“Parliamo ancora di Kant, questa volta in rapporto alla sua visione del diritto di proprietà. Siccome per Kant ogni diritto ha una derivazione politica, anche quello di proprietà non potrebbe esistere senza un “patto sociale”.

Di primo acchito, sembra più liberale di Rousseau perché ammette la proprietà, cosa che il francese detesta, ma la fa istituire dallo Stato, che poi ne stabilisce ad arbitrio il contenuto (questa è proprio la situazione odierna in cui la proprietà è solo una gentile e temporanea concessione, continuamente regolamentata dall’apparato).

Come può intanto il razionalissimo Kant sposare con entusiasmo le formule mistiche di Rousseau (contratto sociale, volontà generale) e soprattutto come può non capire che un colono che dissoda per primo un pezzo di un’isola, oppure che cattura una cavallo selvaggio e lo addestra, acquisisce una proprietà che deriva dal suo lavoro creativo indipendentemente da qualsiasi “iscrizione al catasto”? Perché secondo te il diritto di proprietà o è un diritto naturale pre-politico o perde di significato?”

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