A destra come a sinistra, la politica è in larga misura pura e semplice demagogia. Non c’è occasione nella quale l’uomo politico non lisci il pelo della gente comune chiedendo tasse sui ricchi, denunciando i privilegi delle grandi imprese, accusando i poteri forti. Non è un caso se una vera stupidaggine come la cosiddetta Tobin Tax trova consensi in ogni settore, perché pochi si rendono conto che l’imposizione delle transazioni finanziarie non grava solo su quanti investono in borsa, ma sull’economia nel suo insieme.

A parole, sono tutti dei Masaniello. Ma nei fatti? Non proprio.

È significativo ad esempio che il governo Monti sembri fare melina sulle proposte formulate da Francesco Giavazzi, che ha proposto di abolire quaranta disposizioni e far risparmiare circa 10 miliardi di euro allo Stato, eliminando una pletora di aiuti e finanziamenti alle imprese. Non solo è perplesso il ministro Corrado Passera, ma è anche assai silente il Pd, che seppure sia erede del vecchio partito comunista non sembra affatto disposto a usare la scure contro gli aiuti di Stato alle aziende.

È vero che una parte rilevante di questi aiuti vanno ad aziende variamente statali e che il tradizionale statalismo della sinistra post-comunista porta molti a ritenere che vi siano sempre ragioni superiori (occupazionali, ambientali, redistributive, ecc.) a favore di queste ultime. Ma molte altre sono invece imprese privatissime con privatissimi azionisti. E perché i difensori degli oppressi non alzano la voce contro questo flusso di denaro che esce dalle tasche di tutti per finire nei bilanci delle aziende?

Lo stesso si può però dire per quanti a destra denunciano – un giorno sì e l’altro pure – il governo dei “poteri forti”. Ora che si offre, nel concreto, la possibilità di avere un po’ più di mercato e un po’ meno di assistenzialismo tutti però sembrano silenti. Come se il rapporto Giavazzi neppure esistesse. (Invece c’è ed è scaricabile qui http://www.lagazzettadeglientilocali.it/quotidiano/2012/200712/documento-giavazzi.pdf).

Eppure la strada da percorrere è ben nota: eliminare spesa pubblica ed eliminare, al tempo stesso, il gravame fiscale. Tutto il resto è solo benzina sul fuoco del disastro economico e sociale di una realtà italiana in declino.

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