E se ora, con la crisi, gli imprenditori iniziassero a capire?…

Negli ultimi giorni ci sono state due prese di posizione da parte di importanti esponenti dell’imprenditoria italiana e, più specificamente, del mondo confindustriale. Le responsabilità e le connivenze storiche delle rappresentanze sindacali italiane sono ben note: sia per quanto riguarda i lavoratori, sia per quanto riguarda le imprese. La storia economica di questo Paese sarebbe stata ben diversa se, nel corso dei decenni, i vari presidenti succedutisi alla guida della principale tra le organizzazioni delle imprese (da Giovanni Agnelli a Guido Carli, da Luigi Lucchini a Luigi Abete, e via dicendo) non avessero dato il loro contributo alla costruzione del ...

Né partitismo, né leaderismo. Quando la politica riparte dai fatti

Nel corso degli ultimi anni il nostro sistema politico ha visto il definitivo declino di un modello, quello del partito organizzato, che ormai fatica a sopravvivere anche a sinistra. I militanti del Pd si trovano infatti alle prese con un’organizzazione che sul piano strutturale assomiglia sempre più alla vecchia Dc, che era una coalizione di correnti a guida personale (andreottiani, fanfaniani, dorotei ecc.) assai più che una struttura di singoli militanti determinati a operare verso un comune obiettivo. Il partito moderno – delineato un po’ ovunque copiando il modello della Spd tedesca – declina perché la politica italiana si definisce sempre più ...

Tre libri, una ministra e vecchi tabù

Era facile prevederlo. Sono bastate poche ore dal momento dell’insediamento e la neo-ministra agli Affari esteri, la radicale Emma Bonino, ha subito riaffermato la già più volte asserita necessità di procedere velocemente verso gli Stati Uniti d’Europa, sulla strada tracciata da Altiero Spinelli e altri. Anche se Bonino e il suo partito sono particolarmente determinati sulla questione, l’idea di sciogliere i vari Paesi europei in un’unica entità sovranazionale è condivisa da quasi tutto lo schieramento politico italiano. Solo pochissime voci non stanno nel coro e, quasi sempre, si oppongono a tale processo di centralizzazione per ragioni sbagliate: sulla base di argomentazioni ...

Le libertà locali e il diritto di rigettare il sovrano

Nelle ultime settimane ho ricevuto quattro libri, che ora sto leggendo un poco in parallelo. L’unico che già conoscevo, poiché l’avevo studiato molti anni fa e in lingua francese, è Pensare con le mani di Denis de Rougemont (Massa, Transeuropa, 2012), che ora è disponibile anche in traduzione italiana grazie all’impegno di Damiano Bondi, autore di un’interessante introduzione. Il libro – scritto nel 1936 entro un mondo dominato dalla ferocia di regimi disumani – riflette sulla persona umana quale nucleo di una resistenza essenziale di fronte al Potere, che per sua natura è intimamente totalitario.

  

Le Falkland si autodeterminano. Una bella lezione

Gli ultimi a votare – nelle scorse ore – sono stati gli abitanti delle isole Falkland. È stato un plebiscito e difficilmente sarebbe potuta andare diversamente. Ben 1.154 abitanti delle isolette sotto il controllo del Regno Unito, ma rivendicate dall’Argentina, hanno scelto Londra e solo 3 (tre) hanno optato per Buenos Aires. Ci si sarebbe sorpresi del contrario: date l’origine e la cultura degli isolani, ma anche la condizione miserevole in cui si trova l’economia argentina. La mossa del governo britannico è stata politicamente abile, ma è pure espressione di una logica e di una cultura che meritano grande rispetto.

  

Resistere e costruire nel tempo della barbarie

La vittoria del duo Grillo-Casaleggio porta con sé varie conseguenze: per il sistema politico e, più in generale, per le prospettive stesse della società italiana. In primo luogo, è chiaro che stanno venendo al pettine le conseguenze nefaste di decenni di predicazione avversa al mercato, al mondo industriale, alla finanza, al capitalismo. Nel cuore e nella mente dei “grillini” c’è la volontà di costruire un’Italia affrancata dal profitto e volta a indirizzare i comportamenti individuali verso stili di vita frugali: anche usando la forza coercitiva della regolazione pubblica. I militanti cinquestelle sono cresciuti, in questi anni di oscura militanza, leggendo ...

Sempre più vicino il voto sull’indipendenza del Veneto

Ieri molti cittadini veneti hanno lasciato la propria città e sono confluiti a Venezia. Hanno marciato con le loro bandiere, attraversato Dorsoduro e, infine, hanno formulato una richiesta molto semplice: quella di poter votare sull’indipendenza della loro comunità. Lungo le calli e nei campielli, dinanzi ai palazzi e alle chiese che si affacciano sul mare li ha uniti una convinzione: quella che le istituzioni pubbliche sono legittime solo se nascono dal consenso e se costantemente interpellano i cittadini.

  

Niente elezioni per “Forza Evasori”. Perché lo Stato è anti-giuridico

La lista “Forza Evasori – Stato Ladro” promossa da Leonardo Facco e dal Movimento Libertario non sarà sulle liste elettorali. Perché? Non per la difficoltà a raccogliere le firme, che pure ci sarebbe stata, e nemmeno per l’avversione di molti libertari al’idea stessa di presentarsi alle competizioni elettorali. Non ci sarà per una decisione del Ministero, che ha ravvisato che i termini contenuti nel simbolo potrebbero integrare vilipendio dello Stato e istigazione a delinquere. Non c’è da sorprendersi. La struttura dello Stato moderno, in Italia come altrove, è intimamente autoritaria poiché poggia su quella nozione di sovranità che non soltanto ...

Moralizzazione del potere pubblico e crisi degli Stati unitari

Da anni sono persuaso che disgregare gli Stati nazionali sia una strategia fondamentale per superare lo Stato nazionale e, di conseguenza, anche per iniziare a mettere in discussione il potere statale in quanto tale. La costruzione delle “nazioni” ottocentesche è stato un passaggio cruciale verso quel trionfo della sovranità che ancora oggi caratterizza la scena politica europea. Per un libertario, uscire da quelle trappole è un passaggio cruciale sulla strada che conduce a un ordine giuridico più rispettoso di tutti noi, perché caratterizzato da alta concorrenza istituzionale.

  

Un credente non può amare il potere dello Stato e la sua violenza

Come sottolinea Nicolás Gómez Dávila con la sua consueta precisione d’analisi, «il dialogo tra comunisti e cattolici è diventato possibile da quando i comunisti falsificano Marx e i cattolici Cristo». In questa prospettiva, il cattocomunismo è un marxismo dimentico di Marx e un cristianesimo svuotato, in cui la salvezza è immanente, l’individuo è annullato nella massa collettiva, la carità inutile, lo Stato onnipotente. La riflessione cristiana più autentica in tema di società, economia e politica è stata deformata solo a sinistra, ma pure a destra. E ne è una prova il distributivismo di autori del passato come Gilbert K. Chesterton ...
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