anti-ossidanti.
«Possiamo vivere a lungo – ha spiegato Enrico Avvedimento, docente di
patologia molecolare e cellulare dell’Università di Napoli Federico II – solo
perchè abbiamo dei sistemi anti-ossidanti. Se mancano alcuni di questi enzimi
abbiamo un invecchiamento precoce».
Nei tumori questo equilibrio viene “manomesso”: per evitare di
invecchiare, le cellule tumorali hanno sviluppato dei meccanismi molto
efficienti in grado di ridurre gli eccessi di Ros, tanto da risultare praticamente
immortali. Secondo Watson è per questo motivo che molti trattamenti che combattono il
cancro bloccano lo sviluppo di anti-ossidanti. Il premio Nobel è convinto che assumere anti-ossidanti ad esempio vino rosso, broccoli e the verde, durante le terapie anti cancro, potrebbe annullare l’effetto delle cure.
Le conclusioni del ricercatore hanno però suscitato un certo scetticismo
nella comunità scientifica, «si tratta di una provocazione – ha detto Fabrizio
D’Adda di Fagagna, ricercatore dell’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
(Ifom) – che può avere un valore nell’innescare una discussione seria
sull’argomento. Si sa che molti antiossidanti non hanno dimostrato efficacia
nel curare i tumori, ma non è sempre così perchè ci sono anche evidenze
opposte. Si tratta quindi di aspetti ancora non del tutto chiari e molto
complessi. Forse l’ipotesi di Watson potrebbe essere vera nel caso di tumori
allo stato avanzato».
«I dati analizzati da Watson – ha spiegato Avvedimento – sono
corretti ma sono sbagliate le conclusioni. Da un lato è necessario
comprendere meglio il ruolo dei Ros e degli anti-ossidanti per combattere il
cancro dall’altro bisogna prevenire l’invecchiamento cellulare e i danni al Dna
attraverso diete con cibi che riducono i Ros. Affermare che prendere
antiossidanti favorisce i tumori è sbagliato. Altrimenti favoriamo il paradosso
che è meglio fumare per prevenire il cancro metastatico».


Alfredo, e con questo chiudo l’argomento, faccio TCPet, eco addome e mammaria ogni quattro mesi come prescritto. La terapia è stata modificata per far fronte alla presenza, data per certa, di una metastasi epatica. La comunicazione mi è stata data, ufficialmente, anche se solo verbalmente. Ora, la mia decisione è di fare RM e di rivedere la terapia, se e come sarà necessario, in ragione dei nuovi sviluppi. Nonostante i disagi obiettivi e l’aggravio di spesa di questi giorni, io sto benone, sono sempre stata benone e se non costasse così tanto, sarei persino disposta a condividere il resto dei miei giorni con quel che resta di Bobo e i suoi fratelli. Se però decidono di andarsene prendendo un’altra strada, sono sicura che me ne farò una ragione. Cordialmente
Felicefranca, non so quanto sia il caso di continuare qui nel blog, pero’, permettimi, anche io sono perplesso. Perche’ cambiare la terapia cosi’ in fretta?? La PET ha la bacchetta magica?? Si cambia o modula se la terapia precedente non sta piu’ svolgendo il suo ruolo, credo, ma lo si deve accertare, ecco perche’ stai facendo tutti questi accertamenti. E se cambio, perche’ credo che non funzioni e mi fido al 100% della PET ( e qui, caro Marco L ribadisco cha la PET, usata cosi’,secondo me, non aiuta molto ma genera un sacco di altri esami e di confusione), perche’ faccio eco, poi TC e poi RMNe non mi fermo alla sola PET??? Su una cosa sono completamente d’accordo:loro non sono incompetenti. Anche il miglior strumento diagnostico (PET), anche nelle mani di bravissimi, puo’ avere i suoi limiti ed andrebbe quindi usato con estrema cautela.
Per Alfredo. Nella foga di scrivere, non ho precisato che dovrei fare la RM nello stesso Centro. Cordialmente
Per Alfredo. Tutti gli esami di cui ho parlato sono stati eseguiti nello stesso Centro e i vari Radiologi hanno, oltre alla documentazione che io porto con me, accesso agli esami propri e degli altri. Che si tratti di pura e semplice incompetenza mi sentirei di escluderlo. Propenderei piuttosto per un eccesso di prudenza che però a me, fino ad ora è costato qualcosa come duemila euro e più per il cambio di cura, senza contare i Kilometri e il tempo. Un po’ scocciata? Direi di sì. La mia voce interiore mi diceva che non c’era nulla di serio, però….Grazie.
Felicefranca, giusto una domanda: i radiologi che hanno fatto la TAC e l’eco hanno anche le immagini della PET con loro x confrontare? Nel posto dove farai la RMN avranno modo di confrontare tutti gli altri esami, in particolare PET e TC?
Buona sera. Posso riportarvi sulla Terra? Il 3 gennaio mi sottopongo a TCPet per controllare lo stato dei miei tumori. Il radiologo che sa della terapia Di Bella e del fatto che non mi sono operata, scrive nel referto che Bobo ha assorbito 2.2 SUV MAX contro i 3.1 della Pet del luglio dello scorso anno, però altre focalità nei distretti V e VI del fegato avrebbero assorbito 7.2 SUV MAX. Scrivo queste cose così come riportate sul referto perchè comunque trattandosi di numeri è evidente che 3 è maggiore di 2 e quindi qualcosina di buono è successo. Andiamo avanti. Il 7 mi sottopongo ad eco addome ed eco mammaria, avvertendo il radiologo del risultato Pet. Il radiologo si precipita sul mio fegato, lo scandaglia con moltissima attenzione e mi dice che lì non trova proprio niente. Per scrupolo chiama un collega il quale con altrettanto scrupolo si sente di confermare l’assenza di focalità o nodulazioni sospette. Però nel dubbio meglio fare un Tac. Faccio la Tac. Mi dicono che nei distretti 7/8 ( quindi non dove il radiologo Pet aveva visto le focalità) ci sarebbe un nodulo sospetto di 7/8 mm. In buona sostanza, stamattina dopo aver preso contatti col mio medico prescrittore corro da lui. Mi fa trovare un nuovo protocollo di cura perchè ovviamente non si scherza con qualcosa che ricorda una metastasi epatica. Torno a casa, rifletto su diverse cose e mi dico che devo trovare il modo di “fregare” i radiologi. Mi reco dalla mia dottoressa di base per chiederle la prescrizione di una RM senza l’esenzione per tumore, indicando una ragione che possa valere per una persona ipocondriaca senza evidenti patologie. Prima di entrare nello studio della dottoressa, mi squilla il cellulare, miracolosamente acceso. E’ il radiologo eco che mi comunica che ha riesaminato con il radiologo Tac, la mia Tac. Che la cosiddetta nodulazione sospetta non è poi così sospetta, però, nel dubbio, non si sa mai….Lo interrompo e gli dico dove sono e la ragione per cui mi trovo lì. Richiesta di RM. Lui, felice, mi dice che era proprio quello che voleva propormi, perchè è vero che non c’ è niente di preciso tuttavia il mio fegato va tenuto sotto controllo perchè, cito testualmente, potrebbe “sparare” come dicono gli addetti ai lavori. Io farò anche la RM. Figuriamoci. Sono un po’ perplessa, perchè se neppure la RM sarà risolutiva, temo che abbiamo esaurito le possibilità e torniamo al punto di partenza. Che la situazione sia grave ma non seria come diceva Ennio Flaiano? Buona serata
Per avere una vaga idea della complessità della cosa date un’occhiata qui…
http://www.treccani.it/enciclopedia/genomica-e-genomica-funzionale_(XXI_Secolo)/
io ho inteso le parole di Watson come una buona riflessione ed un invito al mondo scientifico a ragionare in modo diverso. Ben vengano questi commenti. X quanto riguarda gli antiossidanti, pur dicendo cose molto affascinanti, non so quanto abbia ragione…
Caro Cikagiuro, non c’è nessun “piano elevato” su cui salire, c’è solo internet che avvicina il CITTADINO (come dice Lodi) a verità nascoste.
Mi occupo minimamente di problematiche di questo tipo dal “vicino” 2003 e coverrai che dieci anni fa era inimmaginabile che addirittura la prima donna arrivata ad occupare la carica di editore di una rivista del calibro del New England Journal of Medicine arrivasse al punto da sputtanare al mondo intero le pressioni ricevute da parte dell’industria farmaceutica.
Da allora è stato un progredire di “pentiti”: ex appartenenti ad aziende farmaceutiche che battendosi il petto hanno confessato di aver corrotto funzionari di governo e di servizi sanitari per ottenere vantaggi e privilegi prescrittivi dei principi attivi del loro catalogo.
Oggi il “babbo del DNA” impersona il Gino Bartali di oltre oceano per affermare che la terapia del cancro è fuori rotta e fuori controllo: ti pare poco?
Lo so che questi accadimenti nell’immediato non spostano di una virgola il destino di molti, ma cavolo! il nord magnetico delle granitiche certezze sul cancro impazzisce e non mi sembra che dovremmo esserne sgomenti, ma casomai trarne almeno un sospiro di sollievo.
Caro Marco, mi dispiace, ma non posso salire al tuo piano perchè non ho la tua preparazione e cultura medica. Sul tema sono molto terra terra e cerco di fare ragionamenti semplici, (come potrei, del resto, farne dei complessi? Mica sono Di Bella!) stando il più possibile ai fatti. Che è quello, credo, che poi interessa di più agli ammalati. Allora, io la vedo così. Facciamo finta per un attimo che il prof. Di Bella non sia mai vissuto. Di cosa staremmo a parlare oggi? Di tanto, tantissimo, ma solo di teorie in un deserto di sostanziali fallimenti terapeutici. Sono persino riusciti a fare elevare al rango di cura le cure convenzionali contro il cancro, le quali oltre a fare acqua da tutte le parti, sono un autentico crimine contro l’umanità. E’da almeno venti anni che vengono annunciate con proterva regolarità mirabolanti scoperte contro il cancro che regolarmente si sono perse per strada e finite nel nulla. Io non ho nulla in contrario sulla ricerca pura, anzi, ma qui sulla terra si continua a morire di cancro come prima e più di prima. Esplorare nuovi orizzonti va bene (la genomica, la proteomica ecc.) e sperare che fra qualche decennio, forse, avremo ragione su tutti i tumori anche, ma ora? Per chi, nello stesso momento che scrivo queste righe, gli viene diagnosticato un cancro cosa gli raccontiamo? Dell’interessante teoria del dott. James Watson, ancorché premio Nobel? L’unica mente lucida, geniale, che ha saputo coniugare la sconfinata conoscenza scientifica con la ricerca e l’applicazione clinica, fornendo da subito un razionale terapeutico in grado di mettere un argine al dramma del cancro, è stato soltanto, finora, il prof. Luigi Di Bella. Essere dibelliani non significa essere per forza ottusi o fideistici, come vorrebbero farci apparire certi soloni della scienza medica dai cervelli sotto naftalina. Mi scivolano addosso queste puerili accuse. Sarebbe come, qualche secolo fa, essersi definiti galileiani. Caro Marco, io non ne capirò nulla, ma sono profondamente convinto che per fare veramente un salto decisivo nella sconfitta del cancro da Di Bella bisogna partire. Ho detto partire, anche se per fare ciò bisogna prima conoscerlo il che non è affatto semplice e scontato. Tutto il resto, oggi, è solo perdita di tempo mentre il contattore dei morti continua a girare vertiginosamente.
Caro Lodi,
ti confesso che d’acchito avevo pensato che lo studio di Watson fosse l’ennesimo depistaggio in cui si andava a sostenere una tesi opposta a recenti acquisizioni innovative: che un nobel potesse prestarsi a tanto e in tarda età mi pareva però impossibile …
Mi capita di frequentare i retrobottega dei farmacisti e ti dico che guardo con tristezza le “paccate” di rosse ricette mediche a rimborso: son tutte necessarie?
quante “curano” un sintomo?
quante direttamente richieste dal paziente ipocondriaco?
quante inutili o dannose?
Solamente togliendo tutte quelle che corrispondono ai miei dubbi l’italia andrebbe già un pò meglio alla faccia dei nostri “rappresentanti” in parlamento che appena eletti si sono scordati che erano nostri dipendenti.
Ma le cose cambiano rapidamente, ed è un cambiamento radicale quello che il genuino Watson reclama invitando i colleghi ricercatori a una più attenta e maggiore condivisione del sapere: è raro che a certi livelli di organizzazione qualcuno chieda collaborazione per un progetto comune (lotta al cancro in questo caso e in un passaggio Watson si permette di denunciare anche ” the inherently conservative nature of today’s cancer research establishments.” )
Rimango stupito di certe semplificazioni che ha fatto dentro il suo scritto e ho il serio dubbio che finire su Nature a volte sia dovuto più a una “rendita catastale” calcolata su un glorioso passato più che una conquista quotidiana che i ricercatori devono guadagnarsi … tuttavia dobbiamo tenere conto e adoperarci per valorizzare tutto il “buono” che incontriamo, e se un nobel tuona contro le (im-)magnifiche attuali terapie del cancro non possiamo che prendere atto che il vento è cambiato e speriamo soffi stabile verso nuove e più “fisiologiche” direzioni.
Carissimi ragazzi curiosi ed interessati vi propongo di andare in parlamento a discutere e portare la voce di chi sta’soffrendo e curando con questo o quel metodo o cura e proporre che venga attuata la migliore scansando interessi di parte.carissimo Marco L. lo conosci il d.s.m sai il prontuario medico che cataloga tutte le presunte malattie mentali sulle quali si sono scritti migliaia di studi con il solo ed esclusivo intento di fare bussines .nessuna di queste malattie e’ diagnosticabile con un analisi biologica anche perche’ in questo caso diverrebbe una malattia neurologica.Se vai a vedere qualcuno di questi studi ti accorgerai che sono tutto tranne che scentifici ed estremamente complessi indecifrabili per i piu’ .vedi caro Marco io e te’ come minimo secondo importanti studi psichiatrici abbiamo 5 dico 5 malattie mentali trattabili con farmaci psichiatrici che solo negli stati uniti pproducono un colossale fatturato di 30 miliardi di dollari .A dimenticavo per la diagnosi basta un test di qualche domanda sul nostro comportamento o abitudini.vegono venduti al cittadino farmaci che inducono al suicidio e all’ omicidio cosi’ spudoratamente e nessuno dice niente .lo studio deve produrre soldi tanti soldi non inporta se e’ falso se non e’ etico se porta a crimini contro l’umanita’.il metodo di bella e’ stato formulato guardando l’evidenza a volte fin troppo semplice ma si sa rendere le cose complicate e pompose le rende incomprensibili alla massa al cittadino che dovrebbe goderne.io sono un cittadino anzi unCITTADINO
caro Bruno,
non so se crederti sulla parola o fidarmi di Wikipedia.
A mia memoria risultava completamente mappato il genoma umano – i geni rappresentavano una parte del DNA (il 3% dice wikipedia) mentre il “resto” di ciò che è stato trovato è stato chiamato “junk DNA” non sapendo esattamente che funzione biologica abbia.
Diciamo pure che non sappiamo ancora a cosa servono tutti gli oltre 20.000 geni che abbiamo nei cromosomi , ma di “qualcuno” di essi qualcosa in più sappiamo.
Quello che ti posso invece dire per certo … è che mi sono letto tutto l’abstact del lavoro di Watson!
Spero di non peccare di presunzione, ma ciò che ricavo dalla lettura mi appare abbastanza chiaro e netto.
Trovo pregi e difetti in quanto esposto –
Senza entrare in particolari quali le proteine bromodomain4 e il Myc (che leggo in questo studio per la prima volta e mi chiedo come mai non ne sono mai venuto a contatto prima in altri studi? forse Watson fa riferimento a ciò che lo colpisce piuttosto che all’impact factor delle riviste ospitanti gli studi?) il “messaggio” di Watson è decisamente chiaro: l’efficacia delle terapie convenzionali del cancro è MOMENTANEA e poi si spegne inesorabilmente negli stadi metastatici oppure immediatamente di fronte ai big killers (pancreas, polmone stomaco melanoma).
La caratteristica comune dello stadio metastatico e dei big killers sono l’iper espressione delle proteine che ho citato.(è una sintesi imperfetta ma è tanto per capirci)
E’ difficile confutare una simile osservazione.
I punti di vista di Watson sono dunque da un lato la proposta di trovare una maniera di silenziare questa espressione proteica che è “fattore comune” dalle leucemie sino ai tumori del seno, dall’altro di trovare la maniera di generare elevati livelli di radicali liberi dentro le cellule neoplastiche -> in modalità BIOLOGICA utilizzando il ciclo biologico della cellula neoplastica, alterandolo in modo che “torni” sensibile all’ingiuria dello stress ossidativo dal quale si è resa immune.
Può sembrare impresa titanica (e forse lo è) “puntare” sullo sviluppo di una simile “linea terapeutica”, ma questo ha almeno IL PREGIO INCOMMENSURABILE di testimoniarci che per Watson E’ UN DOGMA l’esistenza dello stress ossidativo nella sua duplice veste di “indesiderato” (all’interno delle cellule sane) e di “distruttore” (da realizzarsi dentro a cellule neoplastiche).
Vi ricordo che quando Di Bella sostenne la facoltà della melatonina di agire come scavenger di stress ossidativo sollevò sorrisini di compatimento da parte dei suoi incolti interlocutori … e stiamo parlando di 15 anni fa e non del medioevo!
Dunque lo stress ossidativo esiste (anche se la domanda diretta al vostro medico di base potrà produrre le più disparate risposte! provare per credere)
Quali i limiti della proposta di Watson?
sono due a mio giudizio , simili ma sottilmente diversi
1) la mancanza di attenzione alla prevenzione del cancro: sembra dare per scontato che sia impossibile prevenirlo.
Cita diversi studi (che conoscevo) da cui non risulta apprezzabile contenimento di insorgenza tumorale in persone che hanno assunto integrazione vitaminica per lungo tempo. Da qui si concentra (se vogliamo anche con coerenza) nel delineare ciò che potrebbe diventare realtà terapeutica in breve tempo, sempre che lo si voglia. Le frecciatine alle big pharma sono evidenti: immaginando un futuro in cui esse fossero disposte a collaborare è già persuaso che le istologie di tumore che verranno affrontate per prime saranno senza dubbio il tumore del seno , colon e polmone, lasciando in coda tipologie per le quali ancora non esistono apprezzabili approcci quali melanoma e tumore dell’esofago e pancreas.(prima i “grandi numeri” che consentono “grandi fatturati” ….)
2) è ambiguo come volendo andare a fare leva sul ciclo biologico della cellula, cercando al suo interno (nella neoplastica) la maniera da sfruttare per ucciderla riconduca l’attività di contenimento dello stress ossidativo alla semplice espressione genica mediata da fattori di trascrizione.
Ma come?
Cita uno studio su Nature di Diehn del 2009 , arriva a dire che sia le cellule staminali cancerose che quelle sane hanno bassissima prsenza di ROS e dunque elevata attività antiossidante al loro interno …. dice che quando danno origine a cellule figlie questa facoltà viene meno …. e non la documenta asserendo che ciò è dovuto “probabilmente” alla presenza del glutatione.?? copio e incollo il passaggio
“For more than a decade, there has existed too long ignored evidence that normal stem cells have lower ROS levels than their differentiated progeny. Just a year ago, even more convincing experimentation showed that breast cancer stem cells also contain lower ROS levels than those found in their cancerous epithelial-like progeny cells [49]. All stem cells, be they normal or cancerous, probably have lower ROS levels as a result of their corresponding higher levels of prominent antioxidant molecules such as glutathione and thioredoxin ”
In pratica mi dice che uno studio ignorato per un decennio (ehhh… la condivisione della scienza è attualmente al di là dal realizzarsi veramente…) aveva già messo in evidenza questa “anomalia” (virtuosa!) … e identicamente poi la banalizza dicendo che probabilmente è “colpa” del glutatione” ?
La natura dunque “protegge” sia le staminali del cancro che quelle di cellule sane mediante dosi massicce di antiossidanti – è evidente che qualcosa o qualcuno mantiene questo “stato” a differenza invece di quanto avviene nelle cellule ormai “duplicate” .
Perchè c’è più “glutatione” nelle staminali?
Se riuscissimo a mantenerlo nelle cellule figlie sane cosa accadrebbe?
Di questa eventualità Watson sembra disinteressarsi.
Nell’ultimo paragrafo del suo studio analizza le potenzialità di una metodica riconducibile al suo gruppo di lavoro di cui aveva parlato anche in apertura: si tratta di shRNAs, piccole molecole di RNA (enzimi?) utilizzati per avere un “ritorno” di informazione relativo alle funzionalità dei geni specifici che sono “incaricate di andare a testare”
Nell’ultima riga del lavoro dà una stoccata all’insensata maniera con cui vengono sprecati ingenti quantità di denaro in futile ricerca dicendo che se questo spreco continuerà ad essere mantenuto non si potrà più d’ora innanzi sostenere che ciò è dovuto alla mancanza di conoscenza.
Insomma un inno a finalizzare BENE del denaro nella ricerca di terapie “sostenibili” sopratutto dall’organismo dell’ammalato … e su questo mi trova d’accordo al 1000×1000.
Rimane comunque la sensazione che sia un “incompiuto” questo lavoro , ma affermandolo oltrepasso di sicuro “l’area di presunzione” in cui volevo evitare di finire .
Marco, ho letto, parecchi anni fa, un libro di Dulbecco sul genoma. Diceva anche la la proteomica era la nuova frontiera.
Craig Venter, che ha mappato (solo mappato) il genoma umano, non ha mappato tutto il genoma per due motivi, uno è che l’algoritmo non era esaustivo (saremmo ancora qui ad aspettare se lo fosse stato) l’altro è che una parte del genoma è indecifrabile.
Non penso che quella della genomica e proteomica sia la strada maestra per arrivare a breve… troppo complicata.
ps: questo “passaggio” di Watson mi sembra molto chiaro
Ideally, we should largely focus first on finding inhibitors of cancer cell proliferation as opposed to inhibitors of cancer cell growth.
Inhibiting, say, the synthesis of cellular molecular building blocks will slow down not only the metabolism of cancer cells but also that of our body’s normally functioning cells. By contrast, blocking proteins specifically moving through the cell cycle should leave untouched the normal functioning of the vast majority of our body’s cells and so generate much less unwanted side effects.
Caro cikagiuro io non credo per partito preso a niente e a nessuno e tantomeno ai lanci di agenzia. E’ arcinoto che l’informazione per acchiappare il lettore punti spesso a titoli ad effetto, ed è per questo che mi sto leggendo l’intero abstract di Watson che vi ho proposto in un link.
Con tutti i limiti del caso relativi alla capacità che uno come me può avere nel comprendere un abstract ti dirò che si capisce parecchio di ciò che Watson sostiene e, fatto di non secondaria importanza, è che sino ad ora (e sono a circa metà lavoro) di antiossidanti non si parla per niente (!) mentre viene passata in rassegna tutto ciò che di fondamentale importanza è emerso da dopo che il genoma umano è stato interamente mappato.
E cosa ne è emerso per l’appunto? è emersa come un gigantesco (a volte incomprensibile) iceberg la proteomica. (ne sento parlare “da chi frequento” dal 2003 mentre affiora solo ora nelle rubriche salute sopratutto a tema oncologico)
Chi si era illuso che la genetica fosse l’ultima frontiera dello scibile umano si è trovato davanti il muro delle proteine, codificate da geni ma mediate nella loro produzione da innumerevoli altri cofattori e attività sulle quali abbiamo solo comnciato a sollevare il velo.
Tu dici: possibile che a Di Bella possa essere sfuggito che gli antiossidanti possano addirittura agevolare un cancro?
Ma Watson dice “questo”?
o dice che la FASE METASTATICA di un cancro potrebbe presentare questo inatteso aspetto?
Non dobbiamo indulgere a facili scorciatorie Cikagiuro, quelle di ritenere tutta la ricerca “guano” e “oro” solo il territorio DOVE SI E’ POTUTO SPINGERE DI Bella.
Uno stadio metastatico è stato più di una volta risolto da Di Bella, ma sappiamo tutti che cosa significhi … o vogliamo dare l’impressione che l’MDB “risolve tutto” ?
NESSUNO ancor oggi anno 2013 ha la possibilità di osservare un fenomeno metastatico dall’interno di un organismo – non si è d’accordo neppure su come si origini una metastasi, figuriamoci il “come curarla”.
Watson sta forse dicendo che NON BISOGNA PROPRIO arrivarci ad essere metastatici? se ci dice che un tumore metastatico potrà addirittura BENEFICIARE dell’uso di antiossidanti non ci sta forse DICENDO che è pacifico che gli antiossidanti sono protettivi del tumore e utili nelle sue fasi iniziali ??
Sino a dove sono arrivato con la traduzione Watson concentra la sua attenzione (è fondamentalmente una retrospettiva il suo studio) sul ruolo di proteine nello “spingere” (“driver” le chiama , mi sembra usi addirittura termini comprensibili all’uomo comune! pregio non da poco direi !) un tumore o nel frenarlo . Pone l’accento su come ci si sia sin ora maggiormente concentrati sul tentare di inibire la crescita tumorale mentre bisognerebbe cominciare ad occuparsi di andare a bloccarne (per inibizione proteica mirata) la proliferazione (…e io che pensavo crescita e proliferazione fossero sinonimi!)
Tornando alle metastasi: nessuno è ancora riuscito d esempio a dare spiegazione PLAUSIBILE al perchè un tumore secondario sia così dissimile dal suo originario tumore primario.
Non lo potè dire Di Bella, non lo può dire nessuno.
Quello che invece si può fare oggi disponendo di MEZZI adeguati (perchè la ricerca di oggi può avvalersi in maniera magnifica dei vertici di tecnologia raggiunti) è di potere finalmente entrare (DOCUMENTANDOLI) in meccanismi biologici rispetto a quanto consentito “ai tempi di Di Bella” e tentare quindi di spiegarsi fenomenologie che a quel tempo DOVEVANO restare OBBLIGATORIAMENTE nel campo dell’ipotesi pura.
Di cosa accade IN VIVO nell’uomo sappiamo VERAMENTE poco, mi inquieta persino pensare che una creatura “insignificante” come può essere una dafnia possieda un genoma di 31.000 geni! circa 8000 di più di un organismo complesso ed organizzato come l’essere umano!
che ci farà con 8000 geni più dei nostri?
Non possiamo ragionare su questi temi nell’ordine di idee di “possibile che Di Bella non ci avesse pensato?” altrimenti diamo davvero adito a speculazioni “sulla cieca fede che guida i dibelliani” ( dibelliano io mi sento, ma più che considerare automaticamente improficua “a prescindere” ogni tipo di ricerca mi piace invece immaginare se direttore del Cold Spring Harbor Laboratory avesse potuto diventarlo Di Bella )
http://en.wikipedia.org/wiki/Cold_Spring_Harbor_Laboratory
Caro Cikaguro ci ha lasciti una famosa attrice per una lunga malattia ,e ti dico non ho trovato e sentito ne alla tv ne alla radio e neppure sulla rete un solo articolo che pronunciasse la parola cancro(uno solo)questo dimostra la loro totale incapacita’ a curarlo e soprattutto a guarirlo .Penso non sia politicalli correct .Caro cika prevedo a breve o medio termine tempi duri ma molto duri soprattutto per chi sta’ ai vertici di questo potere criminale .
Domanda: qualcuno crede veramente che la teoria secondo la quale “Gli antiossidanti possono favorire il cancro” possa essere sfuggita al genio e alla preparazione stellare del prof. Luigi Di Bella? Il quale, come noto, a fondamento della suo Metodo ha sempre anteposto il sacro principio di non nuocere? Alle volte può capitare, senza volere, di perdere facilmente la bussola.
Forse oggi bisognerebbe divulgare articoli, come quelli che cito successivamente. Il problema è che nessun quotidiano di rilevanza nazionale cita fatti del genere… e l’ignoranza prende a braccetto la morte
Copiato da facebook
http://www.facebook.com/notes/uniti-contro-la-multinazionale-del-cancro/oncologo-americano-rifiuta-la-chemioterapia-per-la-moglie/205829269454455
Dopo aver perso parenti e amici a causa di quello che definiscono il male del secolo, il cancro, dopo averli visti soffrire terribilmente per i postumi di cicli e cicli di chemioterapia e per poi morire…. Mi sono posta la domanda ” se un medico fosse colpito direttamente da questo male quale strada sceglierebbe?”.
Naturalmente queste sono riflessioni personali, si riportano solo a titolo informativo, ognuno poi agisce come meglio crede. (Renè)
Oncologo americano rifiuta la chemioterapia per la moglie
La moglie di un oncologo famoso americano si ammala di cancro e il marito non la sottopone alla chemioterapia.
Sidney Winawer è un oncologo direttore del Laboratorio di Ricerca per il Cancro al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di NewYork, uno dei centri più importanti del mondo.
Per decenni ha praticato la chemioterapia a tutti i pazienti, metà dei quali sono deceduti. Ma un giorno la diagnosi è toccata a sua moglie… Ben consapevole dei danni catastrofici e dell’inutilità assoluta di quel tipo di cura (come ammetterà più tardi nel suo libro “Dolce è la tua voce”, Positive Press, 1998) non la sottopone a nessuna chemioterapia o radioterapia, ma si affida alla somatostatina (quella di Luigi Di Bella) E la moglie guarisce !
Perchè la chemioterapia non risolve il problema
Secondo la stragrande maggioranza delle teorie mediche, ci si ammala di cancro per una insufficienza del sistema immunitario. La chemioterapia riduce le masse tumorali di dimensione, ma al prezzo di distruggere completamente il midollo e le difese immunitarie dell’organismo, col risultato che quest’ultimo rimarrà debilitato ed esposto ad ammalarsi di nuovo per anni o anche per il resto della vita.
Per dare un’idea di quanto siano tossici questi veleni posso prendere spunto dalla stessa documentazione farmaceutica allegata a questi “farmaci”: pensate che basterebbe solo aumentare di poco le dosi di una sola “seduta” di chemioterapia per uccidere un cane, nel 100% dei casi, per avvelenamento nel giro di pochi giorni (potete controllare voi stessi dato che la tossicologia è pubblica).
Inoltre per smaltire questi farmaci occorre molto tempo (mesi e mesi), molto di più della durata di ogni ciclo, per cui quando si torna ad es. dopo un mese a fare un altro ciclo si ha un accumulo continuo di veleni nell’organismo!
Il fatto che molto spesso il cancro ritorna negli anni successivi, dopo una cura di chemioterapia ,non è dovuto a una certa “predisposizione” della persona, ma al fatto che le difese immunitarie sono ormai distrutte e quindi l’organismo è completamente indifeso ed è logico che venga aggredito nuovamente. La chemioterapia non è quindi la soluzione definitiva del problema, poichè questo si ripresenta molto spesso anni dopo con maggiore violenza.
Il cancro deve essere vinto invece potenziando il sistema immunitario.
Per molti tipi di tumore , il sistema immunitario ha una “memoria”, esattamente come per le malattie esantematiche (morbillo, varicella, rosolia, ecc.); se il tumore viene vinto dall’organismo stesso, piuttosto che represso dai farmaci, è molto più difficile che si ripresenti in seguito.
Qui ci sono 5 pagine di dati ufficiali http://aloearborescens.tripod.com/chemioterapia.pdf sui veri risultati della chemioterapia dal 1950 ad oggi, oltre ai retroscena delle multinazionali farmaceutiche.
La ricerca non ha fatto passi da gigante come tutti pensano, ma, al contrario, la gente si ammala e muore più che nei decenni scorsi. Con i metodi di cura attuali il 90% degli ammalati non sopravvive più di 10 anni al cancro.
Articoli analoghi
http://www.articolotre.com/2013/01/torino-morte-per-epatite-dopo-la-chemioterapia/130276
che continuano
http://valdovaccaro.blogspot.it/2012/04/la-voce-di-daniele-morto-di-chemio-45.html
il tema è veramente complesso, ma chi volesse approfondire ha la possibilità di farlo leggendo l’intero abstract del lavoro di Watson sul sito della rivista
http://rsob.royalsocietypublishing.org/content/3/1/120144.long
dato che se bene intendo il biologo ha ritenuto di renderlo interamente disponibile per chiunque senza limitazioni di nessun tipo se non quella di citare gli autori.
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1653
VITAMINE, QUESTE SCONOSCIUTE: Vitamina A e altri retinoidi.
Cenni sul metabolismo e la fisiologia, le fonti, le azioni terapeutiche di una delle più importanti vitamine.
Abbiamo ritenuto opportuno un cenno su uno dei componenti fondamentali del Metodo Di Bella, la Vitamina A. Diciamo cenno, perché una trattazione approfondita, oltre a non essere alla nostra portata ed esulare dalle finalità divulgative di questo sito, occuperebbe letteralmente un`intera libreria. Ci siamo limitati pertanto, con le consulenze del caso, ad assemblare nozioni base tratte da autorevoli testi scientifici, e, in particolare, da importanti contributi in materia dati dal Prof. Luigi Di Bella. Dalla lettura, i pazienti potranno ricavare una maggiore conoscenza su principi attivi che assumono giornalmente (e, con la conoscenza, una maggiore motivazione); quanti intendono affidarsi al MDB, nozioni obiettive e non artefatte; i nostri frequentatori, infine, un utile metro di giudizio per constatare, `de visu`, quanto sia precaria la preparazione di tanti medici che, sull`argomento, dimostrano spesso di essere all`oscuro di acquisizioni scientifiche vecchie di oltre mezzo secolo: con la conseguente e deprecabile incapacità, aggiungiamo, di ottenere risultati che in molti casi sarebbero a portata di mano.
* * * *
UN PO` DI STORIA.
Risale a 1500 anni prima di Cristo la prima testimonianza sull`uso terapeutico di vitamina A, contenuta nel Papiro di Eber, che prevedeva il ricorso a fegato di bue per sovvenire a disturbi della visione, lesioni della cornea ed ulcere. Naturalmente si trattava di prescrizioni empiriche, ma non per questo destituite di fondamento, dato l`elitario contenuto di retinoidi nell`organo citato.
L`esistenza di questa classe di sostanze non era stata intuita solo dagli antichi Egizi, ma anche dai Cinesi, che ne curavano i segni carenziali con fegato di animali essiccato e ridotto in polvere.
Che si dovessero attribuire a carenze di sostanze, al tempo non meglio definite, sintomatologie a carico della visione e della cute, fu dimostrato nel 1816 da Megendie, trattando animali da esperimento con diete prive di principi liposolubili, in quanto estratte con etere ed alcool. Ma fu solo nel 1909 che Hopkins e Stepp dimostrarono che alcune sostanze liposolubili erano indispensabili ad una delle fondamentali funzioni vitali: la crescita. Qualche anno più tardi, nel 1913, Davis e Mc Collum, due ricercatori dell`Università del Winsconsin, individuarono un fattore di crescita liposolubile estratto dal burro e dal tuorlo d`uovo, che denominarono vitamina A, rifacendosi al termine `vitamina` coniato nel 1911 da Funk (vitamine = amine necessarie alla vita). T. Osborne individuò la sostanza nell`olio di fegato, e trattando – come già fatto da Megendie – ratti da laboratorio con diete povere di vit. A, constatò che gli animali cessavano di crescere entro due settimane e morivano entro 40 giorni, mentre erano sufficienti 2 cc. di latte per annullare l`anomalia. Contemporaneamente alla depressione della crescita, si verificavano lesioni oculari caratteristiche: la secrezione lacrimale si arrestava, la cornea si disseccava (xeroftalmia) e ulcerava, dando luogo ad infezioni che portavano alla panoftalmite ed alla cecità.
Occorrerà attendere il 1931 per la definizione della struttura chimica da parte dello svizzero Paul Karrer (premio Nobel per la chimica nel 1937) ed il 1946 perché Otto Isler, anch`egli svizzero, ne realizzi la sintesi (seguita da quella di altre vitamine liposolubili, come la Vit. E e la A2).
NATURA CHIMICA.
La vitamina A – C20H28 – è un alcool superiore liposolubile, ed esiste in numerose forme isomere. La più attiva si riscontra più facilmente nei tessuti organici, ed è quella denominata, per la sua struttura, `tutto trans`, rappresentata dall`immagine raffigurata dopo le note.
L`alcool è il retinolo e forma cristalli dal color giallo chiaro che sono solubili nei grassi e nei loro solventi, ma non in acqua.
La vitamina A degrada in misura assai rilevante sotto l`azione dell`ossigeno e della luce. Questa una delle ragioni per cui, nonostante la particolare formulazione ne tuteli integrità e attività, la Soluzione di Retinoidi ideata dal Prof. Luigi Di Bella e assunta quotidianamente da migliaia di persone, è fornita in bottigliette di vetro oscurato, con la prudenziale raccomandazione di conservarla al riparo dalla luce e di chiudere subito il contenitore dopo l`uso.
FONTI NATURALI
E` da tener presente che, mentre la vitamina A si rintraccia esclusivamente negli organismi e nei prodotti animali, i suoi precursori, le `provitamine` (alfa, beta, gamma-carotene, beta-Apo, criptoxantina ecc.), sono presenti nel mondo vegetale e costituiscono parte dei pigmenti di colore giallo ed arancione di molti vegetali. Ne consegue che il fabbisogno giornaliero di A può essere assicurato, direttamente, mediante il consumo di carni o di alimenti di origine animale.
Nel neonato il fabbisogno è assicurato dal colostro e quindi dal latte materno, che denuncia un contenuto medio – variabile in dipendenza del tipo di alimentazione – di mg. 0,28% di vit. A e di 0,005-0,1% di carotene (1).
Sono i carotinoidi che conferiscono color giallino al latte ed al burro; nel latte umano, sono rappresentati dai caroteni e dalla xantofilla.
In natura, la massima concentrazione si trova nel fegato di pesce (fino a 1.000.000 di Unità ogni 100 gr.), di vitello (50.000/500.000 U.I.), nel burro (1.500/6.000), nelle uova (1.000/2.000), nel latte (25/400).
BREVI CENNI SU METABOLISMO E FISIOLOGIA
DELLA VIT. A.
L`importanza essenziale di questa vitamina si può desumere dal fatto che essa è elemento costitutivo della membrana cellulare: senza A avrebbe luogo fatalmente una alterazione della stessa membrana e, quindi, della cellula.
La vit. A interviene in diversi, numerosi e complessi processi metabolici, secondo meccanismi d`azione un tempo solo ipotizzati, oggi sempre più esaurientemente decifrati.
A livello intestinale essa è assorbita coniugata chimicamente con sostanze che la rendono più stabile, come l`acido palmitico, oppure sotto forma di carotenoidi. Il suo assorbimento è facilitato da lipidi alimentari ed acidi biliari. Attraverso le vie linfatiche, i suoi esteri si concentrano prevalentemente nel fegato, che ne contiene fino al 90%: da qui viene mobilizzata per il fabbisogno ed eliminata tramite gli acidi biliari con le feci; non invece per via renale, a meno che non si sia in presenza di ittero, di alterazioni renali, di polmonite lobare ecc.
Mentre gli animali non sono in grado di sintetizzare provitamine o vit. A, per cui debbono attingere per i loro fabbisogni al regno vegetale, direttamente (erbivori) o indirettamente (carnivori ed onnivori), nell`uomo il fegato trasforma le provitamine in vit. A, accumulandole entrambe nel suo parenchima.
Di particolare importanza la duplicazione del Betacarotene in Axeroftolo, sotto l`azione di enzimi: una molecola del primo (C40H56) dà luogo a due di A (C40H56 = 2 C20H28) (2).
In ragione di queste e numerose altre funzioni svolte, il fegato fu definito dal Prof. Di Bella, nelle pagine dell`opera richiamata nella nota sub 1), “l`organo regolatore della vit. A nell`organismo”, con l`ulteriore avvertenza che `quest`attitudine del fegato diminuisce nelle alterazioni epatiche`.
Illuminante, a questo proposito, la più estesa spiegazione da lui offerta su questo specifico tema, in occasione della conferenza tenuta a Fanano il 18 e 19 ottobre 1997 (testo: copyright Fam. Di Bella):
“Il fatto che i carotenoidi somministrati nel Metodo che propongo per il cancro a volte non abbiano utilità, dipende in gran parte dalle condizioni del fegato. C`è da ricordare che, nelle neoplasie, abbiamo il compito di curare una crescita abnorme con alcuni mezzi che possono agire nell`organismo solo avvalendosi di una funzionalità normale dei nostri organi. Si tratta di sostanze che di per sé non sono in grado di esercitare effetti sulla crescita cellulare, ma che possono farlo se acquistano caratteristiche diverse diventando sostanze nuove; ciò si rende possibile soltanto attraverso l`utilizzo dell`organo che le trasforma, mettendole nelle condizioni per potere agire. I carotenoidi rientrano in questo gruppo” (quanto sopra consente di ben comprendere perchè molti medici, tanto impreparati quanto spocchiosi, incapaci di delimitare un fegato con la palpazione, di appurare da altri indizi il grado di funzionalità epatica, e, se del caso, di adottare rimedi utili a ripristinarne l`efficienza, non riescano a sfruttare che parzialmente le potenzialità del Mdb).
Queste alterazioni, che portano ad un alterato assorbimento e metabolismo della A e dei retinoidi, derivano da cause diverse: tra le più ricorrenti possono annoverarsi, abitudini alimentari errate (ricorso continuativo e smodato a salumi, grassi cotti, dolciumi, fritti, spezie ecc.), etilismo, uso di contraccettivi orali, pregresse epatiti.
Complessi proteici, ai quali si associano una frazione prealbuminica e la Tiroxina, veicolano la vitamina A attraverso il sangue. Molto importante, e solitamente trascurato, sia sotto il profilo biologico che terapeutico, è l`antagonismo tra carotinoidi e la tiroxina, oggetto di ricerche originali del Prof. Di Bella, alle quali accenniamo nella nota (3).
Queste sostanze risultano indispensabili per il trasporto e la diffusione fino ad organuli cellulari come i Mitocondri o il nucleo cellulare. Ne consegue che l`utilizzo ed il trasporto della vit. A presuppone l`equilibrio sieroproteico, tiroideo ed ipofisario.
STATI CARENZIALI.
I – Crescita.
Abbiamo già accennato alle gravi conseguenze sulla crescita, che hanno luogo ovviamente non solo su animali da laboratorio, ma anche sull`uomo.
II – Visione.
Un`altra serie di noti sintomi carenziali riguarda il processo visivo.
Il primo di questi è la emeralopia, detta anche cecità crepuscolare. La patogenesi di questo disturbo è stata chiarita in seguito agli studi sui processi fotochimici cui va incontro la porpora visiva durante la visione. Il derivato aldeidico della vit. A, il retinale, è elemento costitutivo essenziale del pigmento dei bastoncelli della retina, più propriamente del gruppo prostetico della rodopsina o porpora visiva. La vitamina forma, insieme all`opsina (una proteina) il pigmento nel quale alberga, in assenza di luce, nella forma isomerica di 11-cis-retinale, che il sopravvenire della luce trasforma in 11-trans-retinale. Somministrando cospicue quantità di A o di provitamine il disturbo scompare in brevissimo tempo.
Se la carenza persiste e si fa particolarmente acuta, si verificano alterazioni gravi dell`epitelio della cornea, con conseguente sua opacizzazione: tale fenomeno, che prende il nome di xeroftalmia (termine derivato da quello di axeroftolo) può arrivare anche a vere e proprie ulcerazioni (cheratomalacia).
III – Cute.
Lo stato carenziale provoca lesioni che si manifestano principalmente sotto forma di papule formate da cellule cheratinizzate. Nella ipovitaminosi A cronica la cute diventa secca, ruvida, ineguale (xerosi); in corrispondenza dei follicoli pilo-sebacei appaiono eruzioni papulose cheratinizzate (“pelle di rospo”). Questa xerosi è un sintomo più precoce della xeroftalmia ed è molto più sensibile all`azione della vit. A. (4). La compromissione coinvolge anche epiteli mucosi, dando luogo a stati infiammatori dell`apparato digerente, respiratorio, urinario e genitale, ai quali consegue necessariamente una maggiore vulnerabilità da parte di agenti patogeni batterici, virali e neoplastici (5).
Un gruppo di consultazione del W.H.O. si occupa dello studio degli stati carenziali di A nei paesi poveri, ed ha in proposito osservato “…ipercheratosi follicolare, infezioni cutanee, eczemi, bronchiti, cistopieliti ecc. Nelle zone di grave carenza sono frequenti le malformazioni fetali, le manifestazioni degenerative, infiammatorie dell`apparato genitale e della secrezione mammaria. Si osservano anche gli effetti teratogeni, aborti spontanei……” (6).
Le interazioni di tali squilibri non possono essere elencate con superficiale schematismo, richiedendo conoscenze vaste ed una formazione di livello superiore. Anche per rappresentare quanto sia complesso e sotterraneo il processo induttivo-deduttivo della scienza medica, citiamo quanto riferito dal Prof. Di Bella nel corso della conferenza di Fanano dell`ottobre 1997 prima richiamata. Riferendosi alla proprietà della vit. A, nel paziente tentativo di risvegliare l`interesse allo studio ed all`approfondimento nei numerosi medici intervenuti, riferì di un caso paradigmatico occorsogli nell`immediato dopoguerra:
“..Venne alla mia osservazione con una febbre continua che non si riusciva a dominare. Allora gli antibiotici non erano ancora in uso, si conoscevano solamente i sulfamidici, ma nessun sulfamidico fu in grado di fargli calare la febbre. Mi colpì il fatto che avesse una pelle eccezionalmente secca, addirittura arida; la sera non usciva di casa perché non riusciva nemmeno a vedere un`automobile a breve distanza. La pelle secca e l`emeralopia rappresentavano certo indizi sufficienti per pensare ad una carenza di vitamina A. La somministrai e i risultati confermarono il sospetto. Si deve però ricordare che la vitamina A, prima di poter esplicare appieno i suoi effetti, impiega del tempo e, anche in quel caso, passò qualche mese prima di giungere a una completa risoluzione dei sintomi”.
In diverse occasioni successive (tra le quali alcune conferenze organizzate a Modena dall`Aian Modena) lo scienziato si diffuse sulle cause dirette di tali fenomeni. Per la chiarezza espositiva e divulgativa con la quale sono ripresi questi concetti, citiamo il seguente passo:
“Regolando lo spessore della cute, il trofismo, l`evaporazione, la vit. A regola alcuni dei meccanismi di controllo della temperatura corporea. La sua carenza, determinando ispessimento e secchezza, diminuisce la conduzione di calore e la sua sottrazione mediante evaporazione, trasformando la pelle in isolante termico. Un ammalato di tumore, sottoposto a trattamenti convenzionali, che provocano carenza di vit. A, può avere per questi meccanismi un aumento della temperatura corporea, che è ipertermia, non febbre, dato che quest`ultima è una situazione di aumento della temperatura in presenza di meccanismi di termoregolazione integri. Nell`ipertermia i meccanismi di regolazione sono alterati in mancanza di termolisi e di dispersione termica”(7).
IV – Sistema nervoso.
Come si legge nel trattato di Chimica Biologica del Prof. Di Bella, la carenza di vitamina A coinvolge anche il sistema nervoso. In particolare, si è riscontrato come, in animali appartenenti a diverse specie, essa porti a “..fenomeni di incoordinazione che cessano con la somministrazione di burro. Andatura barcollante, spasmi muscolari, incoordinazione di movimenti associati aventi per substrato anatomo-patologico alterazioni dei tronchi nervosi dei talami ottici, di alcuni fasci del midollo spinale..”.
A tale osservazione segue un accenno al possibile impiego della vit. A nella terapia della sclerosi multipla o a placche: l`indicazione merita riflessione, ancor di più se si considera che il testo citato risale al 1938.
V – Sistema scheletrico.
Anche il sistema scheletrico risente dello stato distrofico-degenerativo. In casi gravi si verificano malformazioni scheletriche, dipendenti da alterata attività degli osteoclasti che controllano il metabolismo del calcio.
VI – Processi infettivi.
La carenza di A si manifesta anche in una maggior vulnerabilità da parte di virus e batteri. L`intero sistema immunitario ne risente in seguito a complessi meccanismi, tra i quali la sintesi di immunoglobuline e depressione leuco-eritro-piastrinopoietica del midollo osseo.
FABBISOGNO GIORNALIERO E DOSI FARMACOLOGICHE.
L`argomento è estremamente complesso, oggetto frequente di interessati equivoci, e di affannate raccomandazioni al pubblico: frutto di mediocre conoscenza o coscienza.
si dedica un intero capitolo alle “perdite vitaminiche nella conservazione e preparazione degli alimenti”. Per quanto attiene alla presente trattazione:
Considerata l`impossibilità di ricomprendere l`inesauribile gamma di situazioni diverse connesse ad età, sesso, alimentazione, fattori ambientali domestici e professionali, attività fisica, squilibri personali più o meno latenti ecc., possiamo solo fare alcuni accenni, affidandoci a fonti fuori da ogni discussione.
Il fabbisogno giornaliero, cioè il quantitativo necessario a che non si manifestino sintomi carenziali, ha valore meramente indicativo e teorico, alla luce di quanto osservato sopra e nel tempo è stato cifrato in valori crescenti. In condizioni soggettive ottimali si può accettare una stima minima di 5.000 U.I. (Unità Internazionali) giornaliere per gli adulti e di 2.000-4.500 per i bambini, da uno a dodici anni, o, seguendo un diverso parametro oggi sempre più usato, di RE (Retinolo equivalenti) relativi (8).
A suffragio della modifica di certi parametri fissi, ormai privi di senso, già nel testo del Prof. John Marks (cfr. nota n.
“La sensibilità della vitamina A all`ossigeno ed alla luce fa supporre che la maggior parte di quella contenuta negli alimenti vada distrutta durante la conservazione e la preparazione”.
E poco oltre:
“In conseguenza dei cambiamenti nel modo di alimentarsi, il contenuto vitaminico dei cibi, al momento del consumo, è molto più basso di quando si consumavano solo cibi freschi. Si valuta oggi che le perdite vitaminiche durante le manipolazioni degli alimenti siano tali da rendere insufficiente l`introduzione dietetica e mettere così in pericolo la salute della popolazione”.
Se un tempo larghi strati di popolazione vivevano in perenne stato di avitaminosi a causa della povertà diffusa, oggi la scomparsa dell`indigenza alimentare nei paesi più progrediti risulta vanificata in misura non trascurabile, sotto il profilo carenziale, da stili ed abitudini di vita squisitamente irrazionali. Infatti sono subentrate nuove cause o concause negative, quali la concentrazione della popolazione nelle aree urbane, costumi di vita che privilegiano pasti affrettati e squilibrati sotto l`aspetto dietetico, dissennate diete prescritte da incompetenti, il declino di una sana vita domestica e una conseguenziale catena di fattori pregiudizievoli: tali l`inquinamento atmosferico, l`inquinamento idrico e marino, `l`elettrosmog`, la sottoposizione a spasmodiche finalità di lucro dell`agricoltura e dell`allevamento di bovini da carne ecc. Questi incisivi fattori sono inoltre accompagnati da mode prescrittive potenzialmente pericolose, come l`uso indiscriminato di ormoni, contraccettivi o volti a sopperire ai disturbi della menopausa, il ricorso disinvolto ad antibiotici e cortisonici, la frequenza di esami radiografici spesso inutili e sicuramente non privi di controindicazioni. Un panorama non certo positivo, che sembra fotografare un`umanità schiava di sé stessa ed irreggimentata, incapace di comprendere che certi falsi miti di vita facile e smaltata minano dalle fondamenta e pongono in discussione la sua stessa sopravvivenza.
Quanto osservato non vuole ovviamente essere un peana al maniacale (e pericoloso) “fai da te” nel difficile dosaggio delle vitamine, ma, semplicemente, un tentativo di spiegare le maggiori esigenze di integrazione vitaminica del tempo odierno.
Se ormai i più quotati testi di vitaminologia riportano dosaggi rilevanti in presenza di alcune patologie (50.000 U.I. per un mese nella emeralopia; 150.000 nella xeroftalmia per due mesi; 150.000 nell`acne per 2 m.; 150-200.000 nella psoriasi e nella malattia di Darier; 200.000 nella cheratomalacìa ecc.), è dimostrato che l`assunzione giornaliera di 40-50.000 U.I. al giorno è perfettamente tollerata senza alcun danno. E` in ogni caso noto da oltre un cinquantennio che eventuali sovradosaggi non portano a conseguenze irreversibili, ripristinandosi i necessari equilibri una volta cessata la sovra-assunzione.
AZIONI TERAPEUTICHE
Risultano ormai chiare da quanto finora detto.
=- E` di comune accezione il fatto che l`integrità delle membrane cellulari sia assicurata dalla vit. A sotto il profilo funzionale e morfologico. Allo stesso modo la sua azione diretta alla protezione dell`epitelio in tutto l`organismo.
=- Per quanto riguarda la visione rimandiamo a quanto sopra.
=- La vit. A gioca inoltre un ruolo importante nel metabolismo idrico, nonché nella mobilizzazione del ferro e nell`escrezione del calcio (9).
=- Ci sembra anche assai utile citare gli effetti veramente eclatanti della vit. A nei casi, purtroppo frequenti, di ustioni. Senza entrare nel tema di lesioni particolarmente estese e gravi, che richiedono un ricorso a strutture ospedaliere (che, comunque, non ci risulta tengano ancora in adeguata considerazione l`apporto della A), questa vitamina risulta preziosa negli incidenti domestici di contenuta entità. Il ricorso a preparati oleosi è noto e praticato, ma risulterebbe enormemente potenziato dall`uso diretto di A.
Benefici altrettanto sensibili si notano anche sulle piaghe da decubito, magari in unione a misure comunemente usate, ed alla vit. E: suggerimento più volte dato dal Prof. Di Bella, con l`avvertenza di non esagerare in frequenza e quantità, pena effetti contrari. Analogamente, è di facile applicazione, ed altrettanto facile constatazione, il beneficio in caso di arrossamenti e leggere ustioni da sovraesposizione `balneare` ai raggi del sole. E` sufficiente aggiungere e mescolare un poco di A ad una buona crema base (anche una idratante di decente qualità può bastare) e cospargerne la pelle per constatare, oltre ad un rapido sollievo, la scomparsa dei fastidiosi sintomi e degli eritemi nel giro di poche ore. E, sempre per alleggerire il tema che stiamo trattando, è bene sapere come si possa ricorrere ad analoga misura per disporre di una crema insuperabile (ed economica) per ottenere una pelle elastica e combattere efficacemente gli antipaticissimi segni dell`età. Questi preparati sono stati consigliati ad un farmacista amico dall`ideatore del MDB e da quasi trent`anni sono usati con soddisfazione da tante persone: creme a base di vit. A, E, F ed altre sostanze hanno un`efficacia che fa impallidire i più costosi ed azzimati prodotti similari, contenendo non vaghe tracce, ma cospicui quantitativi di principi vitaminici scelti in base a criteri rigorosamente scientifici. Anche in questo campo, per così dire `mondano`, c`è stato un plagio delle idee dello scienziato.
=- Ma una delle funzioni tanto più provate quanto meno tenute in considerazione è quella di insostituibile coadiuvante nelle sindromi infettive. Citiamo un passo del trattato di Chimica Biologica del Prof. Di Bella:
“La vit. A esplica anche un`azione importante contro le infezioni. Nei processi infettivi localizzati (otiti, eczemi, intetrigini, foruncolosi, tragitti fistolosi ecc) e nei processi infettivi generali (febbre puerperale, polmonite, malattie infettive in genere) la vitamina A sembra favorire in misura più o meno notevole il processo di guarigione, per cui ha ricevuto anche il nome di vitamina antinfettiva”.
Oggi tale attitudine di vitale importanza sembra relegata nel dimenticatoio. Crediamo non sia insinuazione, ma constatazione, l`attribuire tale omissione all`opinabile cultura medica prevalente (evidentemente è stata …dimenticata la definizione di vitamina antinfettiva) e ad interessi commerciali facilmente intuibili.
E` facile constatarne i benefici nel corso di malattie da raffreddamento (influenze stagionali, raffreddori, bronchiti ecc.), per le quali il Prof. Di Bella era solito consigliare – insieme ad altre misure – vit. A e C. Una conferma sistematica proviene dalle tante persone che assumono soluzione di retinoidi, a scopo terapeutico o preventivo, e che possono testimoniare della molto minor frequenza, quando non della totale scomparsa, di tali affezioni ricorrenti.
Naturalmente l`impiego fondamentale e vitale della vitamina della quale ci siamo occupati è quello antitumorale. In tal caso occorre parlare non solo della vit. A, ma anche dell`acido retinoico, del betacarotene e della vitamina E: cioè della Soluzione di retinoidi del Mdb.
ACIDO RETINOICO.
L`acido retinoico è un derivato della vitamina A, dalla quale si differenzia in quanto il gruppo carbossilico COOH viene a sostituirsi al gruppo alcolico OH di questa.
Esistono diverse forme di acido retinoico. Quella adottata nella Soluzione di Retinoidi, perché di gran lunga più attiva, è l`acido tutto-trans-retinoico.
La letteratura sull`impiego dell`ac. Ret. è tanto numerosa e tanto remota, da esigere una lunga e specifica disamina. Possiamo quindi farne soltanto alcuni cenni esemplificativi, schematizzando i campi di impiego esplorati.
Ci siamo attenuti, per estrarre i concetti fondamentali, alla nota 6), oltre ad attingere all`amplissima e circostanziata trattazione, completa di numerose citazioni bibliografiche, sul gemello sito ufficiale di matrice medico-scientifica http://www.metododibella.org (http://www.metododibella.org/upload/pdf/2006928102654.pdf).
La sostanza trova impiego sia nella prevenzione che nella terapia di tumori solidi e forme leucemiche. Queste, in estrema sintesi, le sue azioni:
= Induce remissione nella leucemia acuta promielocitica (Avvisati and Tallman 2003;
Pitha-Rowe, Petty et al. 2003; Sanz, Martin et al. 2003; Tallman 2004).
= Inibisce l`angiogenesi tumorale (Oikawa, Hirotani et al. 1989; Majewski, Szmurlo et al.
1994; Pal, Iruela-Arispe et al. 2000; Adachi, Itoh et al. 2001; Igarashi, Abe et al. 2001;
Kini, Peterson et al. 2001).
= Induce trascrizione p21WAF1 ed attivazione di caspasi-1 (Arany, Ember et al. 2003;
Arany, Whitehead et al. 2003).
= Sinergizza l`effetto di Bcl-2, sia sull`arresto della crescita, che sull`espressione del gene
p21 (Chou, Chen et al. 2000).
= Induce l`arresto del ciclo cellulare in G0/G1 (Wu, Chen et al. 2001).
= Causa nelle cellule neoplastiche cambiamenti morfologici e biochimici come il
restringimento della membrana, la condensazione della cromatina e la rottura del DNA,
caratteristiche tipiche delle cellule in corso di apoptosi (Lee, Han et al. 2000).
= Diminuisce il potenziale di proliferazione neoplastica e ha un ruolo importante nella
differenziazione, apoptosi e adesione cellulare (Voigt, Hartmann et al. 2000; Baroni,
Paoletti et al. 2003).
= Rende particolarmente sensibili a chemioterapici le cellule neoplastiche (Carystinos,
Alaoui-Jamali et al. 2001).
= Induce differenziazione nelle cellule neoplastiche (Kim, Kim et al. 2000; Antony, Freysz
et al. 2001).
BETACAROTENE
Il Betacarotene, come già visto, è come la duplicazione dell`Axeroftolo: è composto infatti da 40 atomi di carbonio e 56 di idrogeno (l`axeroftolo, ricordiamo, da rispettivamente 20 e 28). La sua molecola è apolare ed appartiene di diritto ai cosiddetti `acidi grassi`, cioè a quelle strutture che concorrono a formare la membrana cellulare. Essa può considerarsi come il transito obbligato per il quale deve passare tutto ciò che entra nella cellula o ne esce dalla cellula per consentire la vita cellulare.
I carotenoidi possono esercitare il loro effetto anti-tumorale senza essere convertiti nei loro metaboliti, il retinolo o l`acido retinoico (Onogi, Okuno et al. 1998; Bertram and Vine 2005). Quindi il simultaneo trattamento con betacarotene e retinoidi può portare ad una più efficace azione antitumorale.
SOLUZIONE DI RETINOIDI
Ne abbiamo già fatto cenno in nostra discussione dello scorso anno (`Particolarità sul Metodo Di Bella` – I , 19/08/2005; vai sub Tutte le discussioni).
La soluzione è composta per il 99,7% da vit. E, che stabilizza e preserva le proprietà farmacologiche e terapeutiche dei retinoidi (0,05% di Axeroftolo, 0,05% di Acido all-trans-retinoico, 0,2% di Betacarotene).
La vitamina E (alfa-tocoferolo) non è certo impiegata casualmente o solo come supporto nella soluzione: infatti essa ha provate capacità antiossidanti, proteggendo così le cellule ed i tessuti da radicali liberi.
Inoltre studi in vivo indicano che ha un effetto di soppressione della crescita
tumorale (Prasad review). La somministrazione di alfa-tocoferolo riduce marcatamente la crescita di cellule tumorali, come ad esempio:
= cellule di carcinoma del seno (Malafa and Neitzel 2000)
= cellule di carcinoma del colon (Prasad, Kumar et al. 2003)
= cellule di melanoma (Malafa, Fokum et al. 2002)
= cellule di neuroblastoma (Prasad, Kumar et al. 2003)
= cellule di linfoma (Sarna, Kumar et al. 2000)
Abbiamo più volte insistito sulla necessità categorica, per ottenere risultati, che la soluzione ricomprenda esclusivamente principi attivi di assoluta purezza e che la preparazione segua precise modalità, a suo tempo ideate e fissate dal Prof. Luigi Di Bella.
Grandi sono le difficoltà connesse, a cominciare dalle procedure per mescolare le quattro sostanze a determinate temperature, all`uso di opportuni solventi che dovranno quindi essere eliminati, alle precauzioni per evitare l`esposizione alla luce e l`ossidazione, alle temperature cui sottoporre il composto ecc. Indispensabile disporre di ampi locali e di idonee attrezzature. Le analisi consuete non sono in grado di attestare l`attività della soluzione, ma soltanto il rispetto dei dosaggi, allo stesso modo di alcune osservazioni empiriche preliminari, quali la limpidezza del composto.
In sintesi il razionale del MDB relativamente ai retinoidi e alle loro indicazioni nelle patologie neoplastiche poggiano su questi dati acquisiti e consolidati:
1) Attività antiossidante, citostatica e di prevenzione dello sviluppo tumorale.
2) Inibizione della mutagenesi.
3) Attività antiproliferativa, pro-differenziante e pro-apoptotica sulle cellule tumorali.
4) Inibizione dell`angiogenesi in tessuti tumorali.
5) Azione antimetastatica, attraverso l`azione sull`adesività intercellulare e l`inibizione del passaggio delle cellule attraverso le barriere naturali di contenimento dell`invasività metastatica.
6) Incremento del trofismo cellulare, particolarmente esaltato a livello degli epiteli, dell`immunità naturale e della risposta delle cellule Natural Killer.
NOTE
(1) Tale prevalenza della A rispetto alle provitamine (anche se il carotene può essere presente in percentuale maggiore di quella prima indicata) non sembra casuale. Nel 2004, tra l`ingente messe di lavori e scritti che sono in corso di archiviazione e di tutela editoriale, abbiamo trovato un trattato scritto dal Prof. Luigi Di Bella nel 1938 (`Chimica Biologica`, Parma, 1938 – Copyright Fam. Di Bella) e ricavato dal corso di lezioni da lui tenuto nell`anno accademico 1937/38 all`Università di Parma. A pag. 268 lo scienziato, allora ventiseienne, avanzava la più probabile spiegazione del fenomeno: `La forte quantità di vitamina A in relazione a quella dei carotinoidi è dovuta probabilmente al fatto che il neonato non è ancora in grado di trasformare le provitamine in vit. A, o forse ancora al fatto che il neonato ha necessità specifica di carotinoidi”. Quindi il neonato ha bisogno di un latte materno ricco della vitamina (il colostro ne è ancora più ricco), non essendo in grado di ricavarla dai carotinoidi; ma questa temporanea incapacità appare non casuale, ed anzi provvidenziale, in quanto il neonato ha bisogno specifico anche di carotinoidi e, se fosse attivo il meccanismo della loro trasformazione in vit. A, ne rimarrebbe privo.
(2) Luigi Di Bella: “Trasformazione del carotene in vitamina A e azione del carotene e della vitamina A sulla glicemia nei vari animali”; Arch. Sc. Biologiche, Vol. XXIX, num. 5-6, ottobre 1943, Bologna, L. Cappelli Ed.
(3) Già nel suo `Chimica Biologica`, il Prof. Di Bella scriveva (pagg. 260): “Questo antagonismo si manifesta in diversi ambiti: I- sulla crescita. I carotinoidi favoriscono la crescita, la tiroxina l`inibisce. La somministrazione contemporanea di Carotene e tiroxina porta ad una neutralizzazione delle due azioni antagoniste. II- sulla reazione Carotene – Vitamina A. La tiroxina determina questa reazione, che non si avvera più in sua mancanza. Il latte di capra normale contiene vit. A e non caroteni; dopo tiroidectomia contiene invece caroteni ma non vit. A. III- Tutti i sintomi da somministrazione eccessiva di tiroxina vengono guariti dai caroteni, e viceversa, tutti i sintomi d`ipervitaminosi A vengono guariti dalla tiroxina. Da questa osservazione è derivata la terapia di somministrazione di caroteni nel Morbo di Basedow”. Segue una dettagliata spiegazione dei fattori che incidono su questo antagonismo, che omettiamo stante la natura meramente divulgativa di questa trattazione. Approfondimenti dell`argomento portarono ad alcuni lavori successivi, tra i quali: L. Di Bella, “Intercorrelazioni fra caroteni e tiroide nella crescita dei ratti”, Arch. Scienze Biol., vol. XXVI, n. 5, ottobre 1940, Bologna, Ed. L. Cappelli.
A giudicare dai micidiali protocolli oggi correnti per le disfunzioni (vere o presunte) della tiroide, sembra che l`aggiornamento di chi li applica sia fermo ad una settantina d`anni fa.
(4) Luigi Di Bella, `Chimica Biologica`, op. cit., pagg. 259-261.
(5) Indipendentemente da questa causa specifica, uno stato infiammatorio, specie a carico delle mucose gastriche ed intestinali, è causa predisponente per l`insorgenza di fenomeni neoplastici. Di qui, tra l`altro, il consiglio sempre dato dallo scienziato di un`alimentazione ordinata e morigerata e la sua contrarietà nei confronti di soluzioni chirurgiche tanto effimere quanto predisponenti nei confronti di ulteriori diffusioni neoplastiche.
(6) Giuseppe Di Bella: “Melatonina e Vitamine E, D, C, Retinoidi nella prevenzione dei tumori”. Supplemento monografico del “Bullettino delle Scienze Mediche”, Bologna, Baiesi Edizioni; pag. 4.
(7) Giuseppe Di Bella, op. cit., pag. 3.
(8) John Marks, “The vitamins in health and desease”, J & A Churchill Ltd, London. L`opera, nella versione italiana, e col titolo `Le vitamine nella fisiologia e nella patologia` è stata pubblicata e diffusa dalla Roche.
(9) Alberto Fidanza: `Le Vitamine`, Editrice I.T.L., Palestrina.
Sono lontanissimi dal comprendere un metodo plurifattoriale che controlla ed inibisce una moltitudine di fattori contemporaneamente e sinergicamente .O piu semplicemente non conoscono ……MDB.Ma scusate la sua scoperta porta piu’ sopravvivenza o e’ uno di quegli studi che finiranno in un dimeticatoio.Cotinuero’ imperterrito ad assumere MELATONINA RETINOIDI D3 mi fido di piu’ del professore che di un premio nobel.
Tutto quello di cui si alimenta il cancro favorirebbe il cancro…
Bisogna pur far funzionare l’organismo…
L’approccio MDB è multifattoriale, una visione ampia di come si possa sostenere l’organismo e ostacolare il cancro.
Questo il mio punto di vista.
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1627
L`AZIONE DELLE VITAMINE
Un articolo del Prof. Di Bella sull`attitudine preventiva e terapeutica di alcune vitamine.
L`articolo che offriamo ai nostri frequentatori è comprensibile, nelle linee generali, anche da parte dei non addetti ai lavori e, ne siamo certi, risulterà di sicuro interesse: in primo luogo perché riguarda temi che toccano ognuno di noi; quindi perché dimostra quale credito possa darsi a recenti annunci di pretese scoperte, che in realtà altro non sono che maldestri saccheggi di acquisizioni risalenti, in qualche caso, anche a sessantacinque anni fa.
LE VITAMINE E LA PREVENZIONE E CURA DELLE MALATTIE.
Le vitamine occupano un importante ruolo in medicina preventiva, affermazione messa in evidenza da numerose ricerche che hanno preso in considerazione gli effetti protettivi che alcune di esse determinano.
La Vitamina C, l`acido pantotenico e l`acido nicotinico somministrati in opportune dosi, svolgono un`azione ipocolesterolemizzante ed ipolipemizzante, e pertanto proteggono l`apparato cardiovascolare dai danni determinati dall`accumulo di colesterolo e di lipidi nei liquidi biologici.
Ma sono la vitamina E, la vitamina C ed il Beta-carotene che, per la loro azione antiossidante, devono essere considerate sostanze naturali dotate di un`eccezionale potere protettivo nei confronti dei radicali liberi che sempre più incidono nella patologia degenerativa delle cellule e dei tessuti; annullando il potere oncogeno dei radicali liberi, le suddette vitamine devono essere ritenute gli antitumorali più efficaci e nello stesso tempo innocui, in quanto privi di effetti collaterali e secondari.
E` sempre più evidente che gli agenti patogeni, siano essi di origine batterica o virale, possono determinare lo stato di malattia se prendono il sopravvento sui poteri naturali di difesa dell`organismo. Le vitamine, assunte in quantità ottimale, potenziando al massimo i meccanismi biologici di difesa, ci danno la possibilità di bloccare l`attività sia degli agenti patogeni che di quelli oncogeni, di vincere le malattie e di godere di un ottimo stato di salute e di efficienza fisica, e, di conseguenza, di ottenere un reale benessere.
Le vitamine infine, per il loro potere di attivare tutti i processi metabolici, contribuiscono notevolmente a ritardare l`invecchiamento generale, specie quello di alcuni organi e tessuti, come il tessuto nervoso e cutaneo, la cui efficienza è espressione di attività e giovinezza.
VITAMINE E PREVENZIONE DEI TUMORI.
In questi ultimi anni numerosi ricercatori hanno messo in evidenza che esistono stretti rapporti tra vitamina A, vitamina E, vitamina C e sviluppo delle neoplasie. In particolare, per la vitamina A, è stato osservato che alterazioni istologiche riscontrate in animali sottoposti a dieta carente della stessa, hanno una certa analogia con alcune lesioni precancerose della cute e delle muscose; questa osservazione ha spinto alcuni studiosi ad ipotizzare un eventuale ruolo della vitamina A nel prevenire le lesioni neoplastiche. Alcune ricerche infatti, condotte sia in vivo che in vitro, hanno dimostrato che sia la vitamina A che i retinoidi sono capaci di inibire la proliferazione delle cellule normali e di sopprimere, in alcuni modelli sperimentali, l`evoluzione maligna delle cellule promossa da cancerogeni chimici, radiazioni ionizzanti e virus.
Inoltre sia studi epidemiologici che prospettici hanno evidenziato come esista una interrelazione tra assunzione di vit. A, e valori plasmatici del retinolo, dei carotenoidi ed insorgenza delle neoplasie. Nell`ambito dei rapporti esistenti tra vitamine e cancro, anche sulla vitamina E si è polarizzata l`attenzione dei ricercatori. La vitamina E, come è noto, svolge la sua principale azione come antiossidante fisiologico sulle strutture lipidiche cellulari bloccando i radicali liberi, intermedi estremamente reattivi, capaci di provocare danni sia a livello del DNA, che a livello dei fosfolipidi di membrana, con formazione di perossidi degli acidi grassi polinsaturi.
E` stato anche dimostrato che i radicali liberi svolgono un ruolo importante sullo sviluppo delle neoplasie. Dati sperimentali hanno infatti messo in evidenza che le radiazioni U.V. inducono la formazione di radicali liberi ed infine che diversi agenti chimici cancerogeni devono subire modificazioni molecolari per diventare attivi. Pertanto i radicali liberi, possedendo una elevata reattività chimica, potrebbero essere implicati nell`attivazione dei chemiocancerogeni.
Anche la vitamina C trova indicazioni sempre più precise nella prevenzione della cancerogenesi; in particolare tale vitamina, somministrata per via orale, è capace di inibire la formazione delle nitrosamine, prodotte per reazione dei nitriti con i gruppi amminici. Le nitrosamine sono sostanze cancerogene responsabili di tumori a carico dell`esofago, dello stomaco, del fegato, della vescica e del polmone.
Infine prove sempre più evidenti indicano che gravi stati di ipovitaminosi A, E e C, l`Herpes tipo 2, i contraccettivi orali ed il fumo, possono essere co-cancerogeni del Papilloma virus umano (HPV), principale agente cancerogeno del cervicocarcinoma.
L`AZIONE DELLE VITAMINE NEL MDB.
Il Metodo Di Bella deve gran parte della sua attività al livello energetico della struttura polietilenica dei carotinoidi adoperati, disciolti nel solvente quasi apolare dell`alfa-tocoferile-acetato.
A queste proprietà soprattutto viene attribuita la capacità eliminatoria (scavenger) dei radicali liberi, antiossidante ed anticancerosa.
Di circa un migliaio di carotinoidi noti, solo circa 600 si trovano in natura e solo una quarantina vengono introdotti con gli alimenti.
I carotinoidi con nove o più doppi legami coniugati sono i migliori scavengers. Alcuni carotinoidi agiscono attivando l`espressione dei geni per la sintesi della connessina 43, che fa parte dei `gaps` intercellulari, allo stesso modo che la canthaxanthina ed il beta-carotene, capacità indipendente dall`attività antiossidante.
Gli acidi retinoici attivano il gene attraverso un recettore; non invece il betacarotene. Molti carotinoidi poi esercitano la loro attività antinfiammatoria ed immunomodulante attraverso l`attività lipossigenasica e le molecole prodotte dall`attività dell`enzima.
Il beta-carotene, più che l`alfa-, il licopene, la luteina, la zeaxantina, la criptoxantina, contenuti tutti in molte frutta e verdure, riducono significativamente la frequenza del cancro della cute e delle mucose.
Già parecchi decenni or sono il sottoscritto impiegava il beta-carotene, sospeso nel latte di mandorla, contro gli effetti dell`irradiazione U.V. sulla pelle, mentre ha visto regredire fino alla guarigione il melanoma, istologicamente confermato, per applicazione diretta quotidiana di axeroftolo palmitato sui noduli di melanoma (Di Bella L.: Boll. SIBS, 1940, XV, 402; idem Arch. Sci. Biol. 1940, XXXVI, 470-492; idem Arch. Sci.Biol. 1943, XXIX, 301-334; ibidem XXX, 3-8).
Quando per coercitive strategie accademiche sono stato costretto a tacere, ho continuato discretamente a raccogliere le mie osservazioni ed a seguire gli sviluppi bibliografici.
Nel 1981 comparve il lavoro di SHEKELLE R.B. & Coll. (Lancet, 1981, 2, 1185-1190) nel quale si informava che, su 2.000 impiegati della Western Electric Co. Di Chicago, 33 si ammalarono di ca. del polmone, evidenziando come il minor rischio di malattia fosse stato riscontrato fra quelli che consumavano maggiori quantità di vitamina A e carotinoidi.
In un`indagine prospettica su 7.000 giapponesi hawaiani, lungo un periodo di 10 anni, la maggiore incidenza di ca. del polmone si ebbe tra quelli che avevano il più basso tasso serico di beta-carotene (NOMURA N.M.Y.: Cancer Res-, 1985, 45, 2369-72). Risultati praticamente sovrapponibili ebbe ZIEGLER R.G. (Amer. J. Epidemiol. 1986, 123, 1080-1093).
Non tutti i tipi di tumore sono altrettanto correlati col tasso serico di axeroftolo, né ugualmente con quello di beta-carotene. Probabilmente solo una parte della molecola polietilenica partecipa alla cascata carcinogenetica, né tutte le fasi della carcinogenesi si svolgono ugualmente in tutti i tipi di cellule.
Prof. Luigi Di Bella
C’è un pò di provocazione in ciò che dice lo studioso.
In questo articolo che sembra riportare maggiori considerazioni fatte dal biologo premio nobel Watson
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=12834
è dettagliato maggiormente il “Watson pensiero” che analizza una delle cause di chemio-radioresistenza da un punto di vista un pò “diverso” dal solito.
Dà un nome e un cognome a ciò che genericamente chiamiamo “acquisita resistenza ai farmaci” e la identifica con la capacità delle cellule neoplastiche di proteggersi da questi ROS (specie reattive dell’ossigeno = stress ossidativo = radicali liberi = elettroni che non appartengono a molecole stabili e quindi in grado di danneggiare in primo luogo mitocondri … con quel che ne consegue!).
Le cellule tumorali sarebbero quindi “dotate” di attività di controllo dello stress ossidativo assai maggiore rispetto a quelle sane –
La domanda che si pone Watson è dunque meno paradossale di quanto sembri : se aggiungo altri antiossidanti faccio il bene o il male del cancro che già ne ha tanti di suo?
Bisogna anche porre attenzione a ben distinguere gli antiossidanti endogeni ( complessati dagli enzimi intra-extracellulari) dai conservanti e additivi chimici in uso in produzione alimentare che inglobiamo mediante alimentazione – tant’è che si insiste spesso sulla necessità di mangiare frutta e verdura FRESCHE, alimenti FRESCHI …. etc…etc..
Dobbiamo abituarci a capire come POCO in scienza sia DEFINITIVO – l’informazione al riguardo è stata in un certo qual modo omogeneizzata su un certo tipo di ricerca, non dico proprio “deviata” ma certamente si è dato uno stile di comunicazione su “certezze della scienza” che invece hanno esse stesse punti di criticità e che possono essere messe in crisi da osservazioni e quindi successivamente superate da teorie migliori (se convalidate sperimentalmente ovviamente)
E’ MOLTO interessante la storia di Watson e di come arrivi alla “scoperta” del DNA – vi invito a leggere su wikipedia come il tutto sia frutto di una cooperazione multilivello che non è propriamente la regola condivisa nel mondo della ricerca.
http://it.wikipedia.org/wiki/James_Dewey_Watson
gentile signora , ogni tanto la leggo . quando leggo “antiossidanti ” mi vengono i brividi . vede so che sto facendo da cavia e testo , gratis et amore dei , un medicamento che in teoria dovrebbe ridurre o frenare la caduta della spina dorsale . uomini e donne a letto con la schiena quasi demolita e con dolori atroci . non credo sia utile la cura , me la hanno già cambiata due volte . in risposta alla affermazione del fumo , mio padre fumava 40 sigarette al giorno , le famose nazionali senza filtro , è morto di vecchiaia . mio nonno , militare della 1a guerra mondiale , a 16 anni come volontario , morto a 76 anni , senza malattie, fumava 30 sigarette al giorno .ora vorrei dire , una vita meno stressata , meno agitata , enon ti ammali . come dico sempre ” un raffreddore si combatte con due aspirine e un bicchierino di cognac ” e il giorno dopo sei guarito , altro che antibiotici . fai una vita per bene , niente discoteche , a letto presto per quanto puoi , e vedrai che gli antiossidanti servono a nulla . il cancro si cura da solo , puoi guarire come morire . una mia conoscente si è salvata dal cancro solo perchè ha cambiato ospedale , il genio oncologo , non si era accorto del cancro al seno , continuava a dire ” signora non è niente è solo una pallina di grasso “
A parte che mia moglie ( che il cancro lo sta vincendo ) beve volentieri un bicchiere di rosso alla sera, non do molta fiducia a delle conclusioni “a vanvera ” senza una ricerca per lo meno empirica delle supposizioni. Molto più interessante questo articolo ( per altro attinente ) e per lo meno … studiato
http://www.lastampa.it/2013/01/09/scienza/i-super-poteri-dei-pipistrelli-che-sfidano-anche-i-tumori-yqYcZgr6lxSRIn16iqLXVN/pagina.html