In parte è comprensibile che, travolti da un’attualità economica assai cupa (che vede precipitare la Grecia in un baratro entro il quale potremmo presto trovarci in tanti), non vi sia una vera discussione pubblica sul tema dell’unificazione europea. Nell’emergenza che stiamo vivendo, ogni controversia teorica può apparire un po’ futile e, soprattutto, fuori luogo.

È però sempre il caso di tenere sempre a mente che la moneta unica è, essenzialmente, un progetto politico. L’euro è figlio della volontà di realizzare un’unione monetaria del continente, nella convinzione che questo passo possa creare uno stato di cose e un insieme di problemi destinati in qualche modo a spingere nella direzione, per usare una formula classica, di “un’unione sempre più perfetta”.

Sull’unione monetaria in quanto tale, quale scelta di carattere economico, si può discutere. Una moneta può anche essere sovranazionale, perché la sua qualità non dipende in primo luogo dal fatto di essere connessa a un potere nazionale oppure no. Una moneta buona è una moneta “di mercato”, e cioè apprezzata dagli utilizzatori. Il problema dell’euro, semmai, è che si tratta di una moneta puramente fiduciaria (fiat money) a corso legale, e quindi destinata a essere inflazionata per ragioni politiche. Esattamente come era successo nei decenni scorsi alla lira, alla dracma o al franco francese.

Ma il progetto di unificazione europea è qualcosa di assai meno equivoco della valuta della Bce. Se c’è un progetto intrinsecamente anti-europeo, questo è proprio quello condotto da quanti vogliono unificare l’Europa. Storicamente la grandezza dell’Europa è legata alla complessità istituzionale di un questo “piccolo” lembo occidentale dell’Asia, dagli Urali all’Atlantico, pr secoli diviso in un gran numero di città libere, regioni indipendenti, feudi, federazioni, piccoli regni, comuni rurali e leghe.

Quando si chiese per quali motivo il capitalismo fosse sorto in Europa, e le avesse permesso di diventare l’area di maggiore dinamismo del pianeta, Jean Baechler sottolineò come solo qui – solo in Europa – l’anarchia medievale aveva indebolito il potere, spezzettato in tante giurisdizioni autonome, e di conseguenza creato grandi spazi a mercanti, banchieri, artisti, predicatori, imprenditori, e via dicendo. (Sul tema, si veda questo interessante pezzo di Jim Peron.)

Purtroppo, oggi il progetto di unificazione dell’Europa è un tabù che non si può mettere in discussione. Ma una buona parte dei nostri problemi discende proprio da lì.

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