È stata una giornata davvero un po’ particolare quella che si è vissuta, ieri (sabato 13 ottobre), nell’auditorium di Gallio – bellissimo centro dell’altopiano di Asiago – per iniziativa dell’amministrazione comunale e dell’associazione “Diritto di Voto”. Molti relatori appassionati e un pubblico che ha partecipato per ore e ore, accolto con calore dal sindaco Pino Rossi.

Per un’intera giornata si è ragionato sulle ragioni e sulle condizioni di quel voto referendario che potrebbe mettere nelle mani dei veneti o di qualunque altra comunità regionale la possibilità di decidere sul proprio destino: dentro l’Italia o al di fuori. Ed è stato un viaggio che ha attraversato la filosofia politica, il diritto costituzionale, la storia, le relazioni internazionali e molto altro ancora per giungere alla conclusione che, nel mondo d’oggi, nulla e nessuno può impedire a una comunità – se solo lo vuole – di progettare il proprio futuro e darsi istituzioni adeguate alle proprie esigenze.

Se qualcuno all’interno della dirigenza politica del Veneto ha pensato che – nonostante il diritto internazionale e quello comunitario, e soprattutto nonostante quelle ragioni che ben al di sopra del diritto positivo – qualche norma di legge vecchia di decenni bastasse a ignorare il confronto con la società civile, ieri è stata eliminata ogni via d’uscita. Hic Rhodus, hic salta. E nei prossimi giorni – quando nel Consiglio regionale veneto si affronterà un dibattito sul referendum consultivo in materia di indipendenza veneta – si vedrà chi crede nei diritti dei veneti e chi, invece, non ha a cuore la loro libertà.

Dopo le tante parole dette e sentite ieri, è sicuro che nei presenti si è consolidata la convinzione che – per usare le parole di Thomas Jefferson – “la mani dei morti non possono disporre dell’esistenza dei vivi”, e che quindi qualsiasi legge, trattato o costituzione davvero possano ben poco di fronte a uomini consapevoli dei propri diritti e che li rivendicano con determinazione e civiltà, individuando percorsi di liberazione che siano al tempo stesso pacifici e rispettosi del prossimo.

Nella giornata di ieri, la guest-star è stata Oscar Giannino, che pur preso da mille impegni (e protagonista nel pomeriggio di una manifestazione – a Padova – a cui hanno preso parte più di mille persone), egualmente non ha voluto mancare: presentando con grande franchezza il proprio progetto politico alla platea di quanti, sull’altopiano, si erano raccolti per ragionare ore e ore su come dare vita a un Veneto libero e indipendente.

L’esponente di “Fermare il declino” ha focalizzato l’attenzione sulla minaccia (ormai davvero imminente) di un’Italia commissariata dal Fondo monetario internazionale, dall’Unione europea e dalla Banca centrale. In effetti, è più che concreta l’ipotesi di un Paese costretto a subire i diktat di una tecnocrazia spietata e incapace di cogliere il nesso tra libertà e crescita, tra civiltà e riduzione del potere statale. Le parole del direttore di Chicago-blog hanno fatto scorrere un brivido lungo la schiena a molti dei presenti, probabilmente divisi – alla fine – tra chi ha in parte apprezzato la proposta di un’alleanza contro il centralismo sempre più aggressivo e chi invece è stato un po’ deluso, dal momento che non ha sentito una parola chiara in merito al tema della giornata: il diritto a votare sulla ridefinizione dei confini, anche se questo può voler dire la nascita di una piccola comunità politica indipendente, di un Veneto totalmente affrancato, di una Serenissima 2.0.

Questo tempo di devastazioni economiche e sociali impone una propria agenda. Difficile negarlo. La tribù di sognatori e visionari raccoltasi a Gallio ha cercato, però, di guardare l’infinito che sta oltre la siepe, provando a immaginare l’Europa di domani nel momento in cui ci si appresta ad assistere a grandi rivolgimenti in Spagna e nel Regno Unito, dove l’ipotesi secessionista è al centro del dibattito: e questo in una fase storica nella quale la crisi dei debiti sovrani svela tutta la fragilità dello Stato moderno e, di conseguenza, durante la quale si assiste alla dissoluzione (nel cuore e nelle menti) di ogni forma di retorica nazionalista o di ogni spirito patriottardo inculcato a forza.

E non è detto che i sognatori siano sempre meno concreti dei realisti, se si considera che alla strada verso la schiavitù intrapresa dalla Bce, pronta ad acquisire i titoli di un Club Med prossimo al fallimento, essi hanno opposto un Veneto ben determinato a gestirsi con oculatezza, a “tenere bene in ordine il proprio cortile”, a sistemare i conti e tagliare le spese. Se l’Europa muore d’irresponsabilità, un Veneto orientato all’indipendenza è un Veneto che domanda di poter rispondere delle proprie scelte e dei propri errori. Quando la casa crolla e si esce dai tempi ordinari, soltanto i più coraggiosi e quanti sono dotati di più immaginazione sono veramente in sintonia con i tempi.

In questo senso, è possibile che la crisi obblighi a compiere scelte gravose: e nel momento in cui il Veneto potrà riottenere  la propria libertà, non è escluso che – nel corso del negoziato che porterà all’indipendenza – gli sarà chiesto di pagare un riscatto assai alto e che debba perfino farsi carico di una quota rilevante del debito pubblico italiano. Esattamente come, in seguito, toccherà alla Lombardia, al Piemonte e alle altre aree del Nord. La libertà ha un prezzo e se in passato la si otteneva morendo e uccidendo (secondo Thomas Jefferson, l’albero della libertà doveva costantemente essere innaffiato con il sangue dei tiranni e degli eroi), ora forse la si potrà ottenere mettendo mano al portafoglio. Ma saranno soldi ben spesi, perché serviranno a convincere i partner europei che si intende fare sul serio e, soprattutto, essi aiuteranno a porre su basi istituzionali completamente nuove le diverse economie dell’Italia: variamente danneggiate da un prelievo fiscale mostruoso o, al contrario, da una spesa pubblica dissennata che arricchisce imprenditori corrotti, politici senza scrupoli e mafie sempre più forti.

Non sappiamo nulla, naturalmente, su come avrà luogo l’uscita dalle gabbie del nazionalismo ottocentesco e dalle sue istituzioni. Ma di questo ieri si è discusso con serietà, ricordando a tutti che quando si violano alcuni principi fondamentali (a partire dalla libertà di scegliere con chi si vuol convivere e su quali basi) quello che ne deriva può essere soltanto un disastro.

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