brainLa considerazione di fine anno arriva dalla lettura da Internet ci rende stupidi?, un libro scritto dal saggista americano Nicholas Carr che per chi è malato di tecnologia rappresenta un utile strumento di confronto. Carr infatti analizza l’avanzata degli strumenti digitali paragonandola con ciò che ha contribuito a far crescere l’uomo nei secoli e in particolare paragona la lettura che oggi avviene sugli schermi dei nostri device con quella che è stata per secoli sui libri. Il risultato, sembrerebbe dal titolo, è sconfortante. Ma in realtà non è così, o almeno non dovrebbe esserlo.

In pratica e in sintesi (non voglio privarvi della lettura del libro) tutto capita perché il nostro cervello è l’unico organo in nostro possesso capace di svilupparsi sempre con l’avanzare dell’età, fino alla morte. Le cellule che fanno parte della nostra mentre alloggiano, come si sa, in zone che comandato determinati nostri comportamenti, ma quando serve sono capaci di accorrere in aiuto di altre (è il caso di chi perde la vista che acquista maggiore sensibilità in tatto e udito) e soprattutto sono plasmabili secondo esigenze: imparano in fretta, e si abituano alle novità. Per questo la lettura sul web è diventata una fonte di distrazione continua (si passa da un link a una mail per tornare a leggere un testo, senza mai soffermarsi bene), mentre quella su un normale libro permetteva una concentrazione e un’attenzione che oggi non abbiamo più. Almeno secondo Carr, che probabilmente ha ragione a farcelo notare. E dunque: stiamo diventando più stupidi? Questo è il punto centrale dell’era tecnologica, che affronta il 2017 con novità in arrivo ma con un punto di domanda. Anche più d’uno.

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque? Siamo probabilmente più distratti, ma questo non dipende da internet ma da noi. Il nocciolo della questione è infatti trovare il modo di adattare la nostra esistenza a un divenire inesorabile che sta correndo molto in fretta. Per dire: la rivoluzione digitale si sta rivelando quanto e più stravolgente di quella industriale, ma il termine di paragone è qualche anno contro quasi un secolo. Sta cambiando tutto in fretta, siamo noi a dover guidare il cambiamento. Insomma: tra qualche anno, non troppi anni, le macchine lavoreranno per noi. Penseranno anche per noi. Ma resteranno macchine, e se lavoreranno e penseranno male sarà colpa di noi uomini. Il progresso si può governare e a volte si può anche frenare tornando sulla propria strada. La prova? Il libro di Carr è stato scritto dal 2007 in poi ed è uscito nel 2010. Nelle sue pagine si parla dell’inesorabile successo degli e-book e del fatto che nel giro di 5 anni (massimo) gli editori avrebbero spostato tutti gli investimenti su testi interattivi conditi la link e video. La carta sarebbe sparita, il mondo sarebbe cambiato. Il mondo infatti è cambiato, ma i libri si continuano a leggere, nonostante che già nel 1889 un saggio di Philip Hubert sull’Atlantic Monthly prevedesse, a proposito del diffondersi del fonografo, che “molti libri e molte storie potrebbero non vedere affatto la luce… arriveranno nelle mani dei loro lettori, o meglio ascoltatori, come fonogrammi”. Davvero? Il futurologo austriaco Matthias Horx spiega che il desiderio di possesso, quello naturale dell’uomo che si ha tenendo in mano delle pagine fisiche, fa crescere l’attenzione, e non si spiegherebbe infatti la necessità di continuare ad usare le stampanti. E dunque i libri non sono morti, i giornali (per fortuna) non si sono estinti: soffrono ma continueranno a vivere. E dipende solo da noi decidere come. Non è internet quindi a renderci stupidi, siamo noi a volerlo diventare. Non è colpa della tecnologia ma del suo uso, e l’uso è tutta una nostra faccenda.

E quindi, alla fine: cosa augurarci per il 2017? Tante nuove invenzioni interessanti che ci faranno sentire meglio, ma soprattutto la saggezza che faccia scrivere a Carr una nuova edizione del suo libro. Perché internet, solo volendolo, ci può rendere più intelligenti. Buon anno.

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