Si terrà nuovamente a Lugano, il 24 e il 25 novembre, la riunione dei movimenti politici e dei gruppi di iniziativa culturale d’ispirazione libertaria provenienti da vari Paesi che ovunque cercano di promuovere le ragioni della proprietà privata, del mercato e della concorrenza, contro un potere statale sempre più invadente e oppressivo. E così tra qualche settimana, in quel piccolo pezzo di Lombardia che – grazie agli accidenti della storia e alla stessa saggezza della popolazione – è riuscito a evitare i peggiori disastri della vicenda italiana (dalle guerre mondiali fino allo sfascio economico e sociale dei nostri giorni), militanti libertari dei cinque continenti si troveranno per ragionare su cosa sia meglio fare, e dove sia più opportuno concentrare le proprie energie.

Anche stavolta ad animare l’iniziativa sono Leonardo Facco, amministratore delegato del Movimento Libertario, e Rivo Cortonesi, un ticinese di origini senesi che nelle scorse ore ha bene espresso bene il senso dell’iniziativa di Interlibertarians in una bella intervista rilasciata a un sito internet della Svizzera italiana. Cortonesi da tempo si batte per convincere i propri concittadini elvetici, e non solo, sulla necessità di sposare le tesi della scuola austriaca dell’economia e della concorrenza istituzionale, valorizzando una tradizione che anche in Svizzera, purtroppo, da tempo sta arretrando. La riunione di quest’anno, intitolata “Libertarians in the political arena. How can libertarians gather consensus to influence or change the existing state institutions?”, vuole proprio creare un momento di confronto all’interno del militantismo liberale e libertario, anche con l’obiettivo di valutare azioni coordinate su scala internazionale.

Come è nello spirito di queste iniziative, vi sarà un confronto non tanto e in primo luogo sugli obiettivi, quanto invece sulle strategie.

Taluni libertari ritengono prioritaria un’opera di azione culturale e altri giudicano ormai opportuno far nascere iniziative imprenditoriali che traducano in realtà concrete (città libere, monete private ecc.) le tesi più care a questi innamorati della libertà. Nell’ambito politico, vi è poi chi ritiene necessario dare vita a partiti politici di cristallina ispirazione libertaria e chi, al contrario, giudica assai più saggio entrare in partiti non propriamente libertari, condizionandone l’azione. In America – dove il movimento libertario è più consolidato e forte che altrove – tutte queste stretegie sono perseguite, da soggetti diversi, al tempo stesso. E così abbiamo gruppi intellettuali che fanno una pura promozione  delle idee (come il Mises Institute e molti altri think-tank di analoga ispirazione) e altri che invece cercano di condizionare maggiormente la vita politica (il Cato Institute, in particolare), politici che militano nel Libertarian Party (Gary Johnson) e altri che hanno fatto sviluppare un forte movimento libertario all’interno del GOP (Ron Paul), intraprendenti innovatori che hanno provato a sconfiggere il monopolio monetario (Bernard von NotHaus e il suo Liberty Dollar) e altri che vanno progettando la costruzione di città private nelle acque extra-territoriali (Patri Friedman) o in aree ottenute per via contrattuale da qualche Stato, come si è tentato di fare recentemente in Honduras. Non manca neppure – si pensi al progetto condotto dal movimento Free State Project  – chi in America si trasferisce nel New Hampshire, individuato come la regione più promettente e su cui è il caso di scommettere (e in effetti oggi vi sono già 12 libertari su 400 deputati all’interno del parlamento di questo picco Stato della East Coast).

Vi è poi, naturalmente, chi insiste sulla necessità di fare tutto il possibile per sostenere i processi disgregativi degli Stati nazionali, appoggiando ogni movimento secessionista – purché di carattere pacifico – e favorendo quindi una moltiplicazione delle giurisdizioni che riduca il parassitismo e ampli la possibilità di scelta per tutti e crei un’ampia concorrenza istituzionale. Non è un caso, tra l’altro, che oggi i movimenti indipendentisti siano sempre più liberali e sempre meno nazionalisti, sempre più improntati al dialogo e sempre meno preda di logiche populiste e demagogiche.

A Lugano si discuterà di questo e di tanto altro. Nella speranza di contribuire a costruire un’Europa e un mondo un poco più liberi.

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