Si è una conclusa giovedì 21 giugno, a Brescia, una breve serie di incontri organizzati dall’associazione “Diritto di voto“, recente sodalizio (è nato soltanto il 29 febbraio scorso) costituitosi per iniziativa di Mario Zanardini, Stefano Brunelli, Giovanni Gazza e altri amici con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza sull’opportunità di ampliare il ricorso alla democrazia diretta.

L’idea fondamentale è che sia giusto e opportuno dare il diritto di esprimersi alla cittadinanza anche su questioni fiscali (perché non mettere al voto l’Imu, ad esempio?) e internazionali (a partire dalla presenza dell’Italia nell’Unione europea). Ma nel manifesto che sta alla base dell’associazione “Diritto di voto” c’è soprattutto la richiesta di superare l’articolo 5 della Costituzione (l’Italia come repubblica “una e indivisibile”). L’idea è infatti quella di mettere ai voti i confini, permettendo ai tirolesi di votare in merito alla permanenza in Italia o all’adesione all’Austria, ma anche dando ai veneti o ai sardi la facoltà di conquistare la loro indipendenza. E su questo tema l’associazione ha anche lanciato una petizione on-line.

Nei tre incontri di Brescia l’associazione ha incontrato esponenti di formazioni politiche molto differenti (Movimento Cinque Stelle, Pro Lombardia Indipendenza, Popolo delle Libertà, Lega NordPartito Democratico, Unione Padana), chiedendo a ogni ospite di dare la propria lettura della situazione politica ed economia che stiamo vivendo e d’esprimersi in merito al “diritto di voto”.

Sono stati incontri interessanti. Vito Crimi (M5S) ha aiutato a capire le logiche dei grillini, mentre Giovanni Roversi (Pro Lombardia Indipendenza) ha presentato la strategia di questo nuovo movimento, che ha solo pochi mesi di vita. Mariachiara Fornasari ha difeso le ragioni dei “rottamatori” del Pdl, mentre Fabio Rolfi ha ricordato come a dispetto delle molte tribolazioni attuali il partito creato da Bossi continui a perseguire l’indipendenza del Nord. Nell’incontro conclusivo, inoltre, il democratico Claudio Bragaglio ha ribadito le tesi di un federalismo europeo ispirato dalla lezione di Spinelli, mentre Giulio Arrighini (Unione Padana) ha sottolineato la necessità di lasciarsi alle spalle l’esperienza leghista e rilanciare su basi diverse la battaglia autonomista e indipendentista.

Le serate hanno permesso di discutere della crisi in atto e delle possibili vie d’uscita, della redistribuzione da Nord a Sud che caratterizza il welfare all’italiana (basti tenere presente che ogni lavoratore lombardo disporrebbe di 11 mila euro netti in più all’anno se la Lombardia non fosse in Italia), della Svizzera come modello da studiare e approfondire. In molti è cresciuta la consapevolezza, affermata anche da molti degli scritti postati nel sito, che una società libera non può essere una gabbia. E che senza il diritto di secedere, quando lo si vuole, non ci può essere alcuna protezione dei diritti dei singoli.

Altre iniziative dell’associazione sono in cantiere per l’autunno (in più regioni), mentre un blog vivace sta crescendo giorno dopo giorno, ospitando interventi di Riccardo de Caria, Luigi Pirri, Paolo Amighetti, Cristian Merlo, Novello Papafava e altri.  La partenza è stata ottima e ci sono le premesse per  evoluzioni ancor più interessanti.

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