È possibile coniugare Nozick e Ralws, Rothbard e Dworkin? La prima risposta, ovviamente, è no. Ma il recente volume di John Tomasi (Free Market Fairness, Princeton University Press, 2012, pagine 348) si pone proprio questo ambizioso obiettivo, quasi volendo chiudere una controversia tra liberali classici e liberals, tra libertari e interventisti che decollò a Harvard all’inizio degli anni Settanta e che da allora domina il dibattito interno alla filosofia politica: in America e fuori.

Per Tomasi, le libertà assicurate da un sistema di mercato sono fondamentali. Non ci può essere società libera senza mercato, senza proprietà privata, senza la facoltà di intraprendere. In questo senso egli si colloca all’interno di quel filone variamente definito libertario e/o liberale classico che esalta l’ordine spontaneo (contro la pianificazione) e la proprietà privata (contro la statizzazione della società). Ma da filosofo politico egli, con questo volume, prova a elaborare una teoria della giustizia che muova da una prospettiva liberale classica e riesca attraente anche agli egualitaristi di scuola rawlsiana.

La sua proposta è quella di una free market fairness. Ossia, un Rawls 2.0 aperto al mercato e alla concorrenza assai più di quanto non fosse quello che scrisse, nel 1974, A Theory of Justice. Egli battezza questa visione market democracy ed è interessante rilevare, però, come il riferimento al sistema politico rappresentativo lo collochi a pieno titolo tra quei teorici politici del nostro tempo di tradizione anglosassone che non hanno mai fatto veramente i conti con il potere statale e con i suoi “arcani”.

Com’era impossibile e fatalmente votato all’insuccesso il tentativo di Nozick di giustificare la nascita di uno Stato, seppur minimo, una volta attribuiti diritti naturali inviolabili ai singoli, egualmente non può che essere votata al fallimento questa  pretesa di conciliare l’inconciliabile. Tale “visione ibrida” – come l’ha definita Richard Arneson – è destinata a scontentare tanto chi considera cruciale assicurare a ogni uomo un determinato set di titoli e risorse, tanto chi invece ritiene che ogni persona vada protetta nel suo diritto ad agire e tutelata nei titoli di cui dispone legittimamente.

Avevo letto anni fa qualche testo di Tomasi, che insegna alla Brown University,  su comunitarismo e dirittodi secessione. Mi pare che oggi, con questo suo Free Market Fairness, il suo originario libertarismo si sia assai annacquato. Peccato.

(Nel frattempo continua  la meritoria iniziativa de “il Giornale” e dell’editore Liberilibri  per diffondere la cultura politica liberale, liberista e libertaria: le vendite stanno andando molto bene e speriamo che lo slancio non venga meno.)

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