All’interno dell’universo variamente liberale e antistatalista si annunciano, per i prossimi sabato 9 giugno e sabato 16 giugno, due diversi appuntamenti “ai confini della politica”. Incontri in parte lontani negli intenti e nello spirito, nello stile e anche nei contenuti, ma non necessariamente in contrapposizione tra loro.

Uno – il 16 giugno – si terrà in una piazza di Venezia e con lo scopo di protestare contro l’Imu e una pressione fiscale ormai insopportabile; il secondo, invece, punta a far crescere il dibattito politico dell’area variamente liberale e, a Roma e una settimana prima, intende mettere in rete quei giovani che – variamente delusi dall’esistente – non si sono però ancora rassegnati ad assistere inermi alla disfatta della nostra società. In un caso abbiamo come protagonista il Tea Party, che – nonostante le molte pressioni subite – giustamente non intende diventare un movimento politico che si candidi alle elezioni; nel secondo caso, invece, abbiamo un’iniziativa marcatamente politica negli intenti che si è battezzata “Zero+” e vuole offrire un percorso a quanti (soprattutto tra le nuove generazioni) ritengono inaffidabili i soggetti politici esistenti.

L’iniziativa romana muove da questa presa d’atto:

“Siamo all’anno zero della politica italiana. Siamo all’anno zero della vita economica e sociale di un’Italia incerta, ma pronta a cambiare il proprio destino. Un’Italia che ha bisogno di una visione credibile di futuro e di un’iniezione di coraggio. Un’Italia che cerca nuovi protagonisti per la vita pubblica, giovani e meno giovani, e che chiede alle migliori risorse dell’attuale classe dirigente di accompagnare e favorire il cambiamento”.

Siamo qui per aprire le prospettive della terza Repubblica e vogliamo farlo raccontando e proponendo ‘cose nuove’. C’è da riaffermare una proposta politica autenticamente riformatrice, che offra a tutti noi un futuro di maggiore libertà e responsabilità individuale, più inclusione economica e civile, più competizione e merito, più opportunità per gli outsider, una società più forte ed uno Stato meno intrusivo nella nostra vita, più innovazione tecnologica e scientifica, più autonomia di scelta e sussidiarietà”.

Dove si terrà questa libera discussione di liberali, riformatori e “rottamatori vari” alla cui organizzazione stanno dando un significativo contributo – tra gli altri – Piercamillo Falasca e Claudia Biancotti? Ecco l’indirizzo: Domus Talenti, via delle Quattro Fontane 113. Il programma prevede che si inizi il 9 giugno alle 14 e si finisca alle 19 (ma non è escluso che la discussione possa proseguire nella notte).

 

Una settimana dopo l’incontro veneziano del Tea Party (No Imu Day) punta invece a fare affluire nel capoluogo veneto il maggior numero di persone disposte a manifestare, tanto pacificamente quanto convintamente, contro il problema cruciale della nostra società: il peso insopportabile dello Stato e, in particolare, il carattere oppressivo della pressione fiscale. La scelta del Veneto non deve essere stata casuale, se si considera che questa è l’area in cui più alto è il numero delle imprese che chiudono i battenti, degli imprenditori che si suicidano, delle aziende che si trasferiscono fuori dai confini (in Carinzia, ad esempio).

Il punto di raccolta dei manifestanti sarà – sabato 16 giugno, alle ore 14.30 – lo spazio del Campo San Geremia e la speranza degli organizzatori è che lì possa affluire un gran numero di persone determinate a protestare contro una politica, che ormai dura da decenni, volta sempre e solo a penalizzare la parte produttiva e a premiare quanti vivono di Stato e prebende pubbliche.

È chiara anche l’intenzione di porre al centro del dibattito politico di un Paese allo sbando – dove il primo partito è quello del “non voto” e la novità del giorno quell’altra versione del “non voto” che va sotto il nome di Beppe Grillo – i temi della libertà individuale, della lotta al fiscalismo, della tutela dei diritti dei singoli.

C’è molto fermento – nella rete e fuori di essa – da parte di quanti in questi ultimi due anni hanno animato la versione italiana del Tea Party: un insieme di giovani che ha provenienze politiche differenti, che talora (anche sbagliando) può avere riposto la propria fiducia negli attori politici dell’alleanza Bossi-Berlusconi e che ora sembra auspicare, un po’ come i giovani che si riuniscono a discutere a Roma, la nascita di qualcosa di veramente nuovo, coraggioso, libertario, rinnovatore. (E naturalmente non sto parlando dell’ipotesi di un ritorno alla politica da parte di Gerry Scotti…).

Conosco abbastanza bene alcuni dei ragazzi di Roma e Venezia, e so che al di là dei toni è assai di più ciò che li unisce rispetto a quanto li può dividere. Ma forse questi diversi gruppi animati da entusiasmo e voglia di fare – insieme al meglio dell’universo federalista e secessionista, del mondo cattolico che crede in “più società e meno Stato”, dei settori produttivi massacrati dallo statalismo – potranno diventare i co-protagonisti di un vero cambiamento solo se assisteremo a un autentico “big bang”. Solo, insomma, se sulle macerie della società italiana di un post-48 ormai condannato dalla storia saprà emergere qualcosa di veramente nuovo, autorevole, carismatico.

Diversamente, la speranza di una ricostruzione si affievolirà ancora di più.

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