Un mio amico francese, qualche giorno prima del secondo turno, è stato lapidario: “non si può chiedere a una persona di scegliere tra la morte a causa della peste e quella a causa del colera…”. Ed è rimasto a casa, consapevole che probabilmente avrebbe vinto il peggiore, ma non più disposto a sostenere chi come – come Nicolas Sarkozy – aveva del tutto deluso ogni attesa di ampliamento delle libertà individuali e ogni promessa di riduzione della presenza dello Stato, rinunciando a difendere la proprietà e a ridurre la redistribuzione.

Come è noto, il voto individuale è (sostanzialmente) inutile. Nessuna competizione elettorale in una nazione anche di piccole dimensioni è mai stata decisa da un singolo elettore. Questo significa che quanti vanno alle urne sono spinti non già da un “calcolo”, poiché se fossero interamente razionali resterebbero a casa, ma semmai da una “passione”. Un tempo a dominare era l’odio per l’avversario, e molti votavano contro i “borghesi” o contro i “comunisti”. Poi per varie ragioni, e forse non ultima che si è scoperto che i borghesi sono spesso comunisti e i comunisti sono spesso borghesi…, quelle logiche sono saltate.

Il non-voto del mio amico francese, esattamente come l’atteggiamento del sostenitori del primo partito italiano (che è il partito dei “non votanti”), è espressione di un totale disamore verso un’offerta politica che permette soltanto di scegliere tra diverse forme di socialismo: progressista, nazionale, comunitarista, moderato, cattolico, moralista e via dicendo. Una politica che parla sempre di solidarietà e pratica la più cinica spartizione del bottino.

C’è allora una forte domanda di qualcosa di “altro”, prima che l’Europa si inabissi a causa dei debiti pubblici e della tassazione, e c’è bisogno che a questa domanda si sappia rispondere. Prima che il numero degli imprenditori suicidatisi non giunga alle stelle e il numero dei giovani che se ve vanno lontano cresca ancor più.

C’è soprattutto bisogno di una nuova consapevolezza culturale, perché spesso la stessa frustrazione non ha parole, concetti, visioni. È un disincanto verso le logiche del Potere che però non sa immaginare alternative. Anche se alternative – vie d’uscita, forme istituzionali liberali, politiche basate sul rispetto e sul contratto – esistono da tempo. A noi spetta il compito di costruirle. Bisogna insomma aprire un cantiere libertario e armarsi di coraggio.

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