Veneto: la nostra Catalogna?
Ne ha parlato perfino la televisione cinese, in un suo programma informativo. Ma la questione è stata ampiamente trattata pure dai media britannici, iraniani, spagnoli, americani, russi, sloveni, ungheresi, turchi, polacchi e via dicendo. L’elenco sarebbe davvero lungo (è comunque disponibile qui), anche se per ora l’informazione italiana ha preso sotto gamba la mobilitazione popolare che nelle ultime settimane ha fatto crescere un movimento veneto per l’indipendenza sempre più forte, determinato, collegato a pezzi di istituzioni, capace di dialogare e ormai sempre più lontano da vecchie antipatie.
I media italiani continuano a ignorare questo Veneto che vuole l’indipendenza, ma forse è meglio così. Tanto più che quando saranno chiamati a votare sul loro futuro, saranno i veneti a decidere che fare: il resto dell’Italia dovrà assistere e, in un secondo tempo, negoziare le condizioni del distacco. Ma tutto lascia intendere che quello che fino a poco tempo fa sembrava un progetto impossibile, ormai è a pieno titolo nell’agenda politica dell’area più inquieta del Paese.
Intanto domani, a partire dalle ore 14, molti si ritroveranno fuori dalla sede del Consiglio regionale, a Venezia, per sostenere l’iniziativa avviata da Indipendenza Veneta (e che ora è appoggiata anche da altre realtà indipendentiste) affinché si proceda a un referendum che indichi con chiarezza quale è la volontà degli abitanti di questa comunità e avvii un processo di distacco dall’Italia. Nei giorni scorsi sono state presentate molte migliaia di firme e poi, a quanto pare, quindici consiglieri hanno sostenuto tale richiesta, raggiungendo quel quorum del 25% necessario a indire un consiglio con tale tema all’ordine del giorno. Nel frattempo si assiste a una mobilitazione costante e così, dopo marce nelle calli e convegni di studio, per domani (mercoledì 17 ottobre) è prevista questa manifestazione fuori dal Consiglio regionale. Si chiede di poter votare sulla propria libertà: di non negare insomma ai veneti il diritto di voto, il diritto di costruire il proprio futuro, il diritto di decidere quali istituzioni darsi.
Il Veneto è destinato è diventare la nostra Catalogna? Sembrerebbe proprio di sì.

@ Marek Fogiel. Grazie per il commento: assai interessante e istruttivo. Mi trovo d’accordo su molto, eccetto che sull’idea di non favorire i movimenti disgregatori e, anzi, costruire un grande Stato europeo. Vede, io penso che l’ultimo parte del suo commento – dedicato a Montecarlo – sia forse la migliore replica alle sue stesse tesi. Quello che vorrei contribuire a realizzare è proprio un’Europa di piccole realtà in concorrenza tra loro, gestite con semplicità e a diretto contatto con i propri cittadini-clienti, obbligate a evitare ogni chiusura doganale e chiamate ad aprirsi al mondo. Mentre l’Europa è un progetto statalista di ceti politici dirigisti che vogliono chiudersi a bozzolo, qui si tratta di far rinascere le libertà locali che hanno fatto grande, nei secoli passati, l’Italia e l’Europa. Quello che c’è di straordinario nel Suo Paese d’adozione, l’Italia, è propria la ricchezza di città come Genova, Siena, Firenze, Milano, Ferrara, Mantova, Arezzo ecc. ognuna delle quali ha avuto per secoli una storia di autogoverno e libertà. Oggi Monaco è un’eccezione, ma un tempo era la regola. Ecco: disgregare l’Italia liberando il Veneto deve essere il primo passo verso questa Europa fedele al suo pluralismo e nemica di ogni statalismo, di ogni nazionalismo, di ogni chiusura.
Salve,
Ho cercato notizie su di Lei, dopo aver letto l’articolo di qualche giorno fa’ sull’Giornale (Non bastavano le imposte, che gia’ paghiamo).
Quel articolo mi ha colpito, perche’ Lei mi ha “tolto di bocca” cose, che nel mio privato sto dicendo da tempo.
Prima, un po’ di background personale – sono nato e cresciuto in Polonia, a 17 anni andai a studiare in Gran Bretagna, a 20 ritornai per rovesciare il regime, a 22 sono scappato in Italia ed ho chiesto l’asilo politico. Dopo 30 anni passati a Milano a lavorare nel mondo delle banche d’investimento, sono stato spinto di mettermi in proprio, e da quattro anni mi trovo a cercare fortuna nel Principato di Monaco.
Ho vissuto in 4 paesi e 3 sistemi politici, e forse per quello, che ho sviluppato una certa sensibilita’ nei confronti dello stato dove mi capita di risiedere.
Dal punto sentimentale sono legato maggiormente alla Polonia e Italia, ma mentre in Polonia sta accadendo l’ennesimo miracolo nella storia di quella nazione – cioe’ presenza di un governo, che miracolosamente continua a riuscire di evitare i macroscopici errori gestionali, l’Italia appare come un Titanic, che si e’ scontrato con il suo iceberg.
Ho deciso di scriverLe queste righe, perche’ sono stupito, che in Italia non ci sia nessun partito politico, e nemmeno gruppo di pressione o think tank, in grado di trovare la volonta’ di dire l’ovvio ai cittadini: lo stato Italiano ha fallito la sua missione in maniera piu’ totale.
Invece di inventare nuove tasse o cercare delle finte riforme, Italia avrebbe bisogno di ripartire in maniera completamente nuova.
Ricordo, quando Gorbaciov decise di attuare la perestrojka – ha chiamato degli economisti, e ha chiesto come doveva cambiare il prossimo piano quinquennale, per far si, che la prosperita’ arrivi in Unione Sovietica. Non capiva nemmeno, che l’introduzione di libero mercato e prezzi che riflettono la domanda e offerta fosse la condizione base per ripristinare un minimo di normalita’.
Il modello della democrazia, nel quale i partiti corrompono la popolazione con elargizione di spesa statale spesso generata attraverso il debito pubblico, e’ morto, ed e’ stato denudato in questa crisi.
I cittadini dovrebbero riflettere a fondo, quali sono le mansioni indispensabili, che lo stato deve assolvere, e dovrebbero stabilire dei limiti sia nella tipologia, che nella percentuale sul PIL, della presenza dello stato nella vita dei cittadini. Tali vincoli, dovrebbero essere inclusi nella Costituzione, alla pari dei tetti di spesa pubblica, che si sta introducendo di recente nei vari paesi.
Ho notato, che ha in mente di far distaccare il Veneto dall’Italia. Credo, che sia troppo, o troppo poco. In realta’, agli occhi della mia esperienza personale, non ci trovo niente di particolarmente utile nell’esistenza degli stati nazionali. L’Europa mi appare come un’entita’ ideale per contenere una struttura che si incarichi di costruire le autostrade e difendere le frontiere. Sarebbe ora di abolire la babele di leggi nazionali a favore di un solo sistema legale e giudiziario, un solo sistema scolastico e fiscale, insomma, di adattare la struttura amministrativa alla realta’ economica, che con la moneta unica, sta integrando i vari paesi con i fatti di mercato.
Quello che e’ piu’ importante, bisognerebbe far capire alla gente, che l’unica fonte di crescita organica e’ la persona stessa, l’individuo. Favorire lo sviluppo e il lavoro produttivo degli individui, e’ il vero scopo della societa’, di conseguenza sia il sistema scolastico/universitario, che il mondo del lavoro dovrebbero essere illuminati dal doppio principio: massima diffusione ( scolarizzazione universale, barriere minime per fondare un impresa) e un quadro normativo, che favorisca l’eccellenza ( borse di studio e premi per la ricerca, tassazione lineare).
In una conversazione al bar a Nizza, con un connazionale, siamo inevitabilmente scivolati sulla domanda delle domande: come far ripartire l’Italia ?
Io ritengo, che il vero tesoro degli Italiani, sia il loro ingenio. Non ho mai visto tanto ingenio al livello produttivo (vedasi il Veneto), e nemmeno al livello criminale (vedasi la Camorra)come in Italia. Nel confronto con gli Italiani, i Francesi dormono in piedi ( e lo fanno solo 7 ore al giorno).
Se lo stato facesse un paio di passi indietro, l’Italia ripartirebbe da sola.
Alla domanda, quale sarebbe la cosa piu’ urgente da fare in Italia oggi, risposi: la riforma del sistema giudiziario. Senza la giustizia che funzioni, che sia imparziale, e senza lo stato che sia disposto ad applicare le proprie leggi, non si possono realizzare riforme liberali,non solo per mancanza della certezza di diritto, ma anche per paura che non si riesca ad applicare le regole di salvaguardia contro i soggetti dominanti, che emergerebbero inevitabilmente nel gioco di libero mercato.
Spero, che qualcuno in Europa cominci a parlare questa lingua. Personalmente, mi trovo estremamente soddisfatto del paese, dove risiedo oggi, e penso, che potrebbe essere preso come esempio anche da entita’ piu’ grandi. L’efficienza dell’amministrazione locale e’ leggendaria, qui conoscono ogni casa e ogni metro quadrato del proprio territorio, e i problemi vengono risolti in tempo reale. Forse, la ragione sara’, che Monaco, piu’ che un paese e’ una corporazione. Il fatto e’, che vivo qui il massimo paradosso della mia vita: non c’e’ mai stato un paese dove mi sentissi cosi’ libero, e mi trovo dentro una Monarchia assoluta.
Marek Fogiel
P.S. Hanno votato per portare la discussione in Consiglio Regionale 42 consiglieri su 60, contro i 15 richiesti dallo Statuto; hanno votato in massa la maggioranza LN-PdL e gli autonomisti/indipendentisti, ma anche i partiti di centro e sinistra; senza firmatari credo ci sia solo il PD.
Andrea, non dire “fregnacce” (come direbbero i romani):
1) il Veneto, in 146 anni, ha espresso ben 2 primi ministri, altro che “superiore al proprio peso demografico”; tacciamo poi della provenienza di prefetti, magistrati, poliziotti/militari, insegnanti, burocrati (si obietterá che alcuni di loro sono/erano di grande valore: cosa vera anche nelle amministrazioni coloniali);
2) esatto, il Veneto é discriminato negativamente (la Catalogna, come Trento e Bolzano, positivamente);
3) non confondere partiti e sentimenti; da alcuni anni escono sondaggi scientifici ed ufficili, i quali concordano nel dare entro il 50-60% l’eventuale “sí” ad un referendum sull’indipendenza del Veneto; tale distinzione é ben evidente in sondaggi come questo: http://www.venetostato.com/wp-content/uploads/2012/01/sondaggio-veneto-stato.pdf
Risposta al commento di iván.
Non conosco nessun/a catalano/a che no parli/legga/scriva il castigliano tanto bene quanto il catalano. Questo é un dato di fatto che dimostra il pieno bilinguismo. Con le illazioni si fomenta solo l’ignoranza, una strategia, questa sí, cara ai regimi totalitari.
Io sono catalano, e vorrei dare il mio parere onesto. Il popolo della Catalogna, al momento, per lo più credevano che il modo federale o confederale essere pari con la Spagna hanno chiuso tutte le porte da Madrid. Trattamento fiscale ingiusto screditare qualsiasi progresso di investimento come il corridoio ferroviario del Mediterraneo approvato Bruseles, i tentativi sempre più evidenti a hispanicised nostre scuole e dei nostri costumi e tradizioni. Tutto questo ha portato il popolo di Catalogna a intraprendere il percorso di separazione dalla Spagna. Si tratta di un percorso che può essere molto difficile. Continuare le minacce economiche e militari da parte del governo spagnolo. Possibilità di perdita di adesione all’Unione europea e rimase isolato per diversi anni. Ma vi è una crescente sentimento popolare e il “non più” … e tutto questo perché da quando il governo centrale ha voluto ascoltare o prendere in considerazione i fatti che differenziano catalani e baschi, e ora arrivare a questo punto di non ritorno. Non è che la stessa cosa accade con il Veneto, ascoltarti, capirti e accettare voi come voi e ogni paese vuole essere.
Soc catalá, i em permeto aportar le meva modesta opinió. El poble de Catalunya, en aquests moments, creu majoritariament que al camí federal o confederal de igual a igual amb Espanya se l’hi han tancat totes les portes desde Madrid. Tracte fiscal injust, menysprear qualsevol inversió de progres tal com el Corredor Ferroviari Mediterrani aprovat per Bruseles, intents cada cop mes descarats d’espanyolitzar les nostres escoles i les nostres costums i tradicions. Tot aixó ha portat al poble de Catalunya a empendre el camí de la separació d’Espanya. Es un camí que pot esser molt dur. Amenaces continues tant economiques com militars per part del govern espanyol. Possibilitat de perdre la pertinença a la Unió Europea i de quedar aillats durant alguns anys. Pero existeix i creix el sentiment popular del “aixó s’ha acabat”… i tot perque desde el govern central mai s’ha volgut escoltar, ni tenir en compte els fets diferencials de catalans i bascos, i ara s’ha arrivat a aquest punt de no retorn. Que no vos passi el mateix amb el Veneto; escolteu-vos, compreneu-vos i accepteu-vos com cada pais es i vol esser.
Interesante el artículo de Lottieri. Sólo una pequeña puntualización para algunas de las opiniones de los lectores… El castellano/español, la lengua común de los españoles, ha sido literalmente “erradicado” de la vida pública en Cataluña. La administración regional y local sólo proporciona documentación en catalán. La escuela no es bilingüe en absoluto: la lengua vehicular única en la escuela, en el liceo, en la universidad… es el catalán y el español apenas una materia, a modo de “segunda lengua”. Se multa a los establecimientos que rotulan en español. En fin… un panorama totalitario difícil de entender fuera de Cataluña donde el español sigue siendo la lengua materna y de uso del 53% de la población.
Vivo a Barcellona da un po, ed ho vissuto di prima persona la manifestazione e gli eventi che hanno portato alla sua materializzazione. Catalogna é fatta di realtà politiche differenti che coprono l’intero spettro democratico. Molte di loro condividono una politica non solo economica ma anche e soprattutto culturale. Tutte queste forze hanno concorso ad un processo di recupero e formalizzazione di lingua, tradizioni, educazione durato decenni. La autonomia fiscale sembra piú che altro essere la goccia del trabocco. Un esempio per tutti, la scuola pubblica é bilingue (catalano e castigliano) dal nido all’università, già da molti anni. Cosa si sta facendo nelle regioni d’Italia (Veneto incluso) perché chi parla “dialetto” non si senta sottovalutato, perché si rompa l’equazione “dialetto” (di fatto alcuni “dialetti” tra cui il Veneto sono riconosciuti come lingue dalle NU) = mancanza di scolarizzazione? Di fatto, nonostante la mia lingua materna sia il Veneto sono rimasto “analfabeta” in essa ed incapace di scriverla. Credo che la variabilità politica e la ricchezza culturale siano imprescindibili per costruire una identità. Elementi che troppo spesso sono lasciati al margine in favore di argomenti basati su semplicistiche statistiche economiche. La strada é lunga..
Mah, veramente pare proprio di no:
1) La Catalogna, in 300 anni di storia unitaria Spagnola, ha espresso un (1) solo ministro del Regno, il Veneto ha espresso una proporzione della classe dirigente romana (ministri, primi ministri e sottosegretari) superiore al proprio peso demografico, quindi parlare di “dominazione italiana” è ridicolo;
2) Il Veneto ha uno statuto ordinario, quindi è soggetto alle stesse leggi di Lombardia, Toscana e Puglia, mentre la Catalogna ha oggettivamente un trattamento fiscale discriminatorio;
3) …e più importante: In Catalogna gli indipendentisti sono davvero tanti, anche se poi alla prova dei fatti molti pensano che andrà a finire come in Quebec, mentre in Veneto tutti i sondaggi condotti con rigore scientifico e non in stile grida da blog, confermano che il “Veneto stato” è aspirazione di una piccola minoranza.
Grazie Carlo. A onor di cronaca l’iniziativa del 17 e’stata guidata da Veneto Stato e quella del 6 da Indipendenza Veneta. Ma prendo atto che ormai e’ irrelevante fare distinguo. Un bel miracolo di questi giorni e’infatti che finalmente vedo tutti gli indipendentisti veneti lavorare in sincronia, cosa che chi mi conosce sa bene quanto mi stia a cuore. Oggi sono stato al congresso annuale dello SNP di Perth in Scozia. Persino un mese dopo si ricordano ancora tutti della marcia trionfale dei cento veneti ‘rossi’ (avevamo fatto fare delle felpe apposite) con il Gonfalone. Salmond mi disse di aver riconosciuto subito le nostre bandiere. E’ proprio cosi’ come dici tu. Tutto il mondo parla del Veneto come della nuova Catalogna. Solo i media italiani non sembrano essersene accorti. Ma in fondo era cosi’ anche per molti giornali e TV di stato della Germania comunista a fine agosto del 1989. Il 9 novembre sarebbe crollato il muro piu’ importante del ventesimo secolo. Il giorno dopo quei giornali non esistevano piu’. La Storia e’ feroce con chi ha i tappi nelle orecchie e i paraocchi forzati! Giovanni Dalla-Valle
Coordinatore delegazione Veneta Marcia di Edinburgo, portavoce europeo di Veneto Stato e membro dello Scottish National Party
[...] Italia tutti hanno fatto finta di non vedere (“Veneto: la nostra Catalogna” titola con un post ad hoc Carlo Lottieri). Son sicuro che nei prossimi mesi i Paesi Baschi si muoveranno nella stessa [...]
Sulla stessa scia del bellissimo articolo di Carlo Lottieri, segnalo quello di Gianluca Busato, di IndipendenzaVeneta: http://indipendenzaveneta.net/la-nuova-repubblica-veneta-e-gia-sorta-nei-nostri-cuori/
La strada giusta, anche come mentalità, sembra davvero essere stata imboccata. Avanti!
Il quorum, a questo punto, pare proprio esserci. Il primo passo è fatto. Ora bisogna proseguire su questa strada. http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Veneto/Indipendenza-Veneta-superato-il-quorum-per-discutere-la-risoluzione-indipendentista_313797894646.html
Veneto Indipendente: “una soluzione ineluttabile” (BepinSegato, teorico dei Serenissimo)
SerenissimiSaluti