Leggiamo l’ultimo editoriale di Nature. Eccolo. Firmato dalla senatrice Elena Cattaneo e da Gilberto Corbellini, professore di storia della medicina e di bioetica all’università di Roma.

L’articolo è una sintesi del modus-operandi della parlamentare ( ricordiamolo, non eletta dagli italiani ma impostaci dal presidente Napolitano) da quando ha occupato la poltrona in senato a oggi.

Si ripercorrono le tappe della “lotta” a Stamina, “esempio di pseudoscienza”.

Cattaneo ammette di essere fra quei ricercatori “che hanno abbandonato il comfort dei loro laboratori pur di trovare le prove anti-Stamina”.

Sì avete letto bene: comfort, quello che noi ci permettiamo fra le pareti domestiche o alle terme. Che si dice in questi casi? Accidempoli, corbezzoli…Pensavamo che un direttore di laboratorio all’Università di Milano lavorasse notte e giorno. Per studiare la malattia degenerativa Corea di Huntington, Cattaneo ottenne da Telethon un finanziamento iniziale di 25 milioni di lire (vi daremo conto delle successive tranche). Erano ancora gli anni Novanta e quando, pochi mesi fa, la giornalista Lilli Gruber ebbe l’ardire di chiederle: “A che punto siamo?” Lei zittì: “A chi fa ricerca queste domande non si fanno…”

Abbiamo sempre pensato che i malati, i contribuenti e i sostenitori dei progetti (sms, donazioni, azalee, 5xmille) avessero diritto a una risposta. Seria. Invece, ora capiamo che i tempi lunghi in laboratorio dipendono dal fatto che lì ci si rilassa…mah…

È indispensabile però anche intendersi su cosa siano le “prove”. Cattaneo va fiera dell’impegno profuso in questi mesi e di ciò che ha potuto dimostrare. Vediamo.

1) La senatrice scrive che la terapia Stamina non è supportata da studi scientifici. Questo però lo si è saputo subito. Infatti Stamina è entrata a Brescia non in virtù delle pubblicazioni – che avrebbero potuto avviarla a una sperimentazione – ma grazie a una legge dello Stato, la Turco Fazio del 2006 sulle terapie compassionevoli.

2) Gli scienziati e i funzionari governativi, secondo Cattaneo, avrebbero le prove che i trattamenti non funzionano. Dove sono queste prove? Com’è la formula dell’olio di serpente? La cronaca ci ricorda che i Nas prelevarono un’ampolla di midollo durante le fasi di lavorazione, ci conferma poi che il contenuto dei preparati finali è certificato dallo stesso ministero nel documento tuttora online. Qui. E guardate anche qui.
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Abbiamo poi saputo dal direttore Ezio Belleri che al laboratorio di Brescia si eseguono di prassi tutte le analisi sui prelievi dei donatori ( non c’è rischio di trasmettere epatiti, Aids e quant’altro), poi, dal neurologo Giuliano Mastroeni (esterno a Brescia ) e da Fulvio Porta, dirigente dell’oncoematologia pediatrica di Brescia, che i medici che avevano a che fare con Stamina discutevano della quantità di staminali presenti nelle ampolle da iniettare.

Forse la fatica di cui si lamenta ora Cattaneo sta nell’aver cercato di nascondere queste prove?

Ma non è ancora finita, perchè la chicca dell’editoriale di Nature sta qui:

“La nostra più recente vittoria è arrivata il 28 maggio, con il rilascio di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che i pazienti non hanno il diritto di ricevere terapie per le quali non esiste alcuna prova scientifica”.

Ecco la sentenza della corte di Strasburgo. Leggetela per intero. Ops…Cattaneo ne ha tralasciato una parte, la più importante, là dove si ricorda che:

“Nel caso di specie, ai sensi del Decreto Legislativo n. 24/2013, solo i percorsi del cosiddetto trattamento “Stamina” iniziati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo possono essere portati a compimento, oltre ai percorsi di trattamento autorizzati dal tribunale”

Eh sì, la sentenza europea, nel negare le infusioni a una giovane che non le aveva mai fatte, ribadisce il diritto di continuità per i pazienti che le avevano iniziate. Un arbitrio? Macché. La corte cita proprio, a supporto, la legge Balduzzi, votata a maggioranza dal nostro parlamento un anno fa. La stessa legge che giustifica le numerose sentenze dei tribunali, tutt’altro che campate per aria, ma rispettose del diritto.

A questo punto ci domandiamo: come mai la rivista scientifica Nature, che ha il prestigio che noi tutti conosciamo, ospita un editoriale volutamente e smaccatamente carente di informazioni? Non si tratta neppure di un articolo a pagamento, altrimenti ci sarebbe scritto, in alto a destra, “informazione pubblicitaria”. Significa che Nature condivide appieno la “lotta” della Cattaneo.

Cosa ne pensa il Parlamento italiano? Si conoscono i conflitti di interesse della senatrice in materia di staminali?

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Il senso di "Nature" per la scienza, 3.8 out of 5 based on 46 ratings
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